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lunedì 12 marzo 2012

16 settembre 1961. poesia

Non posso pretendere di far piacere la Beat Generation tanto quanto piace a me, ma in questo giorno, 90 anni fa, nasceva a Lowell, nel Massachusetts, uno dei più grani scrittori beat e ricordarlo con una sua poesia è il minimo che io possa fare.
Di Jack Kerouac e della generazione beat ho già parlato in vari post precedenti, perciò tutto quello che rimane è farvi leggere "16 settembre 1961. poesia". Buona immersione!
"Come mi sentivo terribilmente triste pensando a mia madre mentre dorme nel suo letto
che lei morirà un giorno
anche se lei stessa dice «la morte non è niente di cui preoccuparsi,
da questa vita ci avviamo ad un’altra»
Come mi sentivo in ogni caso terribilmente triste – –
Non avere vino per farmi dimenticare i miei denti che vanno in malora è cattivo abbastanza
ma il fatto che il mio corpo intero sta marcendo e il corpo
di mia madre si sta disfacendo
verso la morte, è tutto così pazzescamente triste.
Sono uscito fuori nell’alba chiara: ma perché dovrei essere contento per un’alba
che nasce su un altro rumore di guerra,
e perché dovrei essere triste: in definitiva l’aria non è chiara e fresca?
Ho guardato i fiori sul cespuglio: uno era caduto:
un altro era appena sbocciato: nessuno di loro era triste o contento.
All’istante ho capito che semplicemente tutte le cose vengono e vanno
compreso qualche sentimento di tristezza: anche questo se ne andrà:
triste oggi contento domani: malinconico oggi ebbro domani: perché agitarsi
così tanto?
Ognuno nel mondo ha difetti proprio come me.
Perché dovrei buttarmi giù? Questo è un sentimento che viene soltanto per andarsene.
Ogni cosa viene e và. Benissimo!
Le guerre cattive non resteranno per sempre!
Anche le forme piacevoli se ne vanno.
Dal momento che ogni cosa semplicemente viene e va.
Oh perché essere triste? O contento?
Malato oggi pieno di salute domani.
Ma Oh io sono così triste proprio lo stesso!
Proprio venendo e andando dappertutto per il luogo,
il luogo stesso viene e và.
In ogni caso finiremo tutti su in cielo, insieme
in quella eterna estasi dorata che ho visto.
Oh com’è dannatamente triste che non possa scrivere bene su questo.
È un tentativo di facile luminosità
di poesia ciardiana.
Dovrei veramente usare il mio modo personale.
Ma anche questo se ne andrà, preoccupazioni sullo stile. Sulla tristezza.
Mio piccolo gatto felice che fa le fusa e odia le porte!
E a volte è triste e silenzioso, naso caldo, singhiozzi,
e un debole miagolio da cuore spezzato.
Là vanno gli uccelli, volando a ovest per un momento.
Chi conoscerà mai il mondo prima che se ne vada?"
L'alcolismo si portò Kerouac all'età di 47 anni, ma credo che se avesse continuato a scrivere, avrebbe potuto fare grandissimi opere come fece il suo grande amico Allen Ginsberg, altro illustre esponente beat
Umore del giorno: proprio ieri vedendo il film "Io non sono qui", ispirato alla storia di Bob Dylan, ho pensato che, per quanto sia affascinato da quel favoloso periodo, nessun viaggio potrebbe darmi le sensazioni e l'atmosfera che si viveva in quel periodo negli Stati Uniti
Al prossimo post!

giovedì 27 ottobre 2011

Dinosauria, noi

Non è un momento semplice per la Grecia, per l'Italia (e gli italiani) nè in generale per l'Europa che sta cercando di salvarsi. E in questi giorni è usuale sentire accuse alle banche ingorde o alla classe politica elevatasi a "casta" o al sistema capitalista troppo interessato al profitto. Ma alla fine non sentiamo altro che parole, mentre chi ha seri problemi per poter sopravvivere (dire degnamente per alcuni sarebbe un lusso) è lì con la pancia vuota è gli occhi iniettati di sangue per la rabbia.
Da un po' di tempo mi sto avvicinando a un poeta e scrittore contemporaneo, Charles Bukowski, in cui ho trovato molti spunti riflessivi, e nel cui pensiero mi sono spesso ritrovato. E tra le varie poesie che ho letto, c'è ne una che mi ha subito colpito perchè è estremamente attuale e, perchè no, come "Morte all'orechio di van Gogh" di Ginsberg, potrebbe avere qualcosa di profetico! Prima di andare avanti, vorrei precisare che, nonostante Bukowski fosse stato contemporaneo a Ginsberg e Kerouac e ai Beats, non si è mai identificato in uno di essi, preferendo rimanere sempre in disparte. Addirittura, in uno scritto rimasto censurato per molto tempo (spesso al nome di Bukowski viene associata la parola "volgarità"), "Svastica" egli definisce così i beat: "Se ne stanno al parco col talismano del Che a fare ooooooommmm ooooooommm guidati da Burroughs, Genet e Ginsberg. Questi scrittori sono diventati dei mollaccioni, dei becchi, dei fighetti... Lo scrittore di starda si fa spompinare l'anima dagli idioti, uno scrittore che ha bisogno di andare in strada è uno scrittore che non conosce la strada, per parte mia ho visto tanti di quei bar, fabbriche, bordelli, ...".
Bene, senza indugio, leggiamo "Dinosauria, we".

"Nati così
in mezzo a tutto questo
tra facce di gesso che ghignano
e la signora morte che se la ride
mentre gli ascensori si rompono
mentre gli orizzonti politici si dissolvono
mentre il ragazzo della spesa del supermercato ha una laurea
mentre i pesci sporchi di petrolio sputano la loro preda oleosa
e il sole è mascherato
siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra queste guerre attentamente matte
tra la vista di finestre di fabbrica rotte di vuoto
in mezzo a bar dove le persone non  si parlano più
nelle risse che finiscono tra sparatorie e coltellate

siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire
tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli
in un Paese dove le galere sono piene e i manicomi chiusi
in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo
nati in mezzo a tutto questo

ci muoviamo e viviamo in tutto ciò
a causa di tutto questo moriamo
castrati
corrotti
diseredati
per tutto questo
ingannati da questo
usati da questo
pisciati addosso da questo
resi pazzi e malati da questo
resi violenti
resi inumani
da questo

il cuore è annerito
le dita cercano la gola
la pistola
il coltello
la bomba
le dita vanno in cerca di un dio insensibile
le dita cercano la bottiglia
le pillole
qualcosa da sniffare

siamo nati in questo essere letale triste
siamo nati in un governo in debito di 60 anni
che presto non potrà nemmeno pagare gli interessi su quel debito
e le banche bruceranno
il denaro sarà inutile
ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine
resteranno solo pistole e folle di sbandati
la terra sarà inutile
il cibo diventerà un rendimento decrescente
l'energia nucleare finirà in mano alle masse
il pianeta sarà scosso da un'esplosione dopo l'altra
uomini robot radioattivi si inseguiranno l'un l'altro

il ricco e lo scelto staranno a guardare da piattaforme spaziali
l'inferno di Dante sarà fatto per somigliare a un parco giochi per bambini
il sole sarà invisibile e sarà la notte eterna
gli alberi moriranno
e tutta la vegetazione morirà
uomini radioattivi si nutriranno della carne di uomini radioattivi
il mare sarà avvelenato
laghi e fiumi spariranno
la pioggia sarà il nuovo oro
la puzza delle carcasse di uomini e animali si propagherà nel vento oscuro
gli ultimi pochi superstiti saranno oppressi da malattie nuove ed orrende
e le piattaforme spaziali saranno distrutte dalla collisione
il progressivo esaurimento di provviste
l'effetto naturale della decadenza generale
e il più bel silenzio mai ascoltato
nascerà da tutto questo
il sole nascosto
attenderà il capitolo successivo."
Finchè non parla dell'energia nucleare in mano alle masse per l'autodistruzione, la poesia è riuscita a spiegare la realtà attuale in un modo abbastanza semplice e dettagliato che probabilmente vi sarete chiesti se non l'abbia scritta in questi giorni. No, Charles è morto nel 1994! Ma credo che anche anche senza andare troppo lontano, presto faremo la guerra per la sopravvivenza e per l'ultima boccata di ossigeno... Dovremo forse iniziare da ora a preparaci l'elmetto e il rifugio anti-atomico? Di certo, per ora possiamo già sentire il rumore dei denti digrignati e delle pentole vuote che vengono agitate e percosse!
Umore del giorno: con un leggero mal di testa, ma anche quello passerà!
Restate in linea!

sabato 30 luglio 2011

Subterranean Homesick Blues

Anche oggi continuo sul tema della beat generation che, come si sarà capito, mi è particolarmente caro. E per esprimere musicalmente quel periodo non si può non citare Bob Dylan, al secolo Robert Allen Zimmerman.

Egli aveva sempre sognato la vita da hobo, quella descritta da Jack Kerouac. Gli hobo sono, praticamente, i vagabondi che si muovono tramite autostop. Presto, lascia l'università per andare a trovare il cantante folk Woody Guthrie, uno dei suoi miti e da cui prenderà la sua influenza.  Nonostante Bob amasse il rock ' n' roll, questo genere ormai stava diventando troppo commerciale, mentre il folk stava diventando il vero genere con cui esprimere la ribellione del momento. E il folk di quel momento era quasi ai massimi livelli con il già citato Guthrie (che però era in fin di vita quando si incontrò con Dylan) e Pete Seeger.

Dopo l'incontro con Guthrie, Bob produce dei successi come "Blowin' in the wind" e "The times they are a-changin'". Successivamente, incontra i poeti beat, come Ferlinghetti e Ginsberg, e, ritornando alla sua passione per il rock and roll, fonde le basi di questo genere musicale con i testi più impegnativi del folk. Da ciò, emergerà il successo che voglio farvi ascoltare oggi: "Subterranean homesick blues".

Partiamo dal leggere il testo (tradotto).

"Johnny è in cantina / a mescolare la medicina / io sono sul pavimento / e penso al governo / L'uomo con l'impermeabile / mostra il distintivo / e dice di avere una brutta tosse / Vuole essere pagato / Fà attenzione ragazzo / è qualcosa che hai fatto / Dio sa quando / ma lo stai rifacendo / meglio che svicoli nel vicolo / per cercare un nuovo amico / Il tizio con il cappello di pelle di procione / nel grande recinto / vuole banconote da undici dollari / tu ne hai soltanto da dieci. / Maggie arriva con pie' veloce / la faccia piena di fuliggine nera / dice che il calore ha messo / piante nel letto ma / comunque il telefono è intercettato / Maggie dice che molti dicono / che devono cacciare ai primi di maggio / ordini del magistrato / Fà attenzione ragazzo / non importa quello che hai fatto / cammina in punta di piedi / non provare "No doz" / meglio stare lontano da quelli / che portano in giro una manichetta antincendio / tieni il naso pulito / attento ai vestiti comuni / non hai bisogno di un meteorologo / per sapere da che parte soffia il vento. / Ammàlati, guarisci / gira intorno ad un calamaio / Suona il campanello, difficile da dire / se qualcosa sarà venduta / sfòrzati, èscine, / ritorna, scrivi in braille, / và in prigione, salta la cauzione / arruòlati se fallisci, / fà attenzione ragazzo / sarai colpito / Ma consumatori, imbroglioni / sei volte perdenti / gironzolano fuori dai teatri / La ragazza del vortice / cerca un nuovo pazzo / Non seguire i leaders / attento ai parchimetri. / Ah nasci, stai al caldo, / pantaloncini, avventura, impara a ballare / Vèstiti, benediciti / cerca di ottenere successo / compiacila, compiacilo, compra regali / non rubare, non sgraffignare, / vent'anni di studio / e ti mettono al turno di giorno / Fà attenzione ragazzo / che insabbiano tutto / Meglio saltare in un tombino / accenditi una candela / non indossare sandali / evita gli scandali / non vorrai essere un fannullone / meglio masticare gomma / la pompa non funziona / perchè i vandali hanno preso la manovella."

Testo strano? Il flusso con cui racconta queste storie richiama molto lo stile poetico di Ginsberg  (non a caso questa canzone nasce dopo l'incontro con lui), ma si rifà anche al flusso cui era solito Jack Kerouac (stile che non riusciamo a percepire in pieno noi in Italia se leggiamo le opere tradotte) e allo stile socialmente impegnato di Seeger e Guthrie. Tuttavia, a ben vedere, qui Dylan si limita a illustrare come "il mondo va a rotoli", ma non dice come reagire. Infatti, se ricordate "Masters of the war" (che leggemmo tempo fa), Dylan condanna duramente i "signori della guerra". In questo testo, invece, ricorre spesso l'espressione "fa attenzione ragazzo", ma niente più.

Musicalmente, poi, la canzone si ispira a Chuck Berry, ed è stato questo l'elemento determinante per la scelta di questa canzone oggi!







 

Non è una canzone magnifica? Personalmente, la amo!

Un po' di curiosità adesso... Questo può essere definito il primo video musicale della storia musicale, sebbene faccia parte di un documentario che riguardava il cantante. I cartelli, inoltre, furono scritti la sera prima di girare il video da Dylan, Ginsberg e i due cantanti Donovan (Leicht) e Bob Neuwith. Infine, si riconduce questa canzone a una delle basi per la nascita del rap e dell'hip-hop, data la velocità con cui sono cantatate le parole.

Umore del giorno: caricato da questa canzone!

Restate in linea!

martedì 26 luglio 2011

Sulla strada

Partendo dal presupposto che ormai si sappia cos'è la beat generation, oggi voglio parlare del libro-manifesto di questa meravigliosa cultura: "On the road" [Sulla strada], di Jack Kerouac.

Il libro si divide in 5 parti e i personaggi all'interno di esso si rifanno ai veri compagni di Kerouac. Infatti, Sal, il protagonista, è Kerouac stesso, mentre Dean è Neal Cassady, co-protagonista e perno di tutto il libro e Carlo Marx è Allen Ginsberg (il filo conduttore probabilmente sta nel fatto che Marx era russo, mentre Ginsberg aveva origine russe da parte di madre).

Tutto nasce dall'incontro di Sal con Dean. Sal è uno studente di New York che scrive libri, mentre Dean è un ragazzo che, uscito dal riformatorio, va a New York per imparare a scrivere. Effettivamente, nella storia di Dean c'è abbastanza di Neal Cassady, perchè questo davvero era orfano della madre e viveva col padre alcolizzato e davvero stette in riformatorio varie volte per furto d'auto, prima di partire per New York e conoscere Kerouac e Ginsberg.

Ieri parlai di hipster e dissi che questi influenzarono gli scrittori beat. Bene, questi sono chiamati "beatnik" e tutti i personaggi del romanzo lo sono. Dean è il beatnik per eccellenza. Egli è un uomo pieno di energie (e che per molti, anche nel libro, è descritto come pazzo), con tanta voglia di vivere, ama le ragazze, la droga, l'alcool e i ritmi sfrenati del be bop e non riesce a stare fermo in un posto (motivo in più per definirlo il beatnik per eccellenza).

Dall'incontro tra Sal e Dean si hanno vari viaggi lungo gli Stati Uniti, tra San Francisco (Frisco) e New York e, infine, anche in Messico. I viaggi sono raccontati minuziosamente e fanno davvero venire voglia di abbandonare tutto e iniziare l'autostop lungo l'America.

Per me, la bellezza del libro sta proprio in questo: vivere liberi dal conformismo dalle schiavitù quotidiane e godere la vita in pieno, viaggiando e scoprendo il mondo. Il vero problema, tuttavia, sta nella difficoltà di oggi di riuscire a viaggiare con gli autostop. C’è troppa diffidenza e nessuno si fermerebbe più a darti il passaggio. Di conseguenza, bisogna munirsi di tanto denaro per viaggiare, ma saremmo schiavi del lavoro e ritorneremmo al punto di partenza.

Venendo al libro, come al solito ci sono stati periodi particolarmente interessanti che volevo condividere.

Innanzitutto, ecco una prima descrizione che Sal fa di Dean. Da qui capirete che tipo era: “perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno "Ooohhh!".”

È in questo periodo che è racchiusa l’essenza della generazione beat. Io, noto pessimista, dopo questo libro sono stato ammaliato dalla figura di Dean, una figura trascinante e così piena di vita che mi ha fatto abbandonare il mio “stretto” punto di vista!

Continuando, ci sono altri vari periodi da cui emerge la mentalità dei beatnik. “Non è forse vero che si comincia la vita come un dolce fanciullo che crede in tutto ciò che sta sotto il tetto paterno? Poi viene il giorno dei Laodicei, quando si sa che si è distrutti e miserabili e poveri e ciechi e nudi, e con l'aspetto di uno spettro repellente e oppresso ci si incammina tremando attraverso una vita piena d'incubi.”. Giusto per capire un po’, Laodicea è un’antica città siriana, distrutta dai terremoti.

E ancora: “Adesso considera un po' questi qua davanti. Hanno preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove devono dormire stanotte, quanti soldi per la benzina, il tempo, come ci arriveranno... e in tutti i casi ci arriveranno lo stesso, capisci. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d'ingannare il tempo con necessità fasulle o d'altro genere, le loro anime puramente ansiose e piagnucolose non saranno in pace finché non riusciranno ad agganciarsi a qualche preoccupazione affermata e provata e una volta che l'avranno trovata assumeranno un'espressione facciale che le si adatti e l'accompagni, il che, come vedi, è solo infelicità, e per tutto il tempo questa aleggia intorno a loro ed essi lo sanno e anche questo li preoccupa senza fine. Ascolta! Ascolta!”. Oggi è così! Siamo inseguiti e angosciati dalle preoccupazioni e dalle incombenze che dimentichiamo le cose più importanti. Ma, allo stesso tempo, godiamo nel tenere sempre occupata la nostra mente perché temiamo il silenzio e noi stessi, e temiamo che fermandoci a capire ciò che ci circonda potremo sentirci più nudi di quando non vogliamo credere.

Sullo stesso argomento: “L'unica cosa per la quale languiamo nei nostri giorni di vita, che ci fa sospirare e lamentarci e sottostare a dolci nausee di ogni specie, è il ricordo di una certa felicità perduta che probabilmente è stata sperimentata nell'alvo materno e può riprodursi solamente (quantunque noi si detesti ammetterlo) nella morte. Ma chi è che vuol morire? Nell'incalzare degli avvenimenti continuavo a pensare a questo nel fondo della mia mente.”. Sull’argomento della felicità, però, voglio tornare a parlare un altro giorno con un altro poeta beat.

“L'anonimato nel mondo degli uomini è migliore che la fama in cielo, poiché, cos'è il cielo? Cos'è la terra? Sono tutte cose cerebrali.”

E come si suol dire, “last but not least”, “L'anonimato nel mondo degli uomini è migliore che la fama in cielo, poiché, cos'è il cielo? Cos'è la terra? Sono tutte cose cerebrali.” Ammettiamolo, oggi rincorriamo la fama e la ricchezza, insomma materialismo, ma non è questo che deve importare! Un aspetto di cui non ho parlato, in effetti, è la concezione anti-materialista che avevano i beatnik e una forte spinta religiosa, non solo cristiana, ma anche verso le religioni orientali.

Infine, volevo chiudere con un paragrafo che ha fatto venire “la febbre” anche a me. La scrittura di Kerouac è semplice e scorrevole. In questo pezzo mi sono sentito dentro la scena  e mi sentivo come Dean. Leggete e ditemi se vi fa lo stesso effetto. Si parla di George Shearing, un pianista di be bop. “E Shearing cominciò a dondolarsi; sulla faccia estatica gli si apri un sorriso; prese a dondolarsi sullo sgabello del pianoforte, avanti e indietro, dapprima lentamente, poi il ritmo andò su, ed egli si mise a dondolare più svelto, col piede sinistro che si sollevava ad ogni battuta, il collo prese a dondolarsi e a contorcersi, portava la faccia fin sulla tastiera, spingeva indietro i capelli, i capelli ben pettinati gli si scompigliarono, lui cominciò a sudare. La musica aumentò di tono. Il suonatore di contrabbasso si piegò su se stesso, e colpi lo strumento, sempre più presto, pareva sempre più presto, ecco tutto. Shearing cominciò a suonare i suoi accordi; si srotolavano dal piano in grandi e ricche cascate, si pensava che quell'uomo non avesse il tempo dismetterle in riga. Ondeggiavano e ondeggiavano come il mare. La gente gli gridava: «Dai!». Dean sudava; il sudore gli colava giù per il colletto.” Pazzo pazzo… Lo posso rileggere tante volte e sento sempre una tensione dentro me crescere man mano che quel ritmo che descrive Kerouac diventa più trascinante.

Non so se vi ho instillato un minimo di curiosità verso questo libro. Personalmente, vi consiglierei di leggerlo: sotto l’ombrellone (quando il tempo lo ripermetterà) o durante le pause dallo studio o in ufficio… Se poi viene voglia di prendere un camper e partire all’avventura contattatemi perché lo farei con piacere!  :)

Umore del giorno: potrò sembravi pazzo, ma sono entusiasta! Pensare a questo libro e a Dean mi riempie di vita… Dean è ormai un modello per me

Restate in linea!

lunedì 25 luglio 2011

La beat generation

Ho finalmente letto (e finito) "Sulla strada" di Jack Kerouac e lasciatemelo dire: "WOW!". E' un libro che si fa leggere tutto d'un fiato e che è molto lontano da ciò che siamo perlopiù abituati a leggere oggi, libri con un inizio, uno svolgimento che implica un problema e un finale con una soluzione al problema. Questa è, invece, la storia di vari viaggi lungo gli Stati Uniti compiuti dal protagonista, Sal Paradiso, e che spesso sono fatti con l'amico Dean Moriarty.

Ma prima di parlare del libro, volevo soffermarmi oggi su un altro aspetto: la Beat generation. Questo romanzo è stato il manifesto del movimento beat. Ma chi sa cosa è il movimento beat? Effettivamente, oggi se ne parla pochissimo eppure se vi dico James Dean, o Elvis Presley, o Bob Dylan o addirittura figli dei fiori qualcosa in mente vi viene sulla ribellione degli anni '60. Bene, tutti questi personaggi furono influenzati dal movimento beat.

Il movimento beat nasce verso il 1947, quando a San Francisco si riuniscono Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Neal Cassady. Wikpedia dà una bellissima definizione di questo movimento, perchè "beat" in inglese ha vari significati. Molto immediato è il significato di beat nel senso musicale: il beat è la battuta musicale, e il ritmo del periodo è il "be bop", uno stile di jazz molto movimentato che oggi si è quasi completamente perso. Ma "beat" è anche tradotto come battuto, e gli artisti beat si sentivano battuti e sconfitti dalla società e dalle sue imposizioni. Inoltre, "beat" è la "beatitudine", che scrittori e poeti raggiungevano tramite l'uso di droghe e alcool.

Insomma, la generazione beat è una generazione di ribellione, ma non assume mai connotati politici. E questa generazione prende spunti dagli hipster. Essi sono persone che si distaccano dalla cultura americana predominante nel momento, volta al consumismo e alla massificazione culturale. Gli hipsters vivono sotto la paura della guerra atomica e da loro prenderanno anche origine, più tardi, gli hippie (visto come tutto ritorna?  :) )

Dei grandi artisti beat abbiamo sicuramente Jack Kerouac, che ha dato inizio al movimento, insieme a Allen Ginsberg (di cui ho già pubblicato 2 poesie) e Neal Cassady, ispiratore di Kerouac (vedremo domani il suo ruolo in "Sulla strada") e di Ginsberg (se rileggete Howl, la prima parte è dedicata a lui) e che morì assiderato, tra gli effetti delle droghe, a quasi 42 anni; William Burroughs, di cui famosa è la trasposizione cinematografica di Cronenberg del libro "The naked lunch" (Il pasto nudo"; Lawrence Ferlinghetti, poeta tutt'ora vivente di cui leggeremo in qualche futuro post; Jack Hirschman, altro poeta ancora in vita e di cui ho trovato una poesia interessante; e Gregory Corso, definito il migliore beat insieme a Kerouac e Ginsberg.

Il motivo di tutto questo preambolo è perchè ieri parlavo con tanto entusiasmo del libro che avevo finito, ma mi sono presto ritrovato a dover spiegare cos'è la beat generation. C'era un po' di sconforto, ma sono stato felice di spiegare cosa fosse e spero proprio che sia rimasto qualcosa di tutto quello che dissi.

Umore del giorno: con un forte entusiasmo! Ma domani vedremo perchè!

Restate in linea!

sabato 21 maggio 2011

Qualcuno da amare

Devo ammettere che dopo la canzone di sabato scorso mi sento un po' in colpa. Stavo dando più priorità a farvi conoscere o ricordare canzoni che la Storia aveva  riposto nel cassetto dimenticandomi di grandi artisti che hanno fatto la Musica.

Ancora per stasera, quindi, volevo mettere un grande artista degli anni della Grande Musica, e in particolare degli anni '60. Questo gruppo, addirittura, è famoso per aver portato al successo il "rock psichedelico".

Il rock psichedelico è quel rock nato dall'abuso di sostanze stupefacenti, le quali, secondo gli artisti, davano all'artista la possibilità di raggiungere strati più profondi della mente umana e di potersi, quindi, esprimere meglio e con un contatto più diretto col pubblico. Ormai, devo ammettere che il periodo degli anni '60, San Francisco e il consumo di droghe, LSD e peyote è una costante nella cultura che tanto mi appassiona: Kerouac, Ginsberg e ora anche i Jefferson Airplanes!

Una delle loro prime canzoni del rock psichedelico è "Somebody to love", un successo che ho trovato solo di recente nonostante più o meno già conoscessi  la canzone. Partiamo dalla traduzione.

"Quando la verità si scopre esser falsa / E tutta la gioia dentro di te muore / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / Quando i fiori del giardino, baby, sono morti, sì e / La tua mente, la tua mente è così piena di rosso / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / I tuoi occhi, direi che i tuoi occhi potrebbero assomigliare ai suoi / Yeah, ma nella tua testa, baby, mi dispiace, non sai dov'è / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / Le lacrime stanno correndo giù e giù lungo il tuo petto / Ed i tuoi amici, baby ti trattano come un ospite / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare"







Non vi ha messo una particolare energia questa canzone? Io la adoro!!!

Umore del giorno: grigio... Dopo aver studiato stamattina ho avuto un brutto mal di testa per molte ore ma, peggio, ho scoperto che domani che andrò a Roma, in vista di un concorso, il tempo sarà piovigginoso!

Restate in linea!

giovedì 28 aprile 2011

Morte all'orecchio di Van Gogh

Come accennai la settimana scorsa, voglio farvi leggere una poesia di Allen Ginsberg. Ho letto la raccolta di sue poesie in “Jukebox all’idrogeno” e ne sono davvero rimasto colpito. Favorevolmente!

La poesia in questione si chiama “Morte all’orecchio di Van Gogh”. Nel libro che lessi c’era anche un’altra bellissima poesia, dedicata alla madre morta, ma era molto lunga e probabilmente nessuno o pochissimi l’avrebbero letta.  Anche questa è lunghina, ma piuttosto scorrevole.

Questa poesia denuncia la politica e la società americane asservite agli interessi economici e commerciali, con riferimento a doversi episodi storici (come le iniziative per tenere alti i prezzi di mercato o le misure per limitare l’immigrazione cinese), a figure di spicco del pensiero democratico (come Einstein coi suoi ideali antiatomici; Bertrand Russell, a cui nel 1940 fu impedito di insegnare nelle scuole di New York per “immoralità”, a causa elle sue posizioni su matrimonio, divorzio e controllo delle nascite) e Charlie Chaplin (qui fissato con la rosa tra i denti come in un suo celebre film), e a situazioni di crisi provocate nel mondo non occidentale dall’imperialismo economico e politico (il Chiapas, il Tangianica, il Kenia, il Sud Africa e il Tibet).

Inoltre, giusto per capire meglio alcuni versi, è bene che ricordiate che Hart Crane è un poeta statunitense morto suicida; Kra e putki sono parole magiche di un atto radiofonico di Artaud; Hoover, omosessuale, organizzò e diresse per 40 anni l’Fbi, promuovendo indagini sulle attività antiamericane dei simpatizzanti comunisti e raccogliendo decine di migliaia di dossier personali. Per molti altri riferimenti che potreste non capire conviene informarmi da voi.

E dopo queste premesse, buona lettura!

“Poeta è Prete
il Denaro ha valutato l’anima dell’America
il Congresso ha aperto un varco verso il precipizio dell’Eternità
il Presidente ha costruito una macchina di Guerra che vomiterà e tirerà su la Russia dal Kansas
il Secolo americano è tradito da un folle Senato che non fa più all’amore con sua moglie
Franco ha assassinato Lorca il figlio pederasta di Whitman
così come Majakovskij si è suicidato per evitare la Russia
Hart Crane Platonico insigne si è suicidato per far crollare l’America sbagliata
così come milioni di tonnellate di grano umano sono state bruciate tra pareti segrete sotto la Casa Bianca
mentre l’India affamata gridava  e mangiava cani pazzi pieni di pioggia
e montagne di uova venivano ridotte in polvere bianca nelle sale del Congresso
nessun timorato di Dio vi camminerà mai più a causa della puzza delle uova marce d’America
e gli Indiani di Chiapas continuano a mordere le loro tortillas prive di vitamine
gli aborigeni d’Australia forse farneticano nel deserto senza uova
e io ho di rado un uovo a colazione nonostante il mio lavoro richieda uova infinite per venire alla luce nell’Eternità
le uova dovrebbero essere mangiate o date alle loro madri
e il dolore degli innumerevoli polli d’America è espresso dalle grida dei suoi attori alla radio
Detroit ha fabbricato un milione di automobili di gomma e fantasmi
ma io cammino, cammino, e l’oriente cammina con me, e tutta l’Africa cammina
e prima o poi il Nord America camminerà
perché come noi abbiamo cacciato l’Angelo Cinese dalla nostra porta lui caccerà noi dalla Porta d’Oro del futuro
non abbiamo avuto pietà per il Tanganica
Einstein da vivo è stato schernito per la sua politica angelica
Bertrand Russell scacciato da New York per i suoi amori
e l’immortale Chaplin è stato scacciato dalle nostre sponde con la rosa fra i denti
una cospirazione segreta della Chiesa Cattolica nei gabinetti del Congresso ha negato gli antifecondativi alle masse incessanti dell’India.
Nessuno pubblica una parola che non sia lo strillo vigliaccamente robot di una mentalità depravata
il giorno che si pubblicherà la vera letteratura del corpo americano sarà giorno di Rivoluzione
la rivoluzione dell’agnello sexy
l’unica rivoluzione incruenta che distribuisce grano
il povero Genet illuminerà i mietitori dell’Ohio
La marijuana è un narcotico benigno ma J. Edgar Hoover preferisce il suo scotch micidiale
E l’eroina di Lao-Tze e del Sesto Patriarca è punita con la sedia elettrica
Ma i poveri drogati malati non hanno luogo ove posare la testa
Belve nel nostro governo hanno inventato per la tossicomania una cura antiquata come il Sistema di Difesa di Preallarme Radar.
io sono il sistema di difesa di preallarme radar
non vedo altro che bombe
non mi interessa impedire all’Asia di essere l’Asia
e i governi di Russia e Asia sorgeranno e cadranno ma l’Asia e la Russia non cadranno
anche il governo d’America cadrà ma come può cadere l’America
io dubito che nessuno cadrà mai più eccetto i giovani
per fortuna tutti i governi cadranno
gli unici che non cadranno sono quelli buoni
e quelli buoni non esistono ancora
Ma devono cominciare ad esistere esistono nelle mie poesie
esistono nella morte dei governi di Russia e d’America
esistono nella morte di Hart Crane e Majakovskij
Ora  è il momento della profezia senza morte come conseguenza
l'universo finirà per scomparire
Hollywood marcirà nei mulini a vento dell’Eternità
Hollywood i cui schermi sono piantati nella gola di Dio
Sì Hollywood avrà quello che si merita
Tempo
Stillicidio o gas distruttore alla radio
La storia renderà questa poesia profetica e la sua terribile stupidità  un’orrenda musica spirituale
Ho il gemito dei colombi e la piuma dell’estasi
L’uomo non può più sopportare la fame del cannibalismo astratto
La guerra è astratta
il mondo sarà distrutto
ma io morirò solo per la poesia, che salverà il mondo
Il monumento a Sacco & Vanzetti non ancora finanziato per nobilitare Boston
gli indigeni del Kenya tormentati da avventurieri idioti dell’Inghilterra
il Sudafrica nella morsa del bianco stupido
Vachel Lindsay Ministro degli Interni
Poe Ministro dell’Immaginazione
Pound Min. delle Finanze
e Kra appartiene a Kra, e Pukti a Pukti
innesto di Blok e Artau
l’Orecchio di Van Gogh sulle banconote
non più propaganda per i mostri
e i poeti dovrebbero star fuori della politica per non diventare mostri
io sono diventato mostruoso con la politica
poeta russo indubbiamente mostruoso nel suo notes segreto
il Tibet dovrebbe essere lasciato in pace
Queste sono profezie ovvie
L’America sarà distrutta
I poeti russi combatteranno con la Russia
Whitman ammonì contro questa “favoleggiata nazione Dannata”
Dov’era Theodore Roosvelt quando mandò i suoi ultimatum dal castello di Camden
Dov’era la Camera dei Deputati quando Crane lesse forte i suoi libri profetici
Che cosa stavano tramando a Wall Street quando Lindsay annunciò la sorte del Denaro
Stavano ascoltando le mie grida negli spogliatoi degli Uffici Assunzione di Bickford?
Hanno teso l’orecchio ai gemiti della mia anima quando mi dibattevo nelle statistiche dell’inchiesta di mercato nel Foro a Roma?
No stavano litigando in uffici roventi, su tappeti di cuori perduti, gridando e contrattando col Destino
lottando con lo Scheletro con sciabole, moschetti, denti in fuori, indigestioni, bombe di ladrocinio, costituzione, razzi, pederastia,
con le spalle al muro per mettere su mogli e appartamenti, prati, sobborghi, premi ambigui,
Portoricani ammassati per il massacro nella 114ª Strada in nome dell’imitazione di un frigorifero cinese-moderno
Elefanti di misericordia assassinati in nome de un’uccelliera elisabettiana
milioni di fanatici agitati in manicomio in nome dell’industria strillante soprano
Canzone pubblicitaria di fabbricanti di sapone - scimmie di dentifricio nei video della televisione – deodoranti su sedie ipnotiche
trafficanti di petrolio nel Texas – un jet fa una striscia tra le nuvole –
scrittori del cielo mentitori sulla faccia della Divinità – macellai zannati di cappelli e scarpe, tutti Padroni!
     Padroni! Padroni! con l’ossessione della proprietà e dell’Io che svanisce!
e i loro lunghi articoli di fondo si barcamenano parlando dei negri che gridano attaccati dalle formiche brulicanti fuori dalla prima pagina!
Macchinario di un sogno elettrico di massa! Prostituta di Babilonia creatrice di guerra che grida su Campidogli e Accademie!
Denaro! Denaro! Denaro! strillante pazzo celestiale denaro dell’illusione! Denaro fatto di nulla, fame, suicidio! Denaro di fallimento! Denaro di morte!
Denaro contro l’Eternità! E le forti macchine dell’Eternità trituravano la vasta carta dell’Illusione

Parigi, 1958"
 In questi giorni che si parla di guerre, di default di Paesi europei e degli stessi USA e di energie verdi, chissà che questa poesia non diventi proprio una profezia entro poco tempo!

Umore del giorno: in trepidazione per leggere il finale de "Il fantasma dell'Opera"

Restate in linea!

mercoledì 9 febbraio 2011

Urlo

Stamattina, ultimo giorno prima di ricominciare a studiare, cercavo qualche film interessante. Mi sono improvvisamente ricordato di un film dell'anno scorso che aveva un che di affascinante e rileggendo la trama ho deciso di provare a vederlo. Inutile dire che me ne sono innamorato.

Il film è "Urlo - Howl" e racconta della poesia più celebre di Allen Ginsberg, un poeta americano che con quella poesia scrisse il manifesto della beat generation. Ne sono rimasto così affascinato che voglio farvi leggere questa poesia. Ma, nonostante sia lunga, devo fare un po' di premesse.

"Urlo" è divisa in 3 parti più le note dell'autore. Nella prima parte, egli racconta delle esperienze fatte durante la sua vita e dei suoi incontri. Parla anche di Neal Cassidy, scrittore beat di cui Allen era innamorato senza essere contraccambiato. Dettagli importanti sono che Ginsberg era gay; che faceva forte uso di droghe, tra cui il peyote è stato una Musa; che sua madre aveva problemi mentali mai identificati.

Nella seconda parte si parla di Moloch. Anche questa parte è stata scritta sotto l'effetto del peyote. Moloch in realtà era un albergo che Ginsberg vide come un mostro ma che, nello parte della poesia, simboleggiava lo stato americano.

La terza parte è dedicata a Carl Solomon, che Ginsberg incontrò al manicomio mentre visitava la madre.

Bene, senza perdere altre parole vi lascio alla lettura della poesia. Potrebbe risultare difficile, lunga e, a volte, magari, senza senso. Be', a me leggerlo mi fa sognare!

"I

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,
trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa,
hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi ínfossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz,
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra,
che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro,
che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York,
che mangiavano fuoco in alberghi vernice o bevevano trementina nello Paradise Alley, morte, o notte dopo notte si purgatoratizzavano il torso
con sogni, droghe, incubi di risveglio, alcool e uccello e sbronze a non finire,
incomparabili strade cieche di nebbia tremante e folgore mentale in balzi verso i poli di Canada & Paterson, illuminando tutto il mondo immobile del Tempo in mezzo,
solidità Peyota di corridoi, albe cimiteri alberi verdi retro cortili, sbronze di vino sopra i tetti, rioni di botteghe in gioiose corse drogate neon balenio di semafori, vibrazioni di sole e luna e alberi nei rombanti crepuscoli invernali di Brooklyn, fracasso di pattumiere e dolce regale luce della mente,
che si incatenavano ai subways in corse interminabili dal Battery al santo Bronx pieni di simpamina finché lo strepito di ruote e bambini li faceva scendere tremanti a bocca pesta e scassati stremati nella mente svuotata di fantasia nella luce desolata dello Zoo,
che affondavano tutta la notte nella luce sottomarina di Bickford fluttuavano fuori e passavano un pomeriggio di birra svanita nel desolato Fugazzi ascoltando lo spacco del destino al jukebox all’idrogeno,
che parlavano settanta ore di seguito dal parco alla stanza al bar a Bellevut al museo al ponte di Brooklyn,
schiera perduta di conversatoci platonici precipiti dai gradini d’ingresso dalle scale di sicurezza dai davanzali dall’Empire State giú dalla luna,
farfugliando strillando vomitando sussurrando fatti e ricordi e aneddoti e sensazioni ottiche e shocks di ospedali e carceri e guerre,
intieri intelletti rigurgitati in un richiamo totale per sette giorni e notti con occhi brillanti, carne da Sinagoga sbattuta per terra,
che svanivano nel nulla Zen New Jersey lasciando una scia di ambigue cartoline del Municipio di Atlantic City,
straziati da sudori Orientali e scricchiolii d’ossa Tangerini e emicranie Cinesi nel rientro dalla streppa in una squallida stanza mobiliata di Newark,
che giravano e giravano a mezzanotte tra i binari morti chiedendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
che accendevano sigarette in carri merci carri merci carri merci strepitanti nella neve verso fattorie solitarie nella notte dei nonni,
che studiavano Plotino Poe Sangiovanni della Croce telepatia e cabala del bop perché il cosmos vibrava istintivamente ai loro piedi nel Kansas,
che stavano soli per le strade dello Idaho in cerca di visionari angeli indiani che erano visionari angeli indiani,
che credevano di essere soltanto matti quando Baltimore luccicava in un’estasi soprannaturale,
che sobbalzavano in limousine col Cinese dell’Oklahoma sotto l’impulso di inverno mezzanotte luce stradale provincia pioggia,
che indugiavano affamati e soli a Houston in cerca di jazz o sesso o minestra, e seguivano il brillante Spagnolo per chiacchierare sull’America e l’Eternità, causa persa, e così si imbarcavano per l’Africa,
che scomparivano nei vulcani del Messico non lasciando che l’ombra dei jeans e la lava e ceneri di poesia sparse nella Chicago caminetto,
che riapparivano sulla West Coast indagando sul F.B.I. barbuti e in calzoncini con grandi occhi pacifisti sexy nella pelle scura distribuendo volantini incomprensibili,
che si bucavano le Braccia con sigarette protestando contro la nebbia di tabacco narcotico del Capitalismo,
che diffondevano manifesti Supercomunisti in Union Square piangendo e spogliandosi mentre le sirene di Los Alamos li zittivano col loro grido, e gridavano giú per Wall e anche il ferry di Staten Island gridava,
che crollavano piangendo in palestre bianche nudi o tremanti davanti al macchinario di altri scheletri,
che mordevano i poliziotti nel collo e strillavano di felicità nelle camionette per non aver commesso altro delitto che la loro intossicazione e pederastia pazza tra amici,
che urlavano in ginocchio nel subway e venivano trascinati dal tetto sventolando genitali e manoscritti,
che si lasciavano inculare da motociclisti beati, e strillavano di gioia,
che si scambiavano pompini con quei serafini umani, i marinai, carezze di amore Atlantico e Caribbeo,
che scopavano la mattina la sera in giardini di rose e sull’erba di parchi pubblici e cimiteri spargendo il loro seme liberamente su chiunque venisse,
che gli veniva un singhiozzo interminabile cercando di ridacchiare ma finivano con un singhiozzo dietro un tramezzo dei Bagni Turchi quando l’angelo biondo & nudo veniva a trafiggerli con una spada,
che perdevano i loro ragazzi d’amore per le tre vecchie streghe del fato la strega guercia del dollaro eterosessuale la strega guercia che strizza l’occhio dal grembo e la strega guercia che sta li piantata sul culo a spezzare i fili d’oro intellettuali del telaio artigianale,
che copulavano estatici e insaziati con una bottiglia di birra un amante un pacchetto di sigarette una candela e cadevano dal letto, e continuavano sul pavimento e giú per il corridoio e finivano svenuti contro il muro con una visione di fica suprema e sperma eludendo l’ultima sbora della coscienza,
che addolcivano le fiche di milioni di ragazze tremanti al tramonto, e avevano gli occhi rossi la mattina ma pronti ad addolcire la fica dell’alba, natiche lampeggianti sotto i granai e nude nel lago,
che andavano a puttane nel Colorado in miriadi di macchine notturne rubate, N.C., eroe segreto di queste poesie, mandrillo e Adone di Denver – gioia alla memoria delle sue innumerevoli scopate di ragazze in terreni abbandonati & retrocortili di ristoranti per camionisti, in poltrone traballanti di vecchi cinema, su cime di montagna in caverne o con cameriere secche in strade familiari sottane solitarie alzate & solipsismi particolarmente segreti nei cessi dei distributori di benzina, & magari nei vicoli intorno a casa,
che dissolvevano in grandi cinema luridi, si spostavano in sogno, si svegliavano su una Manhattan improvvisa, e si tiravano su da incubi di cantine ubriachi di Tokay spietato e da orrori di sogni di ferro della Terza Strada & inciampavano verso l’Uffício Assistenza,
che camminavano tutta la notte con le scarpe piene di sangue su moli coperti di neve aspettando che una porta sullo East River si aprisse su una stanza piena di vapore caldo e di oppio,
che creavano grandi drammi suicidi in appartamenti a picco sullo Hudson sotto azzurri fasci antiaerei di luce lunare & le loro teste saranno incoronate di alloro nell’oblio,
che mangiavano stufato d’agnello dell’immaginazione o ingoiavano rospi nel fondo fangoso dei fiumi di Bowery,
che piangevano sulle strade romantiche coi carretti pieni di cipolle e musica scassata,
che sedevano in casse respirando al buio sotto il ponte, e si alzavano per fare clavicembali nelle loro soffitte,
che tossivano al sesto piano di Harlem incoronati di fiamme sotto il cielo tubercolare circondati da teologia in cassette da frutta,
che scarabocchiavano tutta la notte in un rock and roll su incantesimi da soffitta destinati a diventare nella mattina giallastra strofe di assurdo,
che cuocevano animali marci polmoni cuori code zampe borsht & tortillas sognando il puro reame vegetale,
che si buttavano sotto furgoni di carne in cerca di un uovo,
che buttavano orologi dal tetto per gettare il loro voto all’Eternità fuori del Tempo, & per un decennio dopo le sveglie cadevano ogni giorno sul loro capo,
che si tagliavano i polsi tre volte di seguito senza seguito, rinunciavano ed erano costretti ad aprire negozi di antiquariato dove credevano di invecchiare e piangevano,
che venivano arsi vivi nei loro innocenti vestiti di flanella sulla Madison Avenue tra esplosioni di versi di piombo e il frastuono artificiale dei ferrei reggimenti della moda & gli strilli alla nitroglicerina dei finocchi della pubblicità & l’iprite di sinistri redattori intelligenti, o venivano investiti dai taxi ubriachi della Realtà Assoluta,
che si buttavano dal ponte di Brooklyn questo è successo davvero e se ne andavano sconosciuti e dimenticati tra la foschia spettrale di Chinatown minestra vicoli & autopompe, neanche una birra gratis,
che cantavano disperati dalle finestre, cadevano dal finestrino del subway, si buttavano nello sporco Passaic, saltavano su negri, piangevano lungo tutta la strada, ballavano scalzi su bicchieri rotti spaccavano nostalgici dischi Europei di jazz tedesco del ‘30 finivano il whisky e vomitavano rantolando nel cesso insanguinato, nelle loro orecchie gemiti e l’esplosione di colossali sirene,
che rotolavano giú per le autostrade del passato andando l’un l’altro verso l’hotrod-Golgotha di veglia solitudine-prigione o l’incarnazione del jazz di Birmingham,
che guidavano est-ovest settantadue ore per sapere se io avevo una visione o tu avevi una visione o lui aveva una visione per scoprire l’Eternità,
che andavano a Denver, che morivano a Denver, che ritornavano a Denver & aspettavano invano, che vegliavano a Denver & meditavano senza compagni a Denver e infine se ne andavano per scoprire il Tempo, & ora Denver ha nostalgia dei suoi eroi,
che cadevano in ginocchio in cattedrali senza speranze pregando per l’un l’altro salvezza e luce e seni, finché l’anima si illuminava i capelli per un attimo,
che si sfondavano il cervello in prigione aspettando criminali impossibili dalla testa bionda e il fascino della realtà nei loro cuori che cantavano dolci blues a Alcatraz,
che si ritiravano in Messico per conservarsi alla droga, o a Rocky Mount per il tenero Buddha o a Tangeri a ragazzini o alla Southern Pacific per la locomotiva nera o a Harvard o a Narciso o a Woodlawn alle orge o la fossa, che chiedevano prove di infermità mentale accusando la radio di ipnotismo & venivano lasciati con la loro pazzia & le loro mani & una giuria incerta,
che al CCNY buttavano patate in insalata ai conferenzieri sul Dadaismo e poi si presentavano sui gradini di pietra del manicomio con teste rapate e discorsi arlecchineschi di suicidio, chiedendo un’immediata lobotomia,
e invece venivano sottoposti al vuoto concreto o insulina metrasol elettricità idroterapia psicoterapia terapia educativa ping pong e amnesia,
che in malinconica protesta rovesciavano un unico simbolico tavolo da ping pong, riposando un poco in catatonia,
ritornando anni dopo proprio calvi eccetto una parrucca di sangue, e lacrime e dita, al visibile destino da pazzo delle corsie delle città-manicomio dell’Est,
fetidi corridoi di Pilgrim State Rockland e Greystone, litigando con gli echi dell’anima, rockrollando nella mezzanotte solitudine-panca dolmen- reami dell’amore, sogno della vita un incubo, corpi ridotti pietra pesanti come la luna,
con mamma finalmente fottuta, e l’ultimo libro fantastico scaraventato dalla finestra, e l’ultima porta chiusa alle 4 del mattino e l’ultimo telefono sbattuto in risposta contro il muro e l’ultima stanza ammobiliata svuotata fino all’ultimo pezzo di mobilia mentale, una rosa di carta gialla attorcigliata su una gruccia di fil di ferro nell’armadio, e perfino essa immaginaria, nient’altro che un pezzetto di speranza nell’allucinazione -
ah, Carl, mentre tu non sei al sicuro io non sono al sicuro, e ora sei davvero nel totale brodo animale del tempo -
e che dunque correvano per le strade gelate ossessionati da un lampo improvviso dell’alchimia dell’uso dell’ellisse il catalogo il metro & i piani vibranti,
che sognavano e facevano abissi incarnati nel Tempo & lo Spazio mediante immagini contrapposte, e intrappolavano l’arcangelo dell’anima tra 2 immagini visive e univano i verbi elementari e sistemavano insieme il sostantivo e il trattino della coscienza sobbalzando alla sensazione del Pater Omnipotens Aeterni Deus per ricreare la sintassi e la misura della povera prosa umana e fermarvici di fronte muti e intelligenti e tremanti di vergogna, ripudiati ma con anima confessa per conformarsi al ritmo del pensiero nella sua testa nuda e infinita,
il pazzo vagabondo e angelo battuto nel Tempo, sconosciuto, ma dicendo qui ciò che si potrebbe lasciar da dire nel tempo dopo la morte,
e si alzavano reincarnati nei vestiti spettrali del jazz all’ombra tromba d’oro della banda e suonavano la sofferenza per amore della nuda mente d’America in un urlo di sassofono elai elai lamma lamma sabacthani che faceva tremare le città fino all’ultima radio
col cuore assoluto della poesia della vita macellato dai loro corpi buono da mangiare per mille anni.

II

Quale sfinge di cemento e alluminio gli ha sfracellato il cranio e’ gli ha divorato il cervello e l’immaginazione?
Moloch! Solitudine! Lerciume! Schifezza! Spazzatura e dollari inafferrabili! Bambini che strillano nei sottoscala! Ragazzi che singhiozzano negli eserciti! Vecchi che piangono nei parchi!
Moloch! Moloch! Incubo di Moloch! Moloch spietato! Moloch mentale! Moloch duro giudice di uomini!
Moloch prigione incomprensibile! Moloch galera teschio di morte senz’anima e Congresso di dolori! Moloch i cui edifici sono sentenze! Moloch vasta pietra di guerra! Moloch governi stupefatti!
Moloch la cui mente è puro macchinario Moloch il cui sangue è denaro che scorre! Moloch le cui dita sono dieci eserciti! Moloch il cui petto e una dinamo cannibale! Moloch il cui orecchio è una tomba fumante!
Moloch i cui occhi sono mille finestre cieche! Moloch i cui grattacieli sorgono in lunghe strade come Jehovah senza fine! Moloch le cui fabbriche sognano e gracchiano nella nebbia! Moloch le cui ciminiere e antenne incoronano le città!
Moloch il cui amore è petrolio e pietra senza fine! Moloch la cui anima è elettricità e banche! Moloch la cui povertà è lo spettro del genio! Moloch la cui sorte è una nube di idrogeno asessuale! Moloch il cui nome è la Mente!
Moloch in cui mi siedo solo! Moloch in cui sogno Angeli! Pazzo in Moloch! Rotto in culo in Moloch! Senza amore e castrato in Moloch!
Moloch che mi è entrato presto nell’anima! Moloch in cui sono una coscienza senza corpo! Moloch che mi ha fatto uscire spaventato dalla mia estasi naturale! Moloch che io abbandono! Svegliatevi in Moloch! Luce che cade dal cielo!
Moloch! Moloch! Appartamenti robot! sobborghi invisibili! tesori di scheletri! capitali cieche! industrie diaboliche! nazioni spettrali! manicomi invincibili! cazzi di granito! bombe mostruose!
Si sono rotti la schiena innalzando Moloch al Cielo! Strade, alberi, radio, tonnellate! innalzando la città al Cielo che esiste e ci circonda!
Visioni! profezie! allucinazioni! miracoli! estasi! alla deriva sul fiume americano!
Sogni! adorazioni! illuminazioni! religioni! l’intero carico di coglionerie da raffinati!
Sfondamenti! al di là del fiume! salti e crocifissioni! giù nella piena! Drogati! Epifanie! Disperazioni! Dieci anni di urli da bestie e suicidi! Menti! Nuovi amori! Generazione pazza! giù sulle rocce del Tempo!
Vere risate sante nel fiume! Han visto tutto quanto! gli occhi stravolti! le sante grida! Hanno detto addio! Si sono buttati dal tetto! verso la solitudine! salutando! portando fiori! Giù nel fiume! nella strada!

III

Carl Solomon! Sono con te a Rockland
dove sei più matto di me
Sono con te a Rockland
dove certo ti senti molto strano
Sono con te a Rockland
dove imiti l’ombra di mia madre
Sono con te a Rockland
dove hai assassinato le tue dodici segretarie
Sono con te a Rockland
dove ridi a questo humor invisibile
Sono con te a Rockland
dove siamo grandi scrittori sulla stessa terribile macchina da scrivere
Sono con te a Rockland
dove le tue condizioni si sono aggravate e se ne parla alla radio
Sono con te a Rockland
dove le facoltà del cranio non ammettono più i vermi dei sensi
Sono con te a Rockland
dove tu bevi tè dal seno delle zitelle di Utica
Sono con te a Rockland
dove scherzi sui corpi delle infermiere le arpie del Bronx
Sono con te a Rockland
dove in camicia di forza gridi che stai perdendo la partita al vero ping pong dell’abisso
Sono con te a Rockland
dove pesti sul piano catatonico l’anima è innocente e immortale non dovrebbe morire empiamente in un manicomio armato
Sono con te a Rockland
dove cinquanta altri elettroshocks non restituiranno la tua anima al suo corpo dal pellegrinaggio a una croce nel vuoto
Sono con te a Rockland
dove accusi i dottori di pazzia e complotti la rivoluzione socialista Ebraica contro il Golgotha nazionale fascista
Sono con te a Rockland
dove spaccherai i cieli di Long, Island e risusciterai il tuo vivente Gesù umano dalla tomba sovrumana
Sono con te a Rockland
dove venticinquemila compagni pazzi tutti insieme cantano le ultime strofe dell’Internazionale
Sono con te a Rockland
dove abbracciamo e baciamo gli Stati Uniti sotto le lenzuola gli Stati Uniti che tossiscono tutta la notte e non ci lasciano dormire
Sono con te a Rockland
dove ci svegliamo dal coma elettrizzati dagli aeroplani delle nostre anime che rombano sul tetto sono venuti a buttare bombe angeliche l’ospedale si illumina muri immaginari precipitano O scarne legioni correte fuori O shock stellato di misericordia è giunta la guerra eterna O vittoria non badare alle mutande siamo liberi
Sono con te a Rockland
nei miei sogni arrivi in lacrime gocciolante dalla crociera della traversata in autostrada dell’America fino alla porta del mio cottage nella notte dell’Ovest

IV

Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo!
Il mondo è santo! L'anima è santa! La pelle è santa! Il naso è santo! La lingua e il cazzo e la mano e il buco del culo sono santi!
Tutto è santo! tutti sono santi! dappertutto è santo! tutti i giorni sono nell'eternità! Ognuno è un angelo!
Il pezzente è santo come il serafino! il pazzo è santo come tu mia anima sei santa!
La macchina da scrivere è santa la poesia è santa la voce è santa gli ascoltatori sono santi l'estasi è santa!
Santo Peter santo Allen santo Solomon santo Lucien santo Kerouac santo Huncke santo Burroughs santo Cassadyn santi gli sconosciuti mendicanti sodomiti e sofferenti santi gli orrendi angeli umani!
Santa mia madre nel manicomio! Santi i cazzi dei nonni del Kansas!
Santo il sassofono gemente! Santa l'apocalisse del bop! Santi gli hipsters di jazz & marijuana pace & streppa & tamburi!
Sante le solitudini dei grattacieli e delle strade! Sante le cafeterias piene di milioni! Santi i misteriosi fiumi di lacrime sotto le strade!
Santo il juggernaut senza compagni! Santo il vasto agnello della borghesia! Santi i pazzi pastori della ribellione! Chi capisce Los Angeles È Los Angeles!
Santa New York Santa San Francisco Santa Peoria e Seattle Santa Parigi Santa Tangeri Santa Mosca Santa Istanbul!
Santo tempo nell'eternità santa eternità nel tempo santi gli orologi nello spazio santa la quarta dimensione santa la quinta Internazionale santo l'Angelo in Moloch!
Santo il mare santo il deserto santa la ferrovia santa la locomotiva sante le visioni sante le allucinazioni santi i miracoli santa la pupilla santo l'abisso!
Santo perdono! pietà! carità! fede! Santi! Nostri! corpi! sofferenza! magnanimità!
Santa la soprannaturale ultrabrillante intelligente gentilezza dell'animo!"

Abbastanza lunga, ma vorreste dire che non ne è valsa la pena?

Umore del giorno: impaziente di leggere "Jukebox all'idrogeno", la raccolta di poesie di Ginsberg che contiene anche "Urlo"

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