lunedì 20 agosto 2012
Io ero qui
Comunque, questo preambolo era per introdurre il testo di oggi. La cantante Beyonce, infatti, ha rilasciato il video di "I was here" per questa giornata.
"Voglio lasciare le mie orme sulle sabbie del tempo / So che c’è qualcosa che, qualcosa che / Ho lasciato alle spalle / Quando lascerò questo mondo, me ne andrò senza rimpianti / Lascerò qualcosa da ricordare / Così non mi dimenticheranno / Ero qui … / Ho vissuto, ho amato / Ero qui …/ Ho fatto, ho fatto, tutto quello che ho voluto / Ed è più di quello che ho pensato sarebbe stato / Lascerò il mio segno, la mia anima, tutti sapranno / Che ero qui … / Voglio dire che ho vissuto ogni giorno, fino a quando sono morta / Tu sai che sono stata qualcosa nella vita di qualcuno / I cuori che ho toccato, saranno la prova che lascio / Che ho fatto la differenza, e questo mondo lo vedrà. / Voglio solo che essi sappiano / Che ho dato tutta me stessa, ho fatto del mio meglio / Portato qualcuno alla felicità / Ho fatto vivere meglio il mondo solo perchè… / Ero qui…"
La domanda che sorgerebbe spontanea è: "che c'entra questo con la Giornata?". La soluzione dell'enigma è nel video ufficiale del video, che inizia dicendo: "Un giorno, un messaggio, un obiettivo. Per ispirare le persone di tutto il mondo a fare qualcosa di buono, non importa se grande o piccolo, per qualcun altro."
Ed effettivamente ognuno di noi si preoccupa se lui / lei verrà mai ricordato. E ci sforziamo di fare le cose in grande per lasciare un'impronta. Invece, l'impronta si può lasciare con piccoli gesti. Amare la propria famiglia, i propri amici, fare del bene ad altri, anche indirettamente. Piccoli gesti che se fatti cambiano i rapporti con gli altri e di questi con altri a loro volta.
Vivere pienamente è amare incondizionatamente e saper apprezzare i piccoli gesti degli altri (conseguenza dell'amore).
Io voglio esser stato qui. Voi?
Umore del giorno: queste riflessioni mi hanno illuminato anche su un altro aspetto
Al prossimo post!
sabato 30 giugno 2012
I'm a believer
Quanto al testo, non è del tutto banale. Ecco la traduzione.
"Pensavo che l'amore esistesse solo nelle favole / che avesse significato per tutti gli altri, ma non per me / l'amore era qualcosa di estraneo per me / questo era quello che sembrava / il dispiacere tratteneva tutti i miei sogni. / Ma poi ho visto il suo viso, ed ora (invece) ci credo / non c'è ombra di dubbio nella mia mente / sono innamorato, io (ora) ci credo! / Non potrei lasciarla neanche se ci provassi. / Pensavo che l'amore fosse più o meno una cosa scontata / sembrava che che più davo e meno ricevevo / qual è il vantaggio nel provarci? / Non ricevi niente altro che dolore / Mentre io avevo bisogno di (giorni) di sole trovavo la pioggia."
Anche oggi siamo finiti nel discorso dei sogni, ma credo che quando si trova la persona giusta, si vive sempre un amore da sogno, di quelli che si è sempre sperati di vivere. Certo, tutto sta nel trovare la persona giusta. Ma su questo punto la canzone sprona a non demordere perchè potremmo trovare il nostro principe azzurro o la nostra principessa e allora anche noi crederemo nell'amore.
Un po' Beatles e un po' Beach Boys, ma è bella anche l'originale!
Umore del giorno: per stamattina l'unica cosa che vorrei da sogno è proprio il letto!
Al prossimo post!
venerdì 15 giugno 2012
La favola di Procri
Ahaha no, non voglio spaventarvi o cacciarvi. Solo che finalmente oggi sono un po' più libero e posso immergermi meglio nel post della giornata.
E il tema che ho scelto è probabilmente anche tra i più odiosi, perchè oggi voglio parlare di gelosia. Qualche settimana fa lessi "L'arte di amare" di Ovidio. Un libro che non mi ha insegnato nulla di nuovo, ma che mi è piaciuto molto per come è scritto.
In particolare, nella terza parte, dove Ovidio dava consigli alle donne, c'è una favola che parla di gelosia. Ed è questa che io voglio riportare in questo post.
"Sui vaghi rossi colli dell'Imetto, in mezzo ai fiori sgorga sacro un fonte: molle è la terra, tenera di verde. Le basse piante che vi fanno selva coprono l'erbe d'ombre: il rosmarino e l'alloro vi odora e il negro mirto, né manca il bosso denso di fogliame, le fragili mirici, il tenue citiso, il domestico pino. Al dolce soffiodi Zefiro e di fresche aure salubri, tutte le fronde nelle loro cime, tutte tremano l'erbe. E quivi Cefalo amava riposare. In queste zolle, lasciati i servi e i cani, stanco e solo, quivi sedeva, e ripeteva un canto: "O tu che mi sollevi dall'ardore, aura errabonda, vieni sul mio seno!". Alle trepide orecchie della sposa ci fu chi riportò, troppo solerte, quelle parole. E come Procri udì quel nome ignoto d'Aura, lo credette d'un'altra donna, e cadde a terra, muta d'improvviso dolore. Impallidì, sbiancò come le fronde della vite quando, raccolti i grappoli, l'inverno viene e le punge con le prime brume, o come i bianchi pomi di Cidone,quando maturi piegano le rame, o i frutti del corniolo ancora acerbi. Poi che rinvenne, si strappò sul seno la tenue veste, e sulle pure gote portò l'unghie a ferire, e senza indugio si gettò sulle strade, furibonda, coi capelli scomposti, come vola agitando il suo tirso una Baccante. Come giunse all'Imetto, le compagne lasciò giù nella valle, e coraggiosa con silenzioso piede entrò nel bosco. Povera Procri, che pensavi mai, perché quella follia di celarti? Che fuoco avevi nel tuo cor piagato? Pensavi: "Ecco ora viene, chiunque sia, Aura, da lui! Li avrò davanti agli occhi! E poi ti rincresceva la venuta, non sopportavi il peso di vederli. Un attimo, e di nuovo in cuor sentivi quel desiderio. Ti straziava Amore con vario cruccio. Il luogo, il nome e quanto avevi udito dire ti spingevano a credere la colpa; e il cuore insieme che crede vero sempre ciò che teme.Vide la donna calpestate l'erbe dall'impronta d'un corpo: dentro il petto cominciò il cuore a batterle tremante. E già salendo il sole a mezzo il giorno rimpiccioliva l'ombre a pari grado tra l'aurora e il tramonto; quando al bosco fece ritorno Cefalo, il figliolo del dio cillenio [Mercurio], e dall'arsura il volto deterse con le linfe della fonte. Procri taceva tra le fronde ansiosa; ed egli allora si posò sull'erbe e alzò il suo canto: "O dolce aura di Zefiro, dammi ristoro!". E Procri intese allora il suo felice errore, e sopra il volto le ritornò il colore, dalla mente disparve l'ansia. Balzò in piedi e lieta, per correre all'abbraccio dello sposo, da sé rimosse i rami della selva. Ed egli per lo strepito credendo d'aver visto una belva, impugnò pronto con la sinistra l'arco, con la destragli acuti dardi. Ma che fai, infelice? Abbassa l'arma, non è già una belva! Ahimè, col dardo hai colto la tua sposa! Ella, colpita a morte: "O me, infelice",disse, "tu hai colto un cuore che t'è amico: solo le tue ferite questo cuore ha conosciute. Muoio innanzi tempo, ma almeno so che tu non m'hai tradito.Per questo sentirò sopra di me più leggera la terra del sepolcro.E già vola il mio spirito a quell'aura di cui temetti il nome. Muoio; addio! Mi chiuda gli occhi la tua cara mano!". Egli sul seno disperato stringe il corpo della sposa che si muore, l'orrenda piaga lava col suo pianto. Lo spirito di lei, a poco a poco, uscì dal cuore incauto, e con le labbra dalle labbra di lei egli l'accolse."
Insomma, la gelosia non è mai una buona cosa, specie se morbosa e basata su un semplice sospetto. Può essere questo davvero amore?
Umore del giorno: vorrei iniziare le vacanze, ma credo che da luglio inizierà la lunga vacanza chiamata disoccupazione
Al prossimo post!
lunedì 9 gennaio 2012
Delfini
Il 9 gennaio del 1928 nasceva a Polignano a Mare uno dei più grandi cantanti italiani e apprezzati anche all'estero. Parlo, evidentemente, di Domenico Modugno, la cui "Volare (Nel blu dipinto di blu)" è conosciutissima ovunque.
In questo anniversario volevo rendergli omaggio con una delle mie canzone preferite, "Delfini", cantata col figlio Massimo. Oltre ad avere un bellissimo testo, è anche stata l'ultima canzone incisa, nonostante i problemi di salute.
"Tanto tempo fa / un grande filosofo indiano / scrisse " Nel mare della vita / i fortunati / vanno in crociera, / gli altri nuotano, / qualcuno annega". / Ehi capitano mio / vado giù / non è blu questo mare / non è blu, / tra rifiuti, pescecani ed SOS / vado alla deriva, sto affogando. / Che cacchio stai dicendo / affoghi in un bicchiere, / sai nuotare come me, più di me / ce la fai se lo vuoi, sì che puoi / prendi fiato e vai, / vai che ce la fai. / Sai che c'è? / non ce ne frega niente / dei pescecani / e di tanta brutta gente / siamo delfini / è un gioco da bambini il mare. / Ehi capitano mio / c'è una sirena / dice che mi ama / forse crede, non lo so, / lo saprai se anche tu l'amerai / non ci si nega mai / a chi dice sì / dille di sì sì sì sì. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / sirene o no / noi ci innamoriamo sempre / siamo delfini / giochiamo con le donne belle. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / il mare è un letto grande grande / siamo delfini / è un gioco da bambini il mare. / Mare facci sognare tu / nei tuoi fondali verdi e blu / quanti tesori immersi, / sommersi. / Ehi capitano mio / siamo accerchiati / da cento barche, arpioni, ami e cento reti /fuggi via tu che sei più veloce / mi hanno solo ferito / ma sopravviverò. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / la vita è morire cento volte / siamo delfini / giochiamo con la sorte. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / vivremo sempre / noi sorrideremo sempre / siamo delfini / è un gioco da bambini il mare. / Sai che c'è / è un gioco da bambini il mare."
E' da ammirare la similitudine tra il mare e la vita, nelle sue varie vicende: le difficoltà quotidiane, l'amore, la malattia. E da sfondo a questo c'è del sano ottimismo, ripetuto nel ritornello. Personalmente, amo questa canzone, sia dal punto di vista del testo, che della musica.
Umore del giorno: in ripresa dalla febbre
Al prossimo post!
mercoledì 21 dicembre 2011
You da one
"Tu sei quello di cui sogno tutto il giorno / Tu sei quello a cui penso quasi sempre / Tu sei quello giusto, perciò devo assicurarmi di comportarmi bene! / Il mio amore è il tuo amore, il tuo amore è il mio amore. / Piccolo, ti amo, ho bisogno che tu sia qui / Dammi tutto il tempo / Piccolo, siamo destinati a stare insieme / Tu mi possiedi, sorridendo in ogni momento / Perché sai come darmelo / Sai come trattenermi / Quando fuggo, fuggo / Cercando di allontanarmi dal tuo amore / Tu sai come amarmi fino in fondo / Non ti mentirò, mi sto innamorando sul serio / Mi sto innamorando di te ma non c’è niente di sbagliato in questo. / Piccolo, vieni, distruggimi, stringimi / Fammi sentire viva / Hai il tocco più dolce che ci sia / Sono così felice che tu sia entrato nella mia vita / Perché sai come darmelo / Sai come trattenermi / Quando fuggo, fuggo / Cercando di allontanarmi dal tuo amore / Tu sai come amarmi fino in fondo / Non ti mentirò, mi sto innamorando sul serio / Mi sto innamorando di te ma non c’è niente di sbagliato in questo. / E si, sono piuttosto pazza / Questo è quello che succede, piccolo / Quando lo metti giù / Dovresti darmelo / Buona così / Dovresti colpirlo così / Mi fai urlare così / Non sapevo che mi avresti fatto tornare indietro / Tu sei quello per cui provo qualcosa / Tu sei quello che amo / Non c’è nessun altro che sia come te / No, ce n’è solo uno, uno, uno / No, piccolo, solo uno, uno / Scommetto che vuoi saperlo."
Non mi dilungherò su questo oggi, ma spero che un giorno rileggendo questo post possa ricordare come mi sento in questo periodo!
Umore del giorno: felice!
Restate in linea!
sabato 12 novembre 2011
Time
Mi spaventa iniziare, forse mi spaventa dare una parte di me a un'altra persona che potrebbe distruggerla (insensato pessimismo), mi spaventa affrontare una situazione nuova e che non posso "controllare dall'alto" perchè non ci sono solo io nel nuovo "gioco" (deformazione della visione della vita, che vedo come una partita a scacchi). Eppure è una cosa del tutto stupida! Non si può dire che non mi piace una pietanza se prima non la assaggio, così non posso avere paura di qualcosa che è sicuramente stupenda e a cui voglio dare me stesso, ma con un blocco che inizia nel momento pratico.
Voglio razionalizzare tutto, anche le cose più astratte, e voglio prevederle in anticipo, tenerle sotto controllo perchè se mi trovo improvvisamente in una situazione e sono impreparato so che potrei sentirmi debole e farmi male. Probabilmente, ora anche voi che state leggendo mi starete per dire quello che mi dicono già altri: "tu ti fai troppi problemi"! E sono in momenti come questi che mi sento inadatto a tutto e con l'autostima sotto ogni minimo umanamente possibile.
E a questa piccola analisi a cui mi sto sottoponendo, ho una meravigliosa risposta che devo solamente fare mia. Dei Pink Floyd mi piacciono solo due canzoni e "Time" è la risposta che ho sempre avuto, ma a cui non ho mai dato retta. La conoscevate già? In caso contrario, partiamo col leggere la traduzione.
"Scorrono via i momenti che costituiscono un giorno noioso / Sperperi e sprechi le ore in maniera affrettata / girovagando su un pezzo di terreno / nella tua città natale / aspettando qualcuno o qualcosa / che ti indichi la via. / Stanco di giacere alla luce del sole, di stare a casa a guardare la pioggia / Tu sei giovane e la vita è lunga e c'è ancora tempo da sprecare oggi / Ma poi un giorno scopri che dieci anni sono trascorsi / Nessuno ti aveva detto quando muoverti, hai perso lo sparo del via. / E corri e corri per raggiungere il sole ma sta tramontando / Correndo in circolo per emergere nuovamente dietro di te / Il sole è lo stesso in maniera relativa, ma tu sei più vecchio / fai respiri più brevi / e sei un giorno più vicino alla morte. / Ogni anno sta diventando più breve, sembra di non trovare mai il tempo / progetti che l'un l'altro si risolvono in nulla o in una mezza pagina / di righe scribacchiate / Aspettare in una quieta disperazione è alla maniera inglese / Il tempo se n'è andato, la canzone è finita, pensavo di avere qualcosa ancora da dire..."
E' così che sto facendo io. Passo le giornate e spreco le ore e imparo cose nuove ma, adesso che posso realizzare qualcosa, mi tiro indietro. Mi sto accorgendo di questo a 22 anni e, magari, non ho ancora "perso lo sparo della vita", ma "il sole è relativamente lo stesso" e presto potrei trovarmi anch'io alla fine della vita senza che me ne sia accorto, nella vana credenza o illusione di essere ancora giovane, ma la realtà sarà che non avrò riempito pagine, solo scribacchiate alcune righe e senza nulla di importante da aver detto.
Mentre mi decido a non aver paura, ecco la canzone in questione. Il video non è l'originale dei Pink Floyd, ma mi ha colpito l'inizio.
venerdì 14 ottobre 2011
Il paradosso del nostro tempo
Ciò che, però, è interessante è il contenuto di questo "Paradosso del nostro tempo".
"Il paradosso del nostro tempo nella storia è che / abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse, / autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti. / Spendiamo di più, ma abbiamo meno, / comperiamo di più, ma godiamo meno. / Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole, / più comodità, ma meno tempo. Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, / più conoscenza, ma meno giudizio, / più esperti, e ancor più problemi, / più medicine, ma meno benessere. / Beviamo troppo, fumiamo troppo, / spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco, / guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo, / facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi, / vediamo troppa TV, e preghiamo di rado. / Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà, / ma ridotto i nostri valori. / Parliamo troppo, amiamo troppo poco / e odiamo troppo spesso. / Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere, / ma non come vivere. / Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni. / Siamo andati e tornati dalla Luna, / ma non riusciamo ad attraversare la strada / per incontrare un nuovo vicino di casa. / Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno. / Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori. Abbiamo pulito / l'aria, ma inquinato l'anima. / Abbiamo dominato l'atomo, ma non i pregiudizi. / Scriviamo di più, ma impariamo meno. / Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno. / Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare. / Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni, per produrre / più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno. / Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta, / grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni. / Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi, / case più belle ma famiglie distrutte. / Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e / getta, della moralità a perdere, delle relazioni di una notte, dei / corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto, /dal rallegrarti al calmarti, all'ucciderti. / E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina / e niente in magazzino. / Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa / lettera, e in cui puoi scegliere di condividere queste / considerazioni con altri, o di cancellarle. / Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora, perchè / non saranno con te per sempre. / Ricordati di dire una parola gentile a qualcuno / che ti guarda dal basso in soggezione, / perchè quella piccola persona presto crescerà / e lascerà il tuo fianco. / Ricordati di dare un caloroso abbraccio / alla persona che ti sta a fianco, / perchè è l'unico tesoro che puoi dare con il cuore / e non costa nulla. / Ricordati di dire "vi amo" ai tuoi cari, ma soprattutto pensalo. / Un bacio e un abbraccio possono curare ferite / che vengono dal profondo dell'anima. / Ricordati di tenerle le mani e godi di questi momenti, / perchè un giorno quella persona non sarà più lì. / Dedica tempo all'amore, dedica tempo alla conversazione, e / dedica tempo per condividere i pensieri preziosi della tua mente. / E RICORDA SEMPRE: / la vita non si misura da quanti respiri facciamo, /ma dai momenti che ci tolgono il respiro."
Questo non è affatto un testo religioso, ma un testo che vuole puntare a riscoprire i valori veri (sul significato di veri ho alcuni dubbi, effettivamente) di una persona. Oggi ci affanniamo troppo dietro il puro materialismo, il consumismo e gli egoismi personali, dimenticandoci che, come disse John Donne, "nessun uomo è un'isola". Abbiamo bisogno di affetti, di amicizia, di amore e di poter contare su qualcuno! Possiamo avere il più aggiornato computer, sms e chiamate infiniti, ma saremo sempre soli finchè non ritorniamo alla prevalenza del contatto umano.
La solitudine è sempre esistita, ma oggi è sentita maggiormente perchè la vuotezza è interiore e crediamo, sbagliando, di poterla colmare con un po' di tv o costruendo la più bella casa o diventando belli esteriormente, quanto potremmo andare da un amico e chiedere se ha bisogno di noi o "incontrare un nuovo vicino di casa" o riflettere su noi stessi e amarci e farci amare per come siamo e non per come ci dicono di dover essere per compiacere il Nulla.
Abbandoniamo la vetrina, vediamo che c'è nel nostro magazzino!
Umore del giorno: determinato a studiare e prepararmi per l'ultimo esame
Restate in linea!
giovedì 8 settembre 2011
Fine d'estate
Due settimane fa, un'amica iniziò a farmi domande molto personali e a me andavano bene, non ho nulla in contrario nè nulla di pericoloso (almeno per la legge) da nascondere. Rispondendo, però, provai un forte disagio interiore, che ancora non riesco a spiegare. Mi sentii male, quasi a voler scappare da me... Non so, forse non esistono parole per descrivere come stavo. Ma da quel momento ho ricominciato a farmi domande su di me e a riscoprire il vecchio problema con cui non ho mai avuto il coraggio di fare i conti: il cambiamento!
Molto tempo fa, mi lamentavo di avere una vita troppo abitudinaria, fatta di emozioni piatte e solo qualche piccolo momento di felicità. Col passare dei giorni, mi sono assuefatto e forse anche rassegnato a questa routine e oggi non me ne lamento più. Anzi, sono quasi soddisfatto di questo "traguardo raggiunto". Non potrò raccontare "di quel momento favoloso in cui facemmo / vedemmo / ...", ma sarei anche orgoglioso di non raccontare "di quel momento in cui stavo per morire / uccidermi / essere ucciso / ...".
Ebbene, non me ne rendo conto, ma in realtà mi sono ucciso perchè non ho saputo apprezzare la mia vita, non ho saputo sfruttarla, rinchiuso dietro quella paura di cambiamento. Non necessariamente si debbono vivere vite eccezionali, sempre con l'adrenalina iniettata nel sangue (credo che quella assuefazione sia anche peggiore perchè il gesto finale per massimizzarla sarà morire). Ma vivendo nella mia routine mi precludo piccoli piaceri della vita che sono comuni per tutti, e uno in particolare: l'Amore.
Parlando con un'altra mia amica, questa mi chiedeva se avessi mai pensato a una certa ragazza come possibile "girlfriend" e la mia risposta fu che ho paura. Ho paura di me e ho paura di cosa implicherebbe stravolgere la mia vita per una persona cui voglio bene e ho paura che potrei non essere abbastanza pronto per non ferirla. Naturalmente, come potrei parlare di cose che non conosco?
Infine, domenica scorsa ho sentito aumentare l'affetto per una ragazza, ma mi sono ripromesso di non affrettare i tempi e capire bene se anche lei corrisponde. Mossa azzardata o no, solo il tempo potrà rispondermi. E lunedì pomeriggio, vedendo il cielo coperto da nuvoloni grigi, mi si è accesa come una lampadina ispiratoria e ho iniziato a buttare giù qualche verso.
Stamattina ho rifinito la poesia e stasera volevo condividerla su questo blog. Ciò che è descritto rispecchia in pieno la lotta in me tra cervello e cuore.
"Fine d'estate"
Voglio una tempestaChe scalfisca la dura terra,Che scuota il brullo paesaggio,Che purifichi la greve aria. Dal rosso terreno, unDenso calore si sprigionaMa il saggio villano lo freddaPer non arrischiar il proprio ventre. Combatte ora il GrandeGiallo con una nuvola grigia,portata da un fresco vento, ma non cambierà questoesile equilibrio e nel mio cuoreresterà solo la speranza. Sono ben lungi da essere un poeta o aspirare ad esserlo (sarà che non ho abbastanza fiducia in me, altro mio problema), ma scrivere in versi ciò che sentivo mi ha divertito , ma soprattutto ha permesso di esplorare meglio dentro di me e cercare una risposta a cosa sento e come mi sento.
Umore del giorno: non buono dato il mio raffreddore e mal di testa
Restate in linea!
sabato 21 maggio 2011
Qualcuno da amare
Ancora per stasera, quindi, volevo mettere un grande artista degli anni della Grande Musica, e in particolare degli anni '60. Questo gruppo, addirittura, è famoso per aver portato al successo il "rock psichedelico".
Il rock psichedelico è quel rock nato dall'abuso di sostanze stupefacenti, le quali, secondo gli artisti, davano all'artista la possibilità di raggiungere strati più profondi della mente umana e di potersi, quindi, esprimere meglio e con un contatto più diretto col pubblico. Ormai, devo ammettere che il periodo degli anni '60, San Francisco e il consumo di droghe, LSD e peyote è una costante nella cultura che tanto mi appassiona: Kerouac, Ginsberg e ora anche i Jefferson Airplanes!
Una delle loro prime canzoni del rock psichedelico è "Somebody to love", un successo che ho trovato solo di recente nonostante più o meno già conoscessi la canzone. Partiamo dalla traduzione.
"Quando la verità si scopre esser falsa / E tutta la gioia dentro di te muore / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / Quando i fiori del giardino, baby, sono morti, sì e / La tua mente, la tua mente è così piena di rosso / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / I tuoi occhi, direi che i tuoi occhi potrebbero assomigliare ai suoi / Yeah, ma nella tua testa, baby, mi dispiace, non sai dov'è / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / Le lacrime stanno correndo giù e giù lungo il tuo petto / Ed i tuoi amici, baby ti trattano come un ospite / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare"
Non vi ha messo una particolare energia questa canzone? Io la adoro!!!
Umore del giorno: grigio... Dopo aver studiato stamattina ho avuto un brutto mal di testa per molte ore ma, peggio, ho scoperto che domani che andrò a Roma, in vista di un concorso, il tempo sarà piovigginoso!
Restate in linea!
venerdì 5 novembre 2010
Ho il furore d’amare
Si dice che l’more è il linguaggio universale dell’uomo (come genere umano). Ma per universale forse ci si limita ancora a intendere la razza, magari l’età. Non si considera, invece, che l’amore esiste anche tra uomo e uomo e tra donna e donna.
Io mi considero una persona omofoba. Non vi scandalizzate: omofoba è una persona che non considera naturale un rapporto tra persone dello stesso sesso. Certamente, non sono uno che va a picchiarli (anche se i tg lasciano libera l’associazione omofobia = violenza). La mia omofobia significa che, per me, il vero e unico tipo di rapporto naturale è quello tra uomo e donna. Una concezione basata, forse, troppo sulla religione che professo. Eppure non vedo niente di naturale (da “natura”) nell’omosessualità maschile e femminile.
Nonostante questo, tuttavia, non manco loro di rispetto né sono contrario a che loro abbiano rapporti. Sono scelte personali e che vano rispettate. Sarei contrario, piuttosto alle adozioni ai gay, ma qui usciamo fuori dal tema principale.
Insomma, amare è volersi bene e provare reciprocamente sentimenti di affetto. E in questa definizione rientrano anche quelli omosessuali, al pari di quelli eterosessuali.
C’è un poeta francese, noto e manifesto omosessuale della seconda metà dell’Ottocento, che proprio a causa di questo suo orientamento sessuale, non ebbe molto successo e, fino a pochi anni fa, era ancora censurato in Francia. È uno dei “poeti maledetti”, come si definì egli stesso, e ammiratore di Baudelaire: Paul Verlaine.
Verlaine si sposò ed ebbe un figlio. Successivamente, conobbe Rimbaud, altro scrittore francese, e scappò con lui per amore a Londra. La loro storia durò un annetto quando Verlaine, ubriaco, sparò Rimbaud senza ucciderlo. Pentito e in carcere, si convertì al cattolicesimo. Tornò in Francia e fu assunto come maestro di inglese. È qui che conobbe uno studente, Lucien Létinois, di cui si innamorò e con cui ebbe una relazione, che finì poiché il giovane studente si ammalò di tisi.
E qui fermiamo un attimo il veloce racconto della vita di Verlaine, poco interessante perché dedita più che altro all’alcolismo e alle droghe e qualche altro annetto in prigione. Ci fermiamo perché, alla morte di Létinois, Verlaine scrive una raccolta di poesie chiamate “L’amour” e dedicate al giovane studente. Una particolarmente mi ha colpito navigando su internet e la riporto qui. Il titolo corrisponde semplicemente alle prime parole del componimento “Ho il furore d’amare”.
“Ho il furore d'amare. Il mio debole cuore è pazzo.
Non importa quando, né importa chi o dove,
che un lampo di bellezza, di virtù, di valore
splenda, subito vi si precipita, vola, si lancia,
e, nel tempo d'un abbraccio, cento volte bacia
l'essere o l'oggetto che la sua scelta insegue;
poi, quando l'illusione ha ripiegato la sua ala,
ritorna triste e solo, molto spesso, ma fedele,
e lasciando agli ingrati qualcosa di se stesso,
sangue o carne. Ma, senza più morire nel suo tedio,
presto s'imbarca per l'isola delle Chimere
e ne riporta soltanto amare lacrime
che assapora, e orribili disperazioni d'un istante,
poi s'imbarca di nuovo.
- È talmente deciso e tenace
che nelle sue corse negli infiniti gli accade,
navigatore testardo, d'andar dritto alla riva
senza curarsi affatto che possa esistere
uno scoglio vicino, a infrangere lo scafo.
Anzi, fa dello scoglio un trampolino e a nuoto
a riva si dirige. Eccolo là. Il prodigio sarebbe
se non avesse fatto avidamente il giro
dal mattino alla sera e dalla sera al mattino,
e il giro e il giro ancora del promontorio.
E niente! Non alberi né erbe, né acqua da bere,
la fame, la sete, e gli occhi bruciati dal sole,
nessuna traccia umana, e non un cuore simile!
Non al suo, - mai ne avrà uno somigliante, -
ma un cuore d'uomo, un cuore vivo, palpabile,
seppure falso, seppure vile, un cuore! come, non un cuore!
Resterà in attesa, senza perdere nulla della sua forza
che la febbre sostiene e l'amore incoraggia,
che un battello mostri la cima dell'albero da queste parti,
e farà dei segnali che saranno visti:
così ragiona. E poi fidatevi!
un giorno si fermerà non visto, lo strano apostolo.
Ma che gli fa la morte, se non quella d'un altro?
Ah, i suoi morti! Ah, i suoi morti, ma è più morto di loro!
Ancora qualche fibra del suo spirito focoso
vive nella loro fossa, vi attinge una dolce tristezza;
li ama come un uccello il suo nido di muschio;
la loro memoria è il suo caro cuscino, vi dorme,
di loro sogna, li vede, ci parla e se ne va,
pieno di loro, solo per un nuovo spaventoso affare.
Ho il furore d'amare. Che farci? Ah, lasciar fare!”
Il motivo di questo intervento è quello di dimostrare che l’amore omosessuale è davvero uguale a quello eterosessuale, salvi i risvolti riproduttivi, magari. La mia mentalità è “quadrata” (ossia ristretta, ottusa), ma le parole di Verlaine sono le parole di un qualsiasi uomo innamorato e, se non sapessimo che questa poesia fosse dedicata a un altro uomo, sicuramente ne faremmo uno dei nostri simboli di un amore non corrisposto o finito male. Che ne pensate?
Umore del giorno: lo ammetto, questa poesia ma anche altre che ne ho lette stanno un po’ facendo breccia nelle mie convinzioni omofobe. O sarà l’assurda volontà di pensare il contrario di Berlusconi?
E il tempo va…
sabato 31 luglio 2010
Dead giveaway
Dopo aver visto il film “Gli uccelli” la settimana scorsa, pensai che un avrei potuto “sano” romanticismo (di quelli che nelle canzoni non sopporto) in un film vecchio , di quelli a bianco e nero. E avevo puntato sul famoso “Vacanze romane”. Risultato? L’ho visto oggi e mi ha deluso. Audrey Hepburn, invece, come sempre mi piace: è più che stupenda e brava!
Per quanto riguarda la canzone di oggi, voglio farvi sentire una sconosciuta canzone dei Shalamar. Persino Wikipedia in italiano non li conosce!
Dato allora che non ho la traduzione della canzone che voglio proporvi, vi dico qualcosa su questo gruppo.
Gli Shalamar sono un gruppo portato al successo da uno show americano, “Suol Train” . La loro importanza sta nell’aver importato il “body-popping” nel Regno Unito, ma soprattutto per aver dato l’ispirazione a Michael Jackson per la Moonwalk, che subito la fece nel video di “Bad” e “Smooth criminal”. Ebbene sì! La moonwalk non la creò MJ, ma è un passo molto più vecchio, che si fa risalire al 1932 a un certo Cabb Calloway, un cantante jazz e ballerino. Tuttavia, i Shalamar furono i primi a mostrarla in televisione.
Il gruppo poi, come ogni quasi gruppo, iniziò a perdere e rimpiazzare componenti, fino a sciogliersi nel 1991. Infine, nel 2005 si sono riuniti, giusto per un “Ultimate collection”.
La canzone che voglio farvi sentire è “Dead giveaway” ed ecco il video:
Frizzante, no? A me dà la giusta carica per un’elettrizzante febbre del sabato sera, come piace a me!
Umore del giorno: felice perché è scesa finalmente la mia migliore amica
E il tempo va…
domenica 27 giugno 2010
L'importanza dell'autostima
Ieri pensavo che tra un po’ è passato un anno da quando ci provai con una ragazza e lei “educatamente” respinse. Da notare, non c’è nessun doppio senso in quella parola tra virgolette.
Oggi ho voluto ricordare quel momento e sono andato sulla pagina del mio space. E ho notato che a quell’“evento” (14 luglio 2009) dedicai un rigo e mezzo scarso, quando, invece, la preparazione fu un po’ più lunga… Mi preparai cosa dovevo dire, come lo dovevo dire, mi feci castelli di sabbia in testa… E crollarono!
Ma di tutto questo non ho ricordo sullo space. Ho ricordo solo nella mia testa, finchè il mio ricordo svanirà (e data la mia scarsa memoria, probabile che tra qualche annetto dimenticherò sempre più particolari). La vita non è certo fatta per guardare al passato, ma per poter costruire dal passato il futuro, che attimo dopo attimo si presenta.
A questa riflessione sulla scarsità di notizie che metto sullo space,voglio un po’ rimediare scrivendo un po’ più spesso quelle piccole emozioni che mi capitano. Non faccio una vita tanto movimentata da poter scrivere ogni giorno grandi accadimenti, ma quando le “piccolezze” accadono voglio registrarle perché potrebbero riservare grandi sorprese o ricordi!
Partendo da ieri, effettivamente, due che vorrò ricordare ci sono. La prima è che il rapporto con una certa persona del gruppo si sta raffreddando sempre più. Si allontana, si emargina e si fossilizza sul fatto che “noi non la vogliamo”. In parte, è vero perché molti del nostro gruppo non hanno un rapporto di simpatia per i suoi comportamenti e il suo carattere. Ma è anche vero che il suo fidanzato, che (penso) percepisce questa “separazione” esistente nel gruppo, non ci fa caso.
Insomma, ieri questa ragazza nel messaggio della buona notte (una consuetudine da circa due anni, da quando tutti abbiamo sms gratis) non scrisse la formula “bacino della buona notte tvb”. Adesso, tutti potreste iniziare a criticarmi, dicendo che non si manifesta un sentimento da una stupida sigla. Ebbene, questo è il mio pensiero. Che utilità ha scrivere ogni sera ad una persona “ti voglio bene”? Il voler bene a una persona si manifesta nei fatti e non certo scrivendo periodicamente. Ma lei ci teneva e non mi costava certo niente aggiungere tre lettere, che di certo male non facevano.
Ora, però, sento che quelle parole non hanno più il significato che avevano una volta… il “ti voglio bene” è diventato più che altro una sigla di consuetudine per chiudere la giornata. E stasera penso che non lo scriverò proprio. Non perché non voglia più bene a questa persona, ma perché l’ampio concetto che ho io di voler bene a una persona è nel suo punto di minimo. E questo lo spiegherò.
Il secondo ricordo che voglio imprimere è che il gruppo di cui faccio parte mi piace e mi fa stare bene. Con i miei amici sento di poter esprimere tutto me stesso, anche se, per il mio carattere, non riesco ad aprirmi. Una persona timida non resta sempre tale. O, almeno, cerca di sciogliersi. E su questo credo di essere sulla buona strada, anche se la strada è ancora molto lunga. Può essere anche che pretenda troppo da me, ma devo farlo per dire a me stesso che non sono una persona di secondo piano, come penso di essere.
A riguardo, capita a fagiolo (modo di dire) il film che ho visto oggi pomeriggio. Se mi/vi chiedete se il titolo di un film può attirare più o meno l’attenzione di una persona, la risposta è sì! Soprattutto se il titolo è: “Lei è troppo per me”. Il film parla di un ragazzo con scarsa autostima che si innamora di una ragazza bellissima (che ricambia) e che il ragazzo giudica, appunto, troppo bella per lui. La storia ha i suoi alti bassi tipici della commedia, ma insegna ad avere fiducia in se stessi e a non darsi mai per scontati perché noi non possiamo apprezzare come siamo fatti e vogliamo assolutamente arrivare ad uno standard o apparire come altri, ma per altri gli possiamo andare bene così come siamo!
E su questo punto devo lavorare anche io: accettarmi per come sono! Ciò che mi è capitato gli anni passati (soprattutto aver litigato col mio migliore amico in terza media) è servito per farmi capire come è la vita ma, soprattutto, per farmi diventare più forte perché, capendo l’errore che ho fatto, possa non commetterlo più. Ora vivo il presente, che è il risultato del passato, ma mi proietta nel futuro. Ed è al futuro che tutti dobbiamo pensare, non al passato!
Umore del giorno: ho voglia di crescere in ciò che ho scritto oggi
E il tempo va…
mercoledì 9 giugno 2010
Atlantide
In piena “tempesta” esami, non posso, in ogni caso, ignorare il mio space. E vi farò leggere anche un testo “d’autore”. Una canzone che pochi conosceranno di de Gregori, ma un testo bello. La canzone, effettivamente, non piace neanche a me. Il titolo è “Atlantide” e il testo qui:
“Lui adesso vive ad Atlantide / con un cappello pieno di ricordi / ha la faccia di uno che ha capito / e anche un principio di tristezza in fondo all'anima / nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata / e a volte ritiene di essere un eroe. / Lui adesso vive in California / da 7 anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole / è diventato un grosso suonatore di chitarre / e stravede per una donna chiamata Lisa / quando le dice tu sei quella con cui vivere / gli si forma una ruga sulla guancia sinistra. / Lui adesso vive nel terzo raggio / dove ha imparato a non fare più domande del tipo / conoscete per caso una ragazza di Roma / la cui faccia ricorda il
crollo di una diga? / io la incontrai un giorno ed imparai il suo nome / ma mi portò lontano il vizio dell'amore. / E così pensava l'uomo di passaggio / mentre volava alto sul cielo di Napoli / rubatele pure i soldi rubatele anche i ricordi / ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità / ditele che l'ho perduta quando l'ho capita / ditele che la perdono per averla tradita.”
Quattro storie diverse, quattro storie che accennano al passato e ai ricordi e all’amore. La prima, piuttosto triste, è quella che più mi piace. Secondo me, è la storia di ognuno di noi, che, invecchiato, vedrà malinconicamente al passato e penserà anche agli errori commessi, ma in fondo, si sentirà un eroe per tutte le conquiste fatte.
La bellezza della canzone, però, sta proprio nel fatto che vengono accennate le storie. E siamo noi poi a doverle / poterle continuare.
Umore del giorno: vorrebbe ancora studiare qualcos’altro ma è stanco.
E il tempo va…
mercoledì 18 novembre 2009
Ti vedo (parte I)
Un film può cambiare le tue idee? Se non mi volessi sbilanciare su un sì, potrei almeno affermare che possono metterle in crisi.
In realtà, tutto viene in un periodo particolare e delicato in cui io stesso ne sto parlando su questo space, con una mentalità protesa al cambiamento. Seppure lento. Riparliamo dell'argomento dell'amore.
Potrei dividerlo in due serate, ma vediamo quanto riesco a scrivere oggi.
Sicuramente, non c'è bisogno di ripetere tutto quello che ho scritto finora, e converrebbe andare subito al dunque. Lunedì e martedì ci sono state le puntate di “Un medico in famiglia” e, se qualcuno l'ha visto, c'è stato il primo amore di due adolescenti. Be', magari io sono un po' “cresciutello” per definirmi adolescente, ma si tratta sempre di primo amore.
E vedendo i due ragazzini felici e spensierati ho pensato che innamorarsi non deve portare poi tutti quei problemi che immagino io. Anzi, spesso il pomeriggio torno dall'università e sottolineo qualche pagina del libro, sento la musica e gioco al computer. Invece, c'è una vita da Vivere.
Sono arrivato a vent'anni, e non ho molto da raccontare (certo non vorrò mai raccontare e vantarmi di anni di galera o di omicidi o di furti) e non ho vissuto niente … Per carità, gli amici, le delusioni, gli attimi di allegria ci sono stati e non passano assolutamente in secondo piano. Ma ora ci vuole qualcosa che mi sconvolga, travolga davvero. Come un fiume che, una volta scavato il suo letto, va a pieno regime e nulla lo ostacolerà fino alla foce.
Visto che è un po' tardi, decido di continuare domani. Sempre su questo tema, c'è una canzone che mi ha colpito. Ma domani vedremo.
A presto!
giovedì 17 settembre 2009
Di passaggio
Scorrendo qualche testo di canzone, stasera mi sono “imbattuto” in questo vero, ma triste, testo di Battiato, da molti considerato poeta o filosofo. Non ho un’idea precisa a riguardo, ma questo testo è da leggere. Il titolo è “Di passaggio”.
“Passano gli anni, / i treni, i topi per le fogne, / i pezzi in radio, / le illusioni, le cicogne. / Passa la gioventù, / non te ne fare un vanto: / lo sai che tutto cambia, / nulla si può fermare. / Cambiano i regni, / le stagioni, i presidenti, le religioni, gli urlettini dei cantanti...... / e intanto passa ignaro / il vero senso della vita. / Si cambia amore, idea, umore, / per noi che siamo solo di passaggio. / L'Informazione, il Coito, la Locomozione. / Diametrali Delimitazioni, / Settecentoventi Case. / Soffia la Verità / nel Libro della Formazione. / Passano gli alimenti, / le voglie, i santi, i malcontenti. / Non ci si può bagnare / due volte nello stesso fiume, / né prevedere i cambiamenti di costume. / E intanto passa ignaro / il vero senso della vita. / Ci cambiano capelli, denti e seni, / a noi che siamo solo di passaggio.”
Forse avrei dovuto precisare, prima di farvi leggere il testo, che se c’è qualcuno triste già in partenza non dovrebbe leggere. Ma ormai la frittata è fatta, e, come sapete, non torno mai indietro per scrivere qualcosa che ho dimenticato!
Insomma, il testo riprende l’argomento che più volte ho affrontato io, cioè quello di noi che rincorriamo il tempo, lasciandoci sfuggire le cose più belle, le emozioni più spontanee, i sensi più primitivi. La frase che più mi ha colpito è stata “E intanto passa ignaro il vero senso della vita”.
E particolarmente significativa per me, infine, è il tema del cambiamento. Io sono piuttosto restìo al cambiamento ed è un mio grande difetto e limitazione stessa della vita: finchè non mi decido e sentirmi sicuro, non potrò vivere gli amori, né fare progressi altrove perché mi sento felice e sicuro nella piccola gabbia in cui mi sono rinchiuso.
Che queste parole diano a tutti una piccola scossa.
A presto!
lunedì 10 agosto 2009
Piramo, Tisbe e i gelsi
Oggi ritorno sul tema dell’amore (senza un vero motivo). Ma raccontandolo in toni un po’ drammatici. Diciamo che quella di oggi è una antica “Romeo e Giulietta” shakespeariana. Questo mito fu raccontato da Ovidio e ha il nome di Priamo e
Tisbe.
“Piramo e Tisbe, due fanciulli babilonesi, abitano in due case contigue; grazie alla vicinanza si conoscono e col tempo nasce l’amore. Si sarebbero uniti in legittime nozze, se non l’avessero impedito i genitori, ma il loro amore cresceva sempre più. Non si confidano con nessuno e si parlano con cenni e gesti. Il muro comune alle due case è solcato da una sottile fessura, la quale si era formata al tempo in cui era stato costruito. La crepa viene così usata dagli innamorati per parlarsi e sussurrarsi dolci parole.
Restando divisi, una sera si salutano e ciascuno dà alla sua parte del muro dei baci che non arrivano di là. L’indomani tornano tutti e due al solito posto. Allora, dopo essersi a lungo lamentati, stabiliscono di eludere la vigilanza e di tentar di uscire di casa nel silenzio della notte, e una volta fuori, di lasciare anche l’abitato e incontrarsi al sepolcro del re Nino e nascondersi al buio sotto l’albero. C’è lì infatti un albero tutto carico di bacche bianche come neve, e un alto gelso sull’orlo di una freschissima fonte. Rimangono d’accordo così. Di soppiatto, aperta con cautela la porta, Tisbe esce nelle
tenebre senza farsi sentire dai suoi, e col volto velato arriva al sepolcro e si siede sotto l’albero prestabilito. Quand’ecco che una leonessa, che aveva appena fatto strage di buoi, giunge con la schiuma alla bocca e il muso intriso di sangue a dissetarsi alla fonte lì accanto. Tisbe di Babilonia la vede al chiarore della luna, e con piede trepidante corre a rifugiarsi in una grotta oscura, ma mentre fuggiva il velo le scivola dalle spalle. La leonessa, sedata la sete, stava tornando nel bosco, quando per caso trova il delicato velo abbandonato, e lo straccia con le fauci insanguinate. Piramo, uscito più tardi, scorge nell’alta polvere le orme inconfondibili di una belva e impallidisce dalla paura. Quando poi trova anche la veste macchiata di sangue piange la morte della sua amata e invoca anche per se stesso la morte, essendo causa della tragedia dell’amata. Raccolti i brandelli del velo di Tisbe, li porta ai piedi dell’albero convenuto e si conficca il pugnale nel ventre. Morente, lo ritrae dalla gorgogliante ferita e cade a terra supino. Il sangue schizza in alto e i frutti della pianta, spruzzati di sangue, divengono scuri; la radice inzuppata continua a tingere di rosso cupo i grappoli di bacche. Nel frattempo Tisbe ritorna al luogo stabilito e cerca il giovane innamorato. Ritrova e riconosce la forma della pianta, ma il colore dei frutti la fa restare incerta.
Mentre è in dubbio, vede un corpo agonizzante a terra, in una pozza di sangue, e rabbrividisce. Riconosciuto il suo amore, si batte le braccia, si straccia i capelli, abbraccia il corpo amato e bacia il suo gelido volto. Piramo alza per un attimo gli occhi e li richiude. Tisbe riconobbe il suo velo e, preso il pugnale di Piramo, si uccide. Prima di morire però rivolge ai genitori di entrambi una preghiera: di restare uniti nella morte in un unico sepolcro, mentre all’albero di serbare il ricordo di questa tragedia e in segno di lutto di conservare dei suoi frutti il colore scuro. Puntandosi il pugnale sotto il
petto, si curva sulla lama che ancora era calda di sangue. Per questo il colore delle bacche, quando sono mature, è nero, e ciò che è avanzato dal rogo riposain un’unica urna.”
Diciamo che stasera abbiamo unito l’utile al dilettevole. Accanto a una triste storia d’amore, abbiamo letto una leggenda sui gelsi rossi.
E dopo, quindi, un po’ di saggezza ci sentiamo per un altro appuntamento su questo space.
A presto!
sabato 18 aprile 2009
Quel che ci vuole per me
Stamattina mi sono svegliato particolarmente pensieroso. Tutti i fatti li posso riassumere così. Mercoledì ho fatto un concorso per maresciallo in Marina ad Ancona e non ho superato la fase delle preselezioni. Da martedì notte, quando tornai, mio padre ha iniziato a dirmi che devo cercare di fare sempre concorsi perchè la vita all’università non è per me. Non sono d’accordo, ma non lo accetterà mai, neanche se glielo dirò sempre.
Giovedì sera mi fece vedere un concorso alla Regione Lazio, ma è un posto che non mi interessa e l’ha capito fino alla fine!
E per ora, insomma, sembra che il primo peso, quello di mio padre che secca l’ho tolto.
Il secondo peso è, invece, un po’ più delicato. All’università c’è una ragazza che mi piace tanto, ma non ho il coraggio da andare da lei. Una volta sola ci siamo parlati,scherzando oltretutto, ma poi tutto è continuato come se nulla fosse. In tre (e
forse anche qualcuno di più) mi dicono di farmi sotto, ma io rispondo sempre no.
Questa pressione e pensieri li porto da lunedì mattina. Ciò che mi blocca qui sono tre cose. La prima è che lei mi sembra troppo bella per di re sì a me. Sarà una cosa stupida, ma a me sembra che le ragazze badino a questo punto. La seconda è che lei è di Castellaneta (e non so se addirittura Marina) e raggiungere quel posto da qui, anche ogni sera, non sarebbe affatto uno scherzo. Terzo elemento bloccante è il fatto che forse non mi sento ancora pronto ad affrontare un mondo nuovo fatto di piacere ma anche problemi. Stamattina (alle 5 e 20 circa) mi sono alzato per andare al bagno e ho pensato “io sono un’aquila che vola libera nel cielo”; oggi aggiungo “dopo sarei un canguro in una riserva naturale”.
Bo sarò io che mi complico le cose, ma sembra che non sia ancora maturato del tutto. Anche se gli istinti ce li ho…
Passando, invece alla canzone di oggi, questa è quella che volevo mettere l’altro sabato, ma che non aggiunsi più. Il gruppo è, come si suol dire, “riemerso dalla naftalina (o dalla tomba, a seconda delle usanze)” verso la fine dell’anno scorso, quando hanno inciso una canzone con Ne-Yo e che è balzata alta in classifica solo negli Usa e magari in qualche altro Paese
europeo, che non è l’Italia. La canzone recente è “Single”, mentre quella che voglio farvi sentire oggi è “You got it (The right stuff)”. Loro sono i New Kids on the Block.
La traduzione non l’ho trovata, ma la faccio velocemente io perché sembra meritevole.
“Quel che ci vuole per me. / La prima vola è andata alla grande / la seconda volta è stata una bomba / la terza mi sono innamorato di te / ora spero che duri. / Lo vedo quando tu parli / me lo dici quando tu parli. / Si può notare in ogni cosa che tu fai / anche nei tuoi pensieri./ Hai quel che ci vuol per me baby / mi piace come tu mi accendi / Hai quel che ci vuol per me baby / tu sei la ragione per cui io canto una canzone. / Tutto ciò di cui ho bisogno sei tu / Oh, ragazza, sei così giusta / e tutto quello che ho sempre voluto sei stata tu / tu hai fatto diventare tutti i miei sogni realtà. / Il primo bacio fu molto dolce / il secondo bacio è stato un copo di scena / il terzo e il quarto bacio / non me li voglio scordare.”
Già, ho trovato una canzone d’amore. Per perfetti innamorati (che si conoscono però!).
Ed ecco ora il video:
Il video è da urlo! Mi piace un sacco. E naturalmente la canzone non è da meno. Di regola dovreste aver conosciuto un nuovo gruppo, o sbaglio?
Buon week-end!
A presto!
martedì 30 dicembre 2008
L'asino dice al bue: ciuccio!
Stasera sono per un quarto felice…
Felice perché ieri sera sono uscito col mio vecchio amico vicino al quale mi sedevo a scuola. Ci eravamo ripromessi di sentirci, ma non è stato così. Mi ha fatto piacere vederlo e sentire un po’ cosa era accaduto in 3 mesi (era da settembre che non lo sentivo più!).
Per un altro quarto sono dispiaciuto perché a questo amico (e badate che ho scritto amico, ma un po’ mi vergogno) ho tenuto nascosto la verità. E non è una cosa di cui vado fiero… Anche se “era a fin di bene”. E lo era veramente, ma nulla togliendo a coloro che lo dicono sempre!
Per l’altra metà (e questa è una metà che prevale molto in me stasera), sono super arrabbiato!
Ricordate tutti quei discorsi sul brutto anatroccolo e sul soldatino di stagno? E quando io mi arrabbiavo perché non capivo come mai l’apparenza prevale sempre su ciò che si è dentro?
Bene, stasera vado sui messaggi che mi sono stati lasciati su un sito di chat e trovo un messaggio di una ragazza che mi scrive: “quanto sei brutto…”. Ancora ci penso e mi fa rabbia. Anzi, neanche più rabbia perché quella l'ho “svaporata”: mi sento frustrato e scoraggiato da questo mondo.
Subito a questa ragazza ho lasciato un messaggio rispondendo picche: posso anche aver sbagliato, ma sono stato impulsivo e non me ne pento.
Ma quello a cui penso ora è il fatto che ci sono troppe persone cui interessa l’esteriorità e non ciò che si è dentro.
Va bene, non voglio essere ripetitivo… Mi affido alle parole dei grandi letterati.
Disse Shalespeare “O dignità del potere, o apparenze ad esso legate, quanto spesso con la vostra scorza e con le vostre vesti strappate la reverenza agli sciocchi e vincolate lo spirito dei più saggi alle vostre false sembianze!”
Anche Ambrose Bierce (scrittore statunitense quasi sconosciuto) dà questa definizione: “Bruttezza: dono che gli dei fanno a certe donne per rendere possibile la loro virtù.”
Cito anche Marcel Proust: “Lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia.” E finiamo con la saggezza popolare: “Non è bello chi é bello, ma chi piace.”
E se è anche vero che Oscar Wilde disse: “Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”. Fate pure voi ma, per me, non dovreste più leggermi.
A risentirci.