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lunedì 20 agosto 2012

Io ero qui

Ieri era la Giornata internazionale dell'uomo. Magari noi non ne sappiamo molto, ma è una giornata nella quale l'ONU e l'UNESCO concentrano la loro sulla salute e sui diritti positivi dell'uomo (nel senso del sesso maschile) e del ragazzo. Se anceh voi pensate che sia una cavolata, parlatene con l'Onu. Magari sa spiegarvi meglio il senso di questa giornata.
Comunque, questo preambolo era per introdurre il testo di oggi. La cantante Beyonce, infatti, ha rilasciato il video di "I was here" per questa giornata.

"Voglio lasciare le mie orme sulle sabbie del tempo / So che c’è qualcosa che, qualcosa che / Ho lasciato alle spalle / Quando lascerò questo mondo, me ne andrò senza rimpianti / Lascerò qualcosa da ricordare / Così non mi dimenticheranno / Ero qui … / Ho vissuto, ho amato / Ero qui …/ Ho fatto, ho fatto, tutto quello che ho voluto / Ed è più di quello che ho pensato sarebbe stato / Lascerò il mio segno, la mia anima, tutti sapranno / Che ero qui … / Voglio dire che ho vissuto ogni giorno, fino a quando sono morta / Tu sai che sono stata qualcosa nella vita di qualcuno / I cuori che ho toccato, saranno la prova che lascio / Che ho fatto la differenza, e questo mondo lo vedrà. / Voglio solo che essi sappiano / Che ho dato tutta me stessa, ho fatto del mio meglio / Portato qualcuno alla felicità / Ho fatto vivere meglio il mondo solo perchè… / Ero qui…"
La domanda che sorgerebbe spontanea è: "che c'entra questo con la Giornata?". La soluzione dell'enigma è nel video ufficiale del video, che inizia dicendo: "Un giorno, un messaggio, un obiettivo. Per ispirare le persone di tutto il mondo a fare qualcosa di buono, non importa se grande o piccolo, per qualcun altro."
Ed effettivamente ognuno di noi si preoccupa se lui / lei verrà mai ricordato. E ci sforziamo di fare le cose in grande per lasciare un'impronta. Invece, l'impronta si può lasciare con piccoli gesti. Amare la propria famiglia, i propri amici, fare del bene ad altri, anche indirettamente. Piccoli gesti che se fatti cambiano i rapporti con gli altri e di questi con altri a loro volta.
Vivere pienamente è amare incondizionatamente e saper apprezzare i piccoli gesti degli altri (conseguenza dell'amore).
Io voglio esser stato qui. Voi?
Umore del giorno: queste riflessioni mi hanno illuminato anche su un altro aspetto
Al prossimo post!

venerdì 2 marzo 2012

Eroe


Una delle tematiche che più sento mi stanno a cuore riguarda l'autostima perchè capitano sempre quei momenti in cui ci sentiamo a terra col morale e non sappiamo come reagire o magari in quel momento manco ci va di farlo perchè ce l'abbiamo con noi stessi e / o col mondo intero. Beh, una risposta meravigliosa l'ho trovata l'altro giorno mentre ascoltavo "Hero" di Mariah Carey. Leggete qui.
"C'è un eroe / se guardi nel tuo cuore / non devi avere paura / di quello che sei / c'é una risposta / se vai a vedere nella tua anima / e il dolore che conosci si scioglierà. / E poi arriverà un eroe / ti darà la forza di andare avanti / e metterai da parte le tue paure / e saprai che puoi sopravvivere / quindi quando ti senti senza speranza / guarda dentro te stesso e sii forte / e alla fine troverai la verità: / che c'è un eroe dentro te. / E' una lunga strada / quando affronti il mondo da solo / nessuno allunga una mano / a cui tu possa aggrapparti / puoi trovare l'amore / se cerchi dentro te stesso / e il vuoto che sentivi, sparirà. / Il Signore sa / che è difficile seguire i sogni / ma non permette a nessuno / di strapparteli via / tieni duro, ci sarà un domani / troverai la strada in tempo."
Nei nostri momenti bui la prima cosa che pensiamo è di non potercela fare, invece la canzone ci sprona a risvegliare l'eroe in noi, quella parte di noi che c'è sempre e che per qualunque avversità e intoppo non si butta giù, ma lotta comunque. Come possiamo risvegliarlo? La soluzione è sempre in noi stessi.
A volte nei film fanno vedere che il personaggio che è giù di morale si ripete quelle frasi un po' da sfigato "io posso farcela". Beh, quella è la frase dell'eroe in noi, è in lui che dobbiamo confidare.
In quei momenti tristi gli amici possono dirci di non dare importanza a un certo evento ma noi siamo troppi presi dalla nostra tristezza o rabbia per reagire e magari pensiamo anche che loro non possono sapere niente di come ci sentiamo dentro. E' in quei momenti, invece, che dobbiamo dare retta all'eroe in noi, che altro non è che la nostra voglia di andare avanti, di continuare a vivere, di reagire a ogni avversità perchè questa esperienza ci ha reso più forti e appena ce ne saremo accorti ci sentiremo nuovi e più preparati di prima agli ostacoli che ci capitano.
Umore del giorno: affascinato dal cielo stellato che mi sono ritrovato a vedere
Al prossimo post!

mercoledì 22 febbraio 2012

Bilancia te stesso e non lavoro e vita

L'altro giorno mi trovavo a leggere dalle newsletter dell'Huffington Post un titolo che subito catturò l'attenzione "Balance yourself, not Work and Life", cioè "bilancia te stesso e non lavoro e vita". Entrai nell'articolo e scoprii che era di una scrittrice e consulente aziendale, Annie McKee. L'articolo è risultato interessante in quanto partiva dal presupposto di valorizzare anzitutto se stessi per riuscire a valorizzare la propria vita personale e il proprio lavoro, dando il giusto equilibrio a questi due aspetti di ciascuno di noi senza sacrificarne alcuno.

Data la buona impressione che mi ha fato l’articolo, ho deciso di tradurlo qui sotto. L'originale è possibile trovarlo qui http://goo.gl/ozU4r ed ogni eventuale correzione è gradita!
"Amo il mio lavoro. Voglio dire davvero AMO il mio lavoro. Tu no? Sei creativo e costretto ad eccellere? Trovi la felicità nelle relazioni con gli amici del lavoro o i colleghi? Ti senti parte di un qualcosa più grande di te stesso? Anche io. Lavorare è divertente e costruttivo e mi sono completamente dedicata a scrivere, guidare il mio team e consigliare i dirigenti, i quali rispetto.
E dopo c’è la vita – molto più importante del lavoro. È così, vero? Il lavoro non può minimamente essere paragonato alla bellezza di un piccolo bambino nella tua vita o  anche di un adolescente che ti fa saltare i nervi. Il lavoro diventa niente in confronto all’amore per il tuo partner o delle relazioni con la famiglia e gli amici. Io includerei anche i miei cani e gatti nella lista “più importante del lavoro”. Amo Tula, Keiki, Pika, Tiko e Tiger (anche conosciuto come Mickey). E poi c’è la spiritualità, imparare, la dedizione a rendere il nostro mondo un posto migliore – tutto ciò rende la vita meritevole di essere vissuta.
Alcuni di noi sono fortunate – amiamo il nostro lavoro e abbiamo vite piene e gratificanti. È una cosa meravigliosa. Ma siamo occupati. Niente break, limiti – messaggi dai figli, tweets a fiumi, email tutta la notte… Non ci si ferma mai. Molti di noi non sanno come concertarli tutti.
Non c’è niente come una bilancia lavoro-vita. Ma stiamo tentando di essere all’altezza di quegli impossibili standard finchè non perderemo. O meglio dovrei dire, non perderemo noi stessi.
Perdiamo noi stessi per la “sindrome da sacrificio”- una condizione che è più dell’esaurimento. È un modo di vivere. Magari famigliare. Tu ti stai comportando in maniere che non corrispondono a chi sei tu. Perdi il controllo con quelli a cui vuoi bene, prendi cattive decisioni, ridi rararmente, ti lasci sfuggire la vita. O ti muovi alla velocità della luce come un super-uomo-donna-madre-padre. Magari sei fiero della tua sovraumanità, ma nel tuo profondo sai che sei in difficoltà. Ti auto-curi: due tazzine di caffè? Davvero? Quanti martini o bicchieri di vino? Mangi per lo stress? Hai perso completamente la pazienza, ti senti intrappolato e non vedi alcuna via d’uscita.
La sindrome da sacrificio non colpisce inaspettatamente. Inizia con un insidiosa forma cronica e intensa di stress che cresce con un sacco di responsabilità. Noi la chiamiamo “power stress”. I dirigenti, in particolare, sono suscettibili ad esso per via della natura del loro lavoro che li impiega 24 ore su 24, 7 giorni su 7, troppi ambienti di lavoro tossici, competizione malsana e pulsioni al successo fuori controllo.  
Lo stress stimola il sistema nervoso simpatico e innesca il rilascio di potenti sostanze come l’epinefrina, la noradrenalina e i corticosteroidi. La pressione sanguigna sale e i grandi muscoli si preparano per il movimento o la battaglia. Il sistema immunitario è compromesso e il cervello ferma i circuiti neurali non essenziali, così non assimiliamo troppe informazioni. Diventiamo meno creativi e prevalgono i vecchi modi di pensare. Tutto ciò ha un diretto impatto sulle nostre performance. Ci sentiamo ansiosi, nervosi o addirittura depressi. Questo ha un diretto impatto su tutto.
Lo stress non è tutto cattivo – una certa dose contribuisce a concentrarci, eccitarci e preparaci per un duro lavoro e iniziarlo. Ma non siamo fatti per affrontare il “power stress”e quando ne siamo bombardati ogni giorno, lo stress è dannoso.
È un’epidemia. Da una ricerca su Google sono risultati 73000 nuovi o aggiornati siti contenenti nuovi articoli, blog, programmi o consigli per lo stress nella vita. Un’indagine del Grant Thornton International Business Report dei direttori economici ha scoperto che l’aumento netto nello stress legato al lavoro è aumentato globalmente del 28% nel 2011 (meno dell’aumento del 45% del 2010, ma sempre presente). Una ricerca ha raccolto da varie notizie del Sud Africa che i punti vendita hanno perso poco più di 300 milioni di dollari USA a causa degli effetti dello stress sui lavoratori. Il Chartered Institute of Personnel and Development ha riportato che per la prima volta nella storia dell’organizzazione lo stress è stata la più frequente causa di assenza tra i lavoratori.
Questa epidemia non va via finchè non impariamo come interrompere la sindrome da sacrificio. Le nostre aziende non possono farlo per noi, neanche i dottori, i consulenti o quelli che ci vogliono bene. Noi abbiamo bisogno di curarci, e la cura inizia imparando come bilanciare sacrifici e rinnovamento.
Gestire il “ciclo del sacrificio e del rinnovamento” inizia dando priorità al benessere. Puoi iniziare facendo esercizi che permettono di ri-risvegliare te stesso, concentrandoti ottimisticamente sul futuro e connettendosi compassionevolmente con altre persone. Si può partire con la mindfullness [letteralmente consapevolezza, è una tecnica che fonde buddhismo, zen e yoga, ndt] – sintonizzandoti su te stesso, il tuo ambiente e gli altri.
La mindfullness è il primo passo per il rinnovamento. E no, non devi meditare per due ore al giorno o partecipare a una lezione di yoga prima del lavoro (carino, ma impossibile). Puoi partire con poco. Trova pochi minuti ogni giorno – e sottolineo ogni giorno – per stare calmo, respirare, immergerti nella natura. Respira e concentrati sulla gratitudine, l’amore e la speranza.
Come la mindfullness, la speranza è un potente antidoto allo stress. Una visione di un futuro migliore, l’ottimismo e la convinzione che può succedere aiutano il nostro sistema nervoso. Pensa ai tuoi sogni. Aiuta qualcun altro a raggiungere i suoi. Migliora le stupidaggini sul modo di lavorare. Parla a un bambino su cosa vuole diventare. Azioni come queste, fatte consapevolmente e spesso, faranno la differenza.
Queste azioni incidono sulla speranza e sul tuo desiderio di aiutare gli altri. Puoi rinnovare te stesso rallentando abbastanza da restare in contatto con la tua principale e potente natura – la tua attenzione per gli altri e il tuo desiderio di connetterti con loro e dare una mano. Questa è la compassione. È semplice come chiedere a qualcuno come si sentono la mattina e aspettare abbastanza da sentire la risposta. Trova qualcuno a cui fare da mentore e dagli il tuo tempo. Basta col misurare le perfomance e inizia ad allenarti.
Imparare a vivere consapevolmente e concentrarsi sulla speranza e la compassione ti aiuterà a tenere lontano lo stress e bilanciare te stesso. Potrebbe non essere facile all’inizio perché è davvero un nuovo modo di vivere. Avrai bisogno di cambiare le vecchie abitudini e respingere il desiderio di perseguire un obiettivo impossibile – bilanciare lavoro e vita.
Ricorda – non c’è proprio modo di bilanciare tutto ciò che facciamo, finchè e a meno che non bilanciamo noi stessi. Ti troverai ad avere più energia, le tue relazioni saranno più forti e sarai più felice."
Troppo zen ed esotica? Non è comunque impossibile da realizzare! Certo, per me è un po' difficile pensarci dato che sono alla ricerca del lavoro...
Umore del giorno: in una sorta di vacanza mentre sono alla ricerca di un lavoro... o di un senso per continuare a scrivere la tesi
Al prossimo post!

lunedì 9 gennaio 2012

Delfini


Il 9 gennaio del 1928 nasceva a Polignano a Mare uno dei più grandi cantanti italiani e apprezzati anche all'estero. Parlo, evidentemente, di Domenico Modugno, la cui "Volare (Nel blu dipinto di blu)" è conosciutissima ovunque.
In questo anniversario volevo rendergli omaggio con una delle mie canzone preferite, "Delfini", cantata col figlio Massimo. Oltre ad avere un bellissimo testo, è anche stata l'ultima canzone incisa, nonostante i problemi di salute.
"Tanto tempo fa / un grande filosofo indiano / scrisse " Nel mare della vita / i fortunati / vanno in crociera, / gli altri nuotano, / qualcuno annega". / Ehi capitano mio / vado giù / non è blu questo mare / non è blu, / tra rifiuti, pescecani ed SOS / vado alla deriva, sto affogando. / Che cacchio stai dicendo / affoghi in un bicchiere, / sai nuotare come me, più di me / ce la fai se lo vuoi, sì che puoi / prendi fiato e vai, / vai che ce la fai. / Sai che c'è? / non ce ne frega niente / dei pescecani / e di tanta brutta gente / siamo delfini / è un gioco da bambini il mare. / Ehi capitano mio / c'è una sirena / dice che mi ama / forse crede, non lo so, / lo saprai se anche tu l'amerai / non ci si nega mai / a chi dice sì / dille di sì sì sì sì. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / sirene o no / noi ci innamoriamo sempre / siamo delfini / giochiamo con le donne belle. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / il mare è un letto grande grande / siamo delfini / è un gioco da bambini il mare. / Mare facci sognare tu / nei tuoi fondali verdi e blu / quanti tesori immersi, / sommersi. / Ehi capitano mio / siamo accerchiati / da cento barche, arpioni, ami e cento reti /fuggi via tu che sei più veloce / mi hanno solo ferito / ma sopravviverò. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / la vita è morire cento volte / siamo delfini / giochiamo con la sorte. / Sai che c'è / non ce ne frega niente / vivremo sempre / noi sorrideremo sempre / siamo delfini / è un gioco da bambini il mare. / Sai che c'è / è un gioco da bambini il mare."
E' da ammirare la similitudine tra il mare e la vita, nelle sue varie vicende: le difficoltà quotidiane, l'amore, la malattia. E da sfondo a questo c'è del sano ottimismo, ripetuto nel ritornello. Personalmente, amo questa canzone, sia dal punto di vista del testo, che della musica.
Umore del giorno: in ripresa dalla febbre
Al prossimo post!

sabato 12 novembre 2011

Time

Stamattina sono molto assonnato e la colpa non è che mia, dato che stanotte ero troppo agitato per dormire. E anche quest'agitazione è nata da me, che mi perdo nelle mie insensate paure e nell'incapacità di assumermi le mie responsabilità e affrontare una situazione che è comune per tutte le persone: una relazione.
Mi spaventa iniziare, forse mi spaventa dare una parte di me a un'altra persona che potrebbe distruggerla (insensato pessimismo), mi spaventa affrontare una situazione nuova e che non posso "controllare dall'alto" perchè non ci sono solo io nel nuovo "gioco" (deformazione della visione della vita, che vedo come una partita a scacchi). Eppure è una cosa del tutto stupida! Non si può dire che non mi piace una pietanza se prima non la assaggio, così non posso avere paura di qualcosa che è sicuramente stupenda e a cui voglio dare me stesso, ma con un blocco che inizia nel momento pratico.
Voglio razionalizzare tutto, anche le cose più astratte, e voglio prevederle in anticipo, tenerle sotto controllo perchè se mi trovo improvvisamente in una situazione e sono impreparato so che potrei sentirmi debole e farmi male. Probabilmente, ora anche voi che state leggendo mi starete per dire quello che mi dicono già altri: "tu ti fai troppi problemi"! E sono in momenti come questi che mi sento inadatto a tutto e con l'autostima sotto ogni minimo umanamente possibile.
E a questa piccola analisi a cui mi sto sottoponendo, ho una meravigliosa risposta che devo solamente fare mia. Dei Pink Floyd mi piacciono solo due canzoni e "Time" è la risposta che ho sempre avuto, ma a cui non ho mai dato retta. La conoscevate già? In caso contrario, partiamo col leggere la traduzione.

"Scorrono via i momenti che costituiscono un giorno noioso / Sperperi e sprechi le ore in maniera affrettata / girovagando su un pezzo di terreno / nella tua città natale / aspettando qualcuno o qualcosa / che ti indichi la via. / Stanco di giacere alla luce del sole, di stare a casa a guardare la pioggia / Tu sei giovane e la vita è lunga e c'è ancora tempo da sprecare oggi / Ma poi un giorno scopri che dieci anni sono trascorsi / Nessuno ti aveva detto quando muoverti, hai perso lo sparo del via. / E corri e corri per raggiungere il sole ma sta tramontando / Correndo in circolo per emergere nuovamente dietro di te / Il sole è lo stesso in maniera relativa, ma tu sei più vecchio / fai respiri più brevi / e sei un giorno più vicino alla morte. / Ogni anno sta diventando più breve, sembra di non trovare mai il tempo / progetti che l'un l'altro si risolvono in nulla o in una mezza pagina / di righe scribacchiate / Aspettare in una quieta disperazione è alla maniera inglese / Il tempo se n'è andato, la canzone è finita, pensavo di avere qualcosa ancora da dire..."
E' così che sto facendo io. Passo le giornate e spreco le ore e imparo cose nuove ma, adesso che posso realizzare qualcosa, mi tiro indietro. Mi sto accorgendo di questo a 22 anni e, magari, non ho ancora "perso lo sparo della vita", ma "il sole è relativamente lo stesso" e presto potrei trovarmi anch'io alla fine della vita senza che me ne sia accorto, nella vana credenza o illusione di essere ancora giovane, ma la realtà sarà che non avrò riempito pagine, solo scribacchiate alcune righe e senza nulla di importante da aver detto.
Mentre mi decido a non aver paura, ecco la canzone in questione. Il video non è l'originale dei Pink Floyd, ma mi ha colpito l'inizio.


Vi è piaciuta? Insieme alle tre parti di "Another brick in the wall", questa è l'altra canzone dei Pink Floyd che mi piace. Ma forse perchè non ne ho sentite molte altre...
Umore del giorno: in conflitto con me stesso
Restate in linea!

martedì 26 luglio 2011

Sulla strada

Partendo dal presupposto che ormai si sappia cos'è la beat generation, oggi voglio parlare del libro-manifesto di questa meravigliosa cultura: "On the road" [Sulla strada], di Jack Kerouac.

Il libro si divide in 5 parti e i personaggi all'interno di esso si rifanno ai veri compagni di Kerouac. Infatti, Sal, il protagonista, è Kerouac stesso, mentre Dean è Neal Cassady, co-protagonista e perno di tutto il libro e Carlo Marx è Allen Ginsberg (il filo conduttore probabilmente sta nel fatto che Marx era russo, mentre Ginsberg aveva origine russe da parte di madre).

Tutto nasce dall'incontro di Sal con Dean. Sal è uno studente di New York che scrive libri, mentre Dean è un ragazzo che, uscito dal riformatorio, va a New York per imparare a scrivere. Effettivamente, nella storia di Dean c'è abbastanza di Neal Cassady, perchè questo davvero era orfano della madre e viveva col padre alcolizzato e davvero stette in riformatorio varie volte per furto d'auto, prima di partire per New York e conoscere Kerouac e Ginsberg.

Ieri parlai di hipster e dissi che questi influenzarono gli scrittori beat. Bene, questi sono chiamati "beatnik" e tutti i personaggi del romanzo lo sono. Dean è il beatnik per eccellenza. Egli è un uomo pieno di energie (e che per molti, anche nel libro, è descritto come pazzo), con tanta voglia di vivere, ama le ragazze, la droga, l'alcool e i ritmi sfrenati del be bop e non riesce a stare fermo in un posto (motivo in più per definirlo il beatnik per eccellenza).

Dall'incontro tra Sal e Dean si hanno vari viaggi lungo gli Stati Uniti, tra San Francisco (Frisco) e New York e, infine, anche in Messico. I viaggi sono raccontati minuziosamente e fanno davvero venire voglia di abbandonare tutto e iniziare l'autostop lungo l'America.

Per me, la bellezza del libro sta proprio in questo: vivere liberi dal conformismo dalle schiavitù quotidiane e godere la vita in pieno, viaggiando e scoprendo il mondo. Il vero problema, tuttavia, sta nella difficoltà di oggi di riuscire a viaggiare con gli autostop. C’è troppa diffidenza e nessuno si fermerebbe più a darti il passaggio. Di conseguenza, bisogna munirsi di tanto denaro per viaggiare, ma saremmo schiavi del lavoro e ritorneremmo al punto di partenza.

Venendo al libro, come al solito ci sono stati periodi particolarmente interessanti che volevo condividere.

Innanzitutto, ecco una prima descrizione che Sal fa di Dean. Da qui capirete che tipo era: “perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno "Ooohhh!".”

È in questo periodo che è racchiusa l’essenza della generazione beat. Io, noto pessimista, dopo questo libro sono stato ammaliato dalla figura di Dean, una figura trascinante e così piena di vita che mi ha fatto abbandonare il mio “stretto” punto di vista!

Continuando, ci sono altri vari periodi da cui emerge la mentalità dei beatnik. “Non è forse vero che si comincia la vita come un dolce fanciullo che crede in tutto ciò che sta sotto il tetto paterno? Poi viene il giorno dei Laodicei, quando si sa che si è distrutti e miserabili e poveri e ciechi e nudi, e con l'aspetto di uno spettro repellente e oppresso ci si incammina tremando attraverso una vita piena d'incubi.”. Giusto per capire un po’, Laodicea è un’antica città siriana, distrutta dai terremoti.

E ancora: “Adesso considera un po' questi qua davanti. Hanno preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove devono dormire stanotte, quanti soldi per la benzina, il tempo, come ci arriveranno... e in tutti i casi ci arriveranno lo stesso, capisci. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d'ingannare il tempo con necessità fasulle o d'altro genere, le loro anime puramente ansiose e piagnucolose non saranno in pace finché non riusciranno ad agganciarsi a qualche preoccupazione affermata e provata e una volta che l'avranno trovata assumeranno un'espressione facciale che le si adatti e l'accompagni, il che, come vedi, è solo infelicità, e per tutto il tempo questa aleggia intorno a loro ed essi lo sanno e anche questo li preoccupa senza fine. Ascolta! Ascolta!”. Oggi è così! Siamo inseguiti e angosciati dalle preoccupazioni e dalle incombenze che dimentichiamo le cose più importanti. Ma, allo stesso tempo, godiamo nel tenere sempre occupata la nostra mente perché temiamo il silenzio e noi stessi, e temiamo che fermandoci a capire ciò che ci circonda potremo sentirci più nudi di quando non vogliamo credere.

Sullo stesso argomento: “L'unica cosa per la quale languiamo nei nostri giorni di vita, che ci fa sospirare e lamentarci e sottostare a dolci nausee di ogni specie, è il ricordo di una certa felicità perduta che probabilmente è stata sperimentata nell'alvo materno e può riprodursi solamente (quantunque noi si detesti ammetterlo) nella morte. Ma chi è che vuol morire? Nell'incalzare degli avvenimenti continuavo a pensare a questo nel fondo della mia mente.”. Sull’argomento della felicità, però, voglio tornare a parlare un altro giorno con un altro poeta beat.

“L'anonimato nel mondo degli uomini è migliore che la fama in cielo, poiché, cos'è il cielo? Cos'è la terra? Sono tutte cose cerebrali.”

E come si suol dire, “last but not least”, “L'anonimato nel mondo degli uomini è migliore che la fama in cielo, poiché, cos'è il cielo? Cos'è la terra? Sono tutte cose cerebrali.” Ammettiamolo, oggi rincorriamo la fama e la ricchezza, insomma materialismo, ma non è questo che deve importare! Un aspetto di cui non ho parlato, in effetti, è la concezione anti-materialista che avevano i beatnik e una forte spinta religiosa, non solo cristiana, ma anche verso le religioni orientali.

Infine, volevo chiudere con un paragrafo che ha fatto venire “la febbre” anche a me. La scrittura di Kerouac è semplice e scorrevole. In questo pezzo mi sono sentito dentro la scena  e mi sentivo come Dean. Leggete e ditemi se vi fa lo stesso effetto. Si parla di George Shearing, un pianista di be bop. “E Shearing cominciò a dondolarsi; sulla faccia estatica gli si apri un sorriso; prese a dondolarsi sullo sgabello del pianoforte, avanti e indietro, dapprima lentamente, poi il ritmo andò su, ed egli si mise a dondolare più svelto, col piede sinistro che si sollevava ad ogni battuta, il collo prese a dondolarsi e a contorcersi, portava la faccia fin sulla tastiera, spingeva indietro i capelli, i capelli ben pettinati gli si scompigliarono, lui cominciò a sudare. La musica aumentò di tono. Il suonatore di contrabbasso si piegò su se stesso, e colpi lo strumento, sempre più presto, pareva sempre più presto, ecco tutto. Shearing cominciò a suonare i suoi accordi; si srotolavano dal piano in grandi e ricche cascate, si pensava che quell'uomo non avesse il tempo dismetterle in riga. Ondeggiavano e ondeggiavano come il mare. La gente gli gridava: «Dai!». Dean sudava; il sudore gli colava giù per il colletto.” Pazzo pazzo… Lo posso rileggere tante volte e sento sempre una tensione dentro me crescere man mano che quel ritmo che descrive Kerouac diventa più trascinante.

Non so se vi ho instillato un minimo di curiosità verso questo libro. Personalmente, vi consiglierei di leggerlo: sotto l’ombrellone (quando il tempo lo ripermetterà) o durante le pause dallo studio o in ufficio… Se poi viene voglia di prendere un camper e partire all’avventura contattatemi perché lo farei con piacere!  :)

Umore del giorno: potrò sembravi pazzo, ma sono entusiasta! Pensare a questo libro e a Dean mi riempie di vita… Dean è ormai un modello per me

Restate in linea!

venerdì 20 maggio 2011

Beautiful people

C'è una canzone che ultimamente mi piace particolarmente come ritmo e che sento più o meno ogni giorno. A furia di sentirlo ho persino imparato il testo, e come vedrete non era certo un'impresa! La canzone in questione è "Beautiful people", penultimo singolo di Chris Brown, che si è fatto accompagnare dal dj italiano Benny Benassi.

La canzone, evidentemente, è un pezzo pop - dance (il cosiddetto europop)! Di conseguenza (o almeno di solito è così), il testo non dovrebbe essere più di tanto impegnativo, anche se l'eccezione c'è sempre. E questo testo è una bellissima eccezione.

Il messaggio, effettivamente, è più o meno quello che ultimamente sto trovando e postando più spesso, ma questo non è il motivo per cui ignorarlo. Leggete voi stessi!

"Ovunque io vado / ovunque sono stato / L’unica cosa che vedo è / bella gente / Non lo sai / Sei bella non lo sai / Vivi la tua vita, vivi la tua vita / Tieni dentro l’amore / E’ la tua vita / Prendi bene il gioco / Prendi il tuo tempo / Prenditi tempo per il sesso / Perdi la testa / La tua bellezza è profonda dentro di te / Non lasciarti buttare giù / Perchè inizi oggi la tua vita  / Vivi tutti i pensieri che hai sognato."

Ho eliminato tutte le parole eliminato in ciascun verso e tolto le strofe ripetute, quindi numericamente è rimasto poco ma, come dicevo prima, la "sostanza" è consistente!

In ogni caso, se siete stufi di questi testi, dalla settimana prossima cerco di cambiare i toni.

Umore del giorno: stanco e col mal di testa. Ormai credo che il mal di testa del venerdì sia una consuetudine mia!

Restate in linea!

sabato 14 maggio 2011

That's life

Trovo quasi scandaloso, per me più che altro, che un blog dedicato alla musica e che ogni settimana, da 4 anni a questa parte, fa sentire buona (lo spero!) musica, abbia dedicato un solo sabato a Frank Sinatra.

Certo, ho saltato anche altri grandi artisti degli anni '70 e '80 perchè li do per scontati però saltare Sinatra mi dispiace particolarmente! L'occasione, comunque, la trovo subito perchè precisamente 13 anni fa il grande Frank moriva. Quindi, lo commemoriamo al solito modo mio, dedicandogli un post.

Sinatra era anche chiamato "The voice" e, non so se lo sapevate, ma entrambi i genitori erano italiani: il padre era siciliano e la madre ligure. Come molti italiani della metà dell' '800, però, le famiglie di Antonino e Natalina (i nomi dei genitori) si trasferirono negli USA.

Nonostante sia difficile dire quale canzone è la più bella tra le tante che ha fatto, una delle mie canzoni preferite  è "That's life" ed è quella che vi farò sentire stasera! Patiamo dalla traduzione.

"E' la vita, è quello che dicono le persone. / Vai alla grande in Aprile, / Muori a Maggio. / Ma io so che cambierò questo ritornello, / Quando sarò indietro all'inizio di Giugno. / E' la vita, pazzo come sembra. / Certe persone si prendono calci, / Camminando sui sogni; / Ma non gli permetterò di buttarmi a terra, / Perchè questa vecchia parola continua a raggirare le persone. / Sono stato un burattino, un povero, un pirata, / Un poeta, un pedone e un re. / Sono stato su e giù e al di sopra e al di fuori / E so una cosa: / Ogni volta che ritrovo me stesso spiaccicato contro la mia faccia, / Mi tiro su e torno in gara. / E' la vita, non posso negarlo, / Penso di piantarla, / Ma il mio cuore non vuole ottenere ciò. / Se non penso che è stata come una prova, / Mi arrotolo in una grossa palla e muoio."

Insomma, è la vita e certe cose non le puoi cambiare da solo. Ma non per questo devi mollare! "Each time I find myself flat on my face, I pick myself up and get back in the race", cioè "ogni mi ritrovo con la faccia a terra, mi rialzo e torno in gara": questo è il punto! Rialzarsi e continuare a lottare. Da brivido quando lo canta. Sentite anche voi:







Cercavo un video live ma non sono riuscito , o no mi sono impegnato abbastanza. Ma la sostanza è quella che conta, e direi che ce n'è tantissima!

Umore del giorno: continuerò il pomeriggio ad ascoltare Sinatra!

Restate in linea!

venerdì 22 aprile 2011

Accetta il consiglio

Per stasera volevo rimanere in ogni caso sul leggero. Ero indeciso, infatti, tra una poesia di Allens Ginsberg e una "canzone" di Franco Battiato! E ho optato per quest'ultima.

In realtà, non è una vera e propria canzone (ed ecco il motivo delle virgolette). Il testo di "Accetta il consiglio" (e badate bene, non il "coniglio" di Elio e le Storie Tese!) è una rivisitazione del filosofo Manlio Sgalambro in chiave un po' più filosofica di un articolo del 1997 di una giornalista americana, Mary Schmich.

Leggete un po':

"Vi voglio rifilare un paio di buoni consigli. / Godete del potere e della bellezza della vostra gioventù senza pensarci. / Oppure pensateci (tanto è lo stesso). / Se ci pensate troppo scompaiono subito. / Bellezza e gioventù le capirete solo una volta appassite, / Dicono i saggi. Ma non vi illudete troppo. / Tra vent’anni guarderete le vostre vecchie foto come dei santini: / le adorerete in ginocchio. / Quante possibilità avevate e che aspetto magnifico, / Non eravate per niente grassi come vi sembrava. / Niente pance. Ma questo è il consiglio: / la pancia non esclude l’erotismo. / Guardate Socrate: pancione e grande amatore. / Non preoccupatevi del futuro, / oppure preoccupatevene, fate voi. / Fate una cosa quando siete spaventati. Cantate. / Il canto è esistenza. / Non siate crudeli oppure siatelo ma solo un pochino. / Lavatevi bene i denti! Pulite, strigliate il vostro corpo... / Non perdete tempo con l’invidia... / I Greci però l’apprezzavano / e la attribuivano anche agli Dei: tenetene conto. / Guardate con terrore la ragazza accanto: / un giorno potrebbe essere vostra moglie. / E voi ragazze guardate con orrore / quel giovanottone che siede accanto a voi: / un giorno potrebbe essere vostro marito! / Ricordate tutti i complimenti che ricevete. / Scordate gli insulti ma non tutti. / Conservate quello che vi è piaciuto di più. / Conservate le vecchie lettere d’amore. Che ridere! / Non sentitevi in colpa se non sapete cosa fare della vostra vita. / Le persone più interessanti che conosco, / a ventidue anni non sapevano che fare della propria. / Ma anche dopo. / Forse vi sposerete, forse no. / Ma se non vi sposerete non potete divorziare: pensateci. / Godetevi il vostro corpo, usatelo in tutti i modi che desiderate. / Si, anche in quello... / Ballate! / Anche se il solo posto che avete per farlo / è il soggiorno di casa vostra. / Leggete "Così parlò Zarathustra"  / ma tappategli prima la bocca. / Anche lui dà consigli. O lui o me. / Leggete ogni genere di istruzioni ma non eseguitele.  / Fatelo con i medicinali: prima buttate le istruzioni,  / poi i medicinali. / Cercate di conoscere bene i vostri genitori. / Non potete sapere quando se ne andranno... (finalmente!)  / Datevi da fare per colmare le distanze geografiche / e gli stili di vita. / Vivete a Canicattì ma lasciatela prima che vi indurisca. / Vivete a ............ / ma lasciatela prima che vi rammollisca. / Siate cauti nell’accettare consigli, / e pazienti con chi li dispensa. / Accettate quest’ultimo consiglio: / non accettate mai consigli."

Secondo me, è geniale! Ci invita a non farci tutti i problemi che in realtà non esistono: vivete senza la paura! Ma alla fine dice di accettare i consigli e di esserne diffidenti e rifiutarli allo stesso tempo. E' come fanno vedere nei film quando dicono al protagonista di guardare, ma con discrezione. E quando quello guarda, senza ave individuato l'biettivo, dicono di smettere!

Se dovessi scegliere le fasi più belle e più intense, probabilmente riporterei di nuovo tutto il testo. Ma una particolare ne voglio sottolineare: "Ricordate tutti i complimenti che ricevete. Scordate gli insulti ma non tutti. Conservate quello che vi è piaciuto di più." Insomma, la vita è troppo breve per vivere di collera e voglia di vendetta! Fate come credete che sia giusto, anche uscendo fuori dagli schemi, perchè ciascuno vive e deve vivere la propria vita, e non una qualunque attraverso gli altri!

Umore del giorno: quasi indeciso su quale versione sia la migliore: se quella di Battiato (precedentemente letta da Linus) o quella di Elio e le Storie Tese!  ;)

Restate in linea!

martedì 12 aprile 2011

Ali sull'oceano

"Vedo la Terra circondata da foschia. Mi sento bene. Com'è bello!" Non sono forse le parole più famose del mondo, ma sono uno dei più grandi passi in avanti dell'umanità!

Avete notato lo strano "doodle" di Google? Sì, l'immagine con la scritta Google nella home page del motore di ricerca! Bella, eh?! Se ve lo siete chiesti anche voi, si riferisce al primo viaggio nello spazio. Precisamente 50 anni fa, il russo Yuri Gagarin è il primo uomo a uscire dall'atmosfera terrestre e viaggiare nello spazio.

Per millenni l'uomo ha sognato di farlo, e nel 1951 il sogno diventa realtà. Per l'occasione, volevo giusto riflettere sui sogni. Mi sono già definito sognatore, ma nei sogni bisogna anche credere perchè credendoci diventeranno realtà.

Ho trovato su internet un libro interessante, che appena avrò tempo leggerò. E' un libro di Peter O'Connor che si chiama "Ali sull'oceano". Il libro racconta della storia di un'aquila che vive sulle montagne con altre aquile e, volendo vedere il tramonto sull'oceano, lascia la sua "famiglia" contro il loro volere e i pregiudizi che c'erano sull'oltrepassare le montagne e, dopo vari pericoli e difficoltà, si gode l'ambito paesaggio.

Di seguito vi riporto un bellissimo passaggio tratto dal libro trovato su internet.

"E’ meglio vivere un’ istante
piuttosto che trascinarsi nell’esistenza per una vita intera.

Ognuno può osare immaginare qualcosa di straordinario
ma pochi sono tanto straordinari
da osare di metterlo in pratica.

Coraggio è avere la forza di credere in te stesso,
quando nessun altro lo fa.

La liberta è una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legato dalle catene delle tue paure.

Non è mai una vera tragedia provare e fallire
perché prima o poi s’impara…

La tragedia è non provarci nemmeno per paura di fallire.

Chi è convinto che una cosa sia impossibile
la troverà sempre fuori dalla sua portata,
chi invece crede che sia fattibile
troverà sempre una strada.

A volte il rischio più grande nella vita è non correre mai alcun rischio.

Aver paura dell’ignoto
solo per il fatto che esistono cose estranee a noi,
è confinarsi in una prigione più opprimente che troverai fra mura altissime.

Mentre noi possiamo orientare le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le risposte non possono essere trovate seguendo le orme di un’altra persona.

Il valore di ognuno non è definito dalle peculiarità fisiche o dall’apparenza
ma dai propri pensieri, dagli atti di volontà e dalle azioni.

Nella vita ti ritorna ciò che dai.
La fiducia, accordata in piena libertà, sarà ricompensata con la gentilezza.

La vita è carica di pericoli,
abbraccia le tue paure e fa quello che devi.

Non lasciare che esse ti distolgano dal vivere.

Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi sogni
perché c’è un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.

Ricordati:
se pensi che sei sul punto di sbagliare, commetterai un errore.

Quale scopo orienta la tua vita?
E’ proprio tuo o di qualcun altro?
Quale prezzo sei disposto a pagare per raggiungere i tuoi obiettivi?

A volte non c’è altra scelta che andare avanti,
persino quando sembra che tu debba fallire,
però soltanto allora avrai una possibilità di successo.

Certe faccende vengono considerate impossibili, finché qualcuno non sfida la realtà,
ed è così che affiora una verità differente.

Devi provare a fare le tue scelte prima che qualcuno scelga per te.

Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere quando sei tu a credere in te stesso."

L'uomo è sempre stato affascinato dalle stelle e dal voler andare nello spazio, e provandoci ci è riuscito. Ragionando nel nostro piccolo (ma volendo raggiungere la più bella e remota stella), l'unico impedimento è la paura. Ma se non tenti, come dice il brano all'inizio, non è vivere.

Mi riconosco molto nella poesia perchè ammetto di lasciarmi rinchiudere nella prigione delle paure e di fare poco per uscire. Coraggio, coraggio solo serve perchè se sbagli, impari e cresci, ma se vai bene, la stella si avvicina molto!

Umore del giorno: convinto del mio valore, come lo definisce il testo

Restate in linea!

mercoledì 29 settembre 2010

Se avessi...

Casualità ha voluto che oggi trovassi su Facebook un link con l’inizio tradotto di una canzone di Eminem e il testo era molto interessante. Dunque, ho cercato l’intera traduzione, e ora eccomi qui a farvela leggere. La canzone si chiama “If I had”.

“Vita... by Marshall Mathers / Cos'è la vita? / La vita è un grande ostacolo / messo di fronte a te /  per rallentarti / e ogni volta che pensi / di averlo oltrepassato, / torna indietro e ti fa inciampare / sul dannato terreno. / Cosa sono gli amici? / Gli amici sono gente che tu / pensi che siano tuoi amici / ma in realtà sono tuoi nemici, / con identità segrete / e travestimenti, / per nascondere le loro vere intenzioni. / Così quando pensi che siete diventati / così intimi da essere come fratelli, / ti voltano le spalle e ti tagliano / la gola mentre non stai guardando. / Cosa sono i soldi? / I soldi sono ciò che fa agire / stupidamente un uomo / I soldi sono la radice di tutti i mali / I soldi fanno tornare / quegli stessi amici / giurando che sono sempre / stati giù di morale. / Cos'è la vita? / Sono stanco della vita / Sono stanco di colpire alla schiena / traditori con sorrisi amichevoli / Sono stanco di commettere / così tanti peccati / Stanco di vomitare ogni volta / che questa bottiglia di Henny [abbreviazione di una marcac di liquori] vince / Stanco di non avere mai una fine / Stanco di avere amici scheletrici / attaccati al crack e alle piccole cose / Sono stanco di questo DJ che suona / la TUA roba quando è in console. / Stanco di non avere un contratto / Stanco di avere a che fare
con le cazzate senza / poter prendere la pistola / Stanco di affogare nella mia tristezza / Stanco di dovere prendere / in prestito un dollaro di benzina / per far partire la mia Monte Carlo. / Sono stanco dei figli di puttana / che spruzzano roba e sporcano. / Sono stanco di lavori / che partono dai 5 e 50 all'ora / e del capo che si chiede / perchè io stia soffrendo. / Sono stanco di essere licenziato / ogni volta che scoreggio e tossisco. / Stanco di dover lavorare / come benzinaio per questo / coglione che mi respira / sul collo e mi fa diventare pazzo. / Sono stanco di usare / argenteria di plastica / Stanco di lavorare / in Piazza dei Muratori / Stanco di non essere / un milionario. / Ma se avessi un milione di dollari / comprerei una dannata fabbrica di birra / e trasformerei l'intero pianeta / in una massa alcolizzati. / Se avessi una bacchetta magica, / mi farei succhiare il cazzo / dal mondo intero senza preservativo, / mentre sono sul cesso. / Se avessi un milione di dollari / non sarebbero abbastanza, / perchè sarei ancora fuori / a derubare furgoni blindati. / Se avessi ancora un desiderio / Chiederei un culo abbastanza / grande che tutto il mondo / lo possa baciare. / Sono stanco di essere / spazzatura bianca, / al verde e sempre povero. / Stanco di riportare / le bottiglie vuote al negozio. / Sono stanco di non avere un telefono / Stanco di non avere una casa / per mettercelo, casomai lo avessi. / Stanco di non guidare una BMW / Stanco di non lavorare / alla General Motors / stanco di volere essere lui / Stanco di non dormire / senza un Tyrenol PM / Stanco di non esibirmi / in un'arena stracolma. / Stanco di non essere in tournè / Stanco di scopare la solita / troia bionda dopo il lavoro / nel retro di una Contour / Sono stanco di simulare problemi / tra i tanti / mancandomi i fondi / per ricorrere ancora alle pistole. / Stanco di essere fissato / Sono stanco di indossare / il solito dannato cappellino Nike Air / Stanco di entrare nei club / con il solito paio di Lugz / Stanco della gente che dice / che è stanca di sentirmi / rappare a proposito di droga / Stanco degli altri rapper che / non hanno metà delle mie capacità / che dicono che non mi capiscono / quando nessuno è cattivo come me. / Sono stanco delle stazioni radio / che dicono frottole / stanco di J-L-B che dice / "Dove Vive L'Hip-Hop" / Capisci cosa sto dicendo? / Sono stanco di / tutte queste cazzate, / di tutta questa gente che / mi dice di essere positivo. / Come posso essere positivo / quando non vedo niente di positivo? / capisci cosa sto dicendo? / Io rappo delle cose / che mi stanno intorno, / della roba che vedo / Capisci cosa sto dicendo? / Adesso sono stanco di tutto / Stanco di tutto questo / odio nei miei confronti che va / avanti nella mia stessa città. / Non riesco a venire / trasmesso [per radio], / capisci cosa sto dicendo? / Ma ehi, va bene lo stesso, / capisci cosa sto dicendo? / Ne ho abbastanza / Questa è la mia parola.”

Praticamente un testo lungo una pagina che non ha neanche bisogno di essere spiegato. Su alcuni punti mi vorrei soffermare.

Mi piacciono le definizioni che dà della vita e, devo ammetterlo, anche degli amici. So che su tre persone oggi posso davvero contare, ma tutte queste esperienze mi fanno mettere in guardia su tutto e da tutti.

Infine, capisco quando dice “come posso essere positivo quando non vedo niente di positivo?”. Succede quando qualcuno mi dice di essere eccessivamente pessimista. Io potrei anche avere  una mente (eccessivamente) ottusa, ma la realtà io la vedo così e non riesco a trovare tutta questo buono in un mondo molto marcio.

Umore del giorno: tranquillo

E il tempo va…

giovedì 1 aprile 2010

Risplendi!



Martedì scorso non riuscii a vedere a la puntata di Dottor House, ma l’ho fatto stamattina. E come quasi sempre la canzone finale è stata di forte impatto. Le canzoni non non-sense (perdonatemi il gioco di parole se volete, ma l’ho fatto apposta) esistono e quella di oggi è una di quelle. La canta Eric Bibb e il titolo è “Shine on”.

“Tu dici che la vita è falsa con te / Tu vuoi sapere / Quanto ti è dovuto da pagare. / Bene, puoi pagare quanto vuoi / Quando c’è una speranza  / C’è sempre una strada. / Mantieni gli occhi / Sulla cima della montagna / Accelera / Non fermarti mai, mai. / Tieni duro nonostante la tua mente dica di scappare / Sognaci finchè non troverai ciò per cui vivi / Io sarò sempre accanto a te / Sì baby, continua / Non fermarti finchè non vinci il premio / Conta su tutto l’amore dei miei occhi / Tu sei una diamante per me, sì lo sei / Risplendi. / So cosa hai passato / Lo vedo / Ma è tempo di lasciartelo alle spalle e lasciare che sia. / La saggezza conquistata con la fatica non si può comprare / Sono le ali dell’esperienza / Che ti fanno volare. / Non girarti dietro. / Non girarti dietro. / Non voltarti. / Sei sulla giusta strada.”

Penso che questa canzone si possa dedicare a qualunque amico che abbia problemi e che volete aiutare. Le parole talvolta non possono servire, ma aiutano! La frase che più mi piace di questa canzone è “Sono le ali dell’esperienza che ti fanno volare”. Purtroppo è solo vivendo che possiamo sapere come si reagisce alle situazioni, anche le più avverse. E di queste esperienze ne dobbiamo fare tesoro perché ciò che e successo a noi possiamo fare in modo che non succeda ad altri, o potrebbe servire per dare un rapido sollievo all’amico/a.

Umore del giorno: felice che la mia migliore amica sia scesa per le vacanze e stasera finalmente la rivedrò!

E il tempo va…

mercoledì 9 dicembre 2009

Una vita da mediano



Quante probabilità avete di leggere sul mio space una canzone di Ligabue o Vasco Rossi, due dei più acclamati cantanti italiani? Pochissime. Eppure stasera c’è una canzone, una delle poche di Ligabue, che mi piace e che voglio condividere: “Una vita da mediano”. Se anche io conduco una “vita da mediano”? Penso anche da difensore centrale o portiere se vogliamo.

“Una vita da mediano / a recuperar palloni / nato senza i piedi buoni / lavorare sui polmoni. / Una vita da mediano / con dei compiti precisi / a coprire certe zone / a giocare generosi. / Lì / sempre lì / lì nel mezzo / finchè ce n'hai stai lì. / Una vita da mediano / da chi segna sempre poco / che il pallone devi darlo / a chi finalizza il gioco. / Una vita  da mediano / che natura non ti ha dato / nè lo spunto della punta / nè del 10 che peccato. / Una vita da mediano / da uno che si brucia presto / perché quando hai dato troppo / devi andare e fare posto. / Una vita da mediano / lavorando come Oriali / anni di fatica e botte e / vinci casomai i mondiali.”

La vita da mediano è quella vita dove si fa il minimo indispensabile, il giusto per “sopravvivere”. Ma è anche la vita del
comune cittadino che, avendo avuto il giusto per vivere è soddisfatto così . Le figure che usa l’autore per descrivere
questa “posizione” nella vita sono ciò che mi ha colpito più di tutto in questo testo. Questa è la vita che si fa quando non si hanno particolari abilità, ma in cui bisogna impegnarsi per ottenere qualcosa e in cui bisogna accontentarsi dei frutti che si ottengono, anche se magari non ripagano tutto il lavoro fatto. Questa è la vita di chi se lascia perdere non ottiene, perché si ottiene lottando. Questa è la vita di chi se non hai la raccomandazione non vai da nessuna parte… Be’, non ho gradito molto la battuta su Oriali, perché ha vinto due campionati con l’Inter, e Ligabue da suo tifoso dovrebbe saperlo. Ma questa è anche al mia vita. Una vita che per ora sto conducendo quasi in stand-by, senza sbilanciarmi mai  su niente e che, a dirla tutta, non mi sto godendo appieno.


Se volessi fare un proposito per il nuovo anno sarebbe sicuramente quello di passare da “mediano” a “centrocampista offensivo”. Ma mi manca il coraggio per affrontare questo cambiamento. Che dovrò anche fare, prima o poi. Eppure non penso che di punto in bianco possa dire: “da domani cambio”. O si può? Stato mentale: confuso.

A presto

venerdì 23 ottobre 2009

Considerazioni



Ieri sera è andata un’altra puntata del telefilm “Dottor House”, e questa mi ha fatto riflettere molto.

Se qualcuno conosce poco di quel telefilm, di certo saprà che alla base del dottore House c’è una tristezza incancellabile dovuta tra l’altro al suo dolore fisico. E se alla tristezza si unisse la voglia suicida? No, non è la puntata di ieri, ma un pensiero che ho fatto io e su cui volevo riflettere stasera.

La domanda da cui partii ieri sera era: è più difficile vivere o morire? Per rispondere a ciò sono partito da una considerazione: se sia peggio, cioè, fare una vita fatta di tristezza e delusione o lasciarsi morire lasciando ai tuoi più cari il rimpianto e la sofferenza di non averti mai capito.

Chi riuscirebbe a vivere accerchiato sempre dalla tristezza? Si potrebbe allora decidere di farla finita. Ma così, faremmo soffrire i nostri genitori e fratelli e gli amici più stretti per non essere mai riusciti a caprici. E magari potremmo segnarli a vita.

Secondo me, si crea un circolo tale da non lasciare una risposta inequivocabile al quesito. O avete una soluzione? Partendo sempre dal presupposto che è meglio la vita.

A presto

giovedì 17 settembre 2009

Di passaggio



Scorrendo qualche testo di canzone, stasera mi sono “imbattuto” in questo vero, ma triste, testo di Battiato, da molti considerato poeta o filosofo. Non ho un’idea precisa a riguardo, ma questo testo è da leggere. Il titolo è “Di passaggio”.

“Passano gli anni, / i treni, i topi per le fogne, / i pezzi in radio, / le illusioni, le cicogne. / Passa la gioventù, / non te ne fare un vanto: / lo sai che tutto cambia, / nulla si può fermare. / Cambiano i regni, / le stagioni, i presidenti, le religioni, gli urlettini dei cantanti...... / e intanto passa ignaro / il vero senso della vita. / Si cambia amore, idea, umore, / per noi che siamo solo di passaggio. / L'Informazione, il Coito, la Locomozione. / Diametrali Delimitazioni, / Settecentoventi Case. / Soffia la Verità / nel Libro della Formazione. / Passano gli alimenti, / le voglie, i santi, i malcontenti. / Non ci si può bagnare / due volte nello stesso fiume, / né prevedere i cambiamenti di costume. / E intanto passa ignaro / il vero senso della vita. / Ci cambiano capelli, denti e seni, / a noi che siamo solo di passaggio.”

Forse avrei dovuto precisare, prima di farvi leggere il testo, che se c’è qualcuno triste già in partenza non dovrebbe leggere. Ma ormai la frittata è fatta, e, come sapete, non torno mai indietro per scrivere qualcosa che ho dimenticato!

Insomma, il testo riprende l’argomento che più volte ho affrontato io, cioè quello di noi che rincorriamo il tempo, lasciandoci sfuggire le cose più belle, le emozioni più spontanee, i sensi più primitivi. La frase che più mi ha colpito è stata “E intanto passa ignaro il vero senso della vita”.

E particolarmente significativa per me, infine, è il tema del cambiamento. Io sono piuttosto restìo al cambiamento ed è un mio grande difetto e limitazione stessa della vita: finchè non mi decido e sentirmi sicuro, non potrò vivere gli amori, né fare progressi altrove perché mi sento felice e sicuro nella piccola gabbia in cui mi sono rinchiuso.

Che queste parole diano a tutti una piccola scossa.

A presto!

sabato 6 giugno 2009

Quando un uomo aman una donna... Quando???



Crescere… Stamattina mi sveglio e so di una brutta notizia, una coppia che si lascia.

Conosco solo lei, ma quando lei mi parlava del suo ragazzo sembrava una di quelle favole che finiranno sicuramente con “e vissero felici e contenti”. E invece sembra che quella storia finirà come un capitolo della saga di Stars Was o qualunque altra saga: “chiusa una porta si aprirà un portone”.

E il portone lo scoprirete nella prossima puntata (del film, non del mio space).

Dopo averla un po’ sollevata di morale per sms come meglio potevo, ho fatto la doccia e sono rimasto molto a pensare (già sembra che lì abbia l’unico momento per pensare davvero!) sul fatto di crescere e di quanto sia difficile e di quanto dolore porti.

Se da una parte crescere significa conoscere nuove cose, esplorare sentimenti, varietà di persone e divertirsi e stare bene con sestessi e gli altri, per un altro verso crescere significa sopportare persone antipatiche, affrontare pericoli e problemi e accettare sconfitte e delusioni.

Nessuno ci ha mai detto che la vita sarebbe stata facile, ma noi dobbiamo cercare di sorridere a lei sempre e comunque. E quando c’è una persona triste basta dirle che le siamo vicini e darle speranza  perché in ogni momento triste una parola di speranza e conforto potrà non servire subito, ma aiuta tantissimo!

Se le parole e i cattivi pensieri sono quelli che feriscono più di ogni altra cosa, la speranza è l’arma suprema per disinfettare le ferite mentre la pace l’allegria è la medicina per curare ogni altro problema!

E l’amore dove lo mettiamo? Eh, quello è contemporaneamente lama e cerotto: fa male ma dà grandissime soddisfazioni.

Io, devo essere sincero, lo temo. Lo temo perché mi spaventa farmi male e nessuno vorrebbe il male. Da ingenuo (e pessimista) ignoro l’aspetto più bello, quello romantico, quello dove si trova la parte che per sempre difenderemo perché è il nostro bastone e la ragione per cui non interessa delle parole altrui perché noi due siamo noi due e tutto il resto è fuori.

Ma bisognerà cercarla quella parte e, buttandola un po’ su comico, non riesco a trovare una soluzione di 2+2 e dovrei riuscire a trovare chi per tutta a vita mi completerà?

Arriverà quando non me lo aspetterò (ma so che non pioverà dal cielo)!

Rimanendo in questi argomenti “spinosi”, ecco che oggi vi faccio sentire una canzone tutta dolce che può servire da manuale per un uomo e come “love song” per tutti!

“Quando un uomo ama una donna / Non riesce a pensare a nient'altro / darebbe il mondo per la bella cosa / che ha trovato, si, se lei è cattiva lui non riesce a vederlo / lei non può sbagliare / gira le spalle al suo migliore amico se dice qualcosa di male su di lei. / Quando un uomo ama una donna / spende fino all'ultimo centesimo / per cercare di tenersi stretto ciò di cui ha bisogno / rinuncia a tutti gli agi / esce e dorme sotto la pioggia / se lei dice "Amore, è cosi che deve essere". / Bene, questo uomo ama una donna / ho rinunciato a tutto quello che ho / cercando di tenere stretto il tuo
prezioso amore / "Amore, ti prego, non trattarmi male". / Quando un uomo ama una donna / fino in fondo all'anima / lei può portargli tanto dolore / si, se lo tratta come uno stupido / lui è l'ultimo che lo viene a sapere, gli occhi innamorati non vedono. / Quando un uomo ama una donna / non si può sbagliare / non si può avere nessun’altra ragazza / sì, quando un uomo ama una donna / so esattamente cosa si prova / perché tesoro, tesoro, tesoro, tu sei il mio mondo.”







Non mi interessa se il cantante è affascinante o meno, ma le parole e la canzone sono dolcisisime!

Cercando qualche canzone dolce, mi sono imbattuto in belle traduzioni, che proporrò la settimana entrante.

Pero ora godiamoci il week-end.

A presto!

lunedì 2 giugno 2008

Parlate ora o tacete per sempre!

Argh! Sono arrabbiato, ma più che altro deluso da tutto. Innanzitutto vorrei andare in Usa a trovare quei 4 imbecilli di Stevie Wonder, Dionne Warwick, Gladys Knight e Elton John per tirare un forte tuzzo (capocciata) e un calcio nello stomaco per aver cantato quella canzone che dice "Ecco a che servono gli amici". A un "ca...ppio" dico io!
Mi complimento poi per tutti quelli che mi paragonano a Giacomo Leopardi: bravi, sono la sua reincarnazione: anch'io penso che la vita fa schifo e sto pensando al suicidio. A differenza, però, che forse lui qualcuna l'avrà pure amata, io invece ho il cuore inaridito.
Sto pensando anche a limitare definitivamente ogni autorizzazione a questo space, in modo che ci possa accedere solo io. A questo punto sarebbe meglio un diario segreto? Probabile, ma mi romperei a scrivere a penna.
Non capisco qual è la ragione di questa vita se alla fine siamo tutti condannati a vivere come individui dove "fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio"... Infinite volte meglio!
Che futuro abbiamo se persino all'interno di una coppia o di un gruppo di intimi ci guardiamo con sospetto? Forse pensiamo di vivere in una Repubblica fondata su una società, ma io credo che viviamo in una grande anarchia: al potere ci sono i soliti co*****i, a livello sociale c'è la gara alla sopravvivenza a discapito di tutti....
Ecco quindi la grande domanda: a che serve, alla fine, vivere? Per soffrire, per vedere stupidi che si affossanno su posizioni infondate, per illudersi che tutto vada bene, quando, in fondo, nulla è come dovrebbe?
IO non ci sto!
Trovatemi buone ragioni per contrastare ciò che dico, o rassegnatevi perchè questo mondo FA SCHIFO!
A risentirci..