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lunedì 12 marzo 2012

16 settembre 1961. poesia

Non posso pretendere di far piacere la Beat Generation tanto quanto piace a me, ma in questo giorno, 90 anni fa, nasceva a Lowell, nel Massachusetts, uno dei più grani scrittori beat e ricordarlo con una sua poesia è il minimo che io possa fare.
Di Jack Kerouac e della generazione beat ho già parlato in vari post precedenti, perciò tutto quello che rimane è farvi leggere "16 settembre 1961. poesia". Buona immersione!
"Come mi sentivo terribilmente triste pensando a mia madre mentre dorme nel suo letto
che lei morirà un giorno
anche se lei stessa dice «la morte non è niente di cui preoccuparsi,
da questa vita ci avviamo ad un’altra»
Come mi sentivo in ogni caso terribilmente triste – –
Non avere vino per farmi dimenticare i miei denti che vanno in malora è cattivo abbastanza
ma il fatto che il mio corpo intero sta marcendo e il corpo
di mia madre si sta disfacendo
verso la morte, è tutto così pazzescamente triste.
Sono uscito fuori nell’alba chiara: ma perché dovrei essere contento per un’alba
che nasce su un altro rumore di guerra,
e perché dovrei essere triste: in definitiva l’aria non è chiara e fresca?
Ho guardato i fiori sul cespuglio: uno era caduto:
un altro era appena sbocciato: nessuno di loro era triste o contento.
All’istante ho capito che semplicemente tutte le cose vengono e vanno
compreso qualche sentimento di tristezza: anche questo se ne andrà:
triste oggi contento domani: malinconico oggi ebbro domani: perché agitarsi
così tanto?
Ognuno nel mondo ha difetti proprio come me.
Perché dovrei buttarmi giù? Questo è un sentimento che viene soltanto per andarsene.
Ogni cosa viene e và. Benissimo!
Le guerre cattive non resteranno per sempre!
Anche le forme piacevoli se ne vanno.
Dal momento che ogni cosa semplicemente viene e va.
Oh perché essere triste? O contento?
Malato oggi pieno di salute domani.
Ma Oh io sono così triste proprio lo stesso!
Proprio venendo e andando dappertutto per il luogo,
il luogo stesso viene e và.
In ogni caso finiremo tutti su in cielo, insieme
in quella eterna estasi dorata che ho visto.
Oh com’è dannatamente triste che non possa scrivere bene su questo.
È un tentativo di facile luminosità
di poesia ciardiana.
Dovrei veramente usare il mio modo personale.
Ma anche questo se ne andrà, preoccupazioni sullo stile. Sulla tristezza.
Mio piccolo gatto felice che fa le fusa e odia le porte!
E a volte è triste e silenzioso, naso caldo, singhiozzi,
e un debole miagolio da cuore spezzato.
Là vanno gli uccelli, volando a ovest per un momento.
Chi conoscerà mai il mondo prima che se ne vada?"
L'alcolismo si portò Kerouac all'età di 47 anni, ma credo che se avesse continuato a scrivere, avrebbe potuto fare grandissimi opere come fece il suo grande amico Allen Ginsberg, altro illustre esponente beat
Umore del giorno: proprio ieri vedendo il film "Io non sono qui", ispirato alla storia di Bob Dylan, ho pensato che, per quanto sia affascinato da quel favoloso periodo, nessun viaggio potrebbe darmi le sensazioni e l'atmosfera che si viveva in quel periodo negli Stati Uniti
Al prossimo post!

venerdì 2 dicembre 2011

Paradiso

Quello che io reputo il "pop scontato" di oggi, a volte dà lampi di genialità e riesce ancora a coinvolgere. Mi riferisco alla canzone "Paradise" dei Coldplay, che dal punto di vista del messaggio mi ha proprio colpito.
La maggior parte delle canzoni che sento oggi (mio parere!) sono belle più che altro dal punto di vista della musicalità, mentre i testi sono scarsi o scontati. Questa, invece, non parla di un amore finito o di fama, successo, soldi e, casualmente, si lega anche alla canzone di sabato.

"Quand’era una ragazzina / si aspettava il mondo / Ma quello volò via dalla sua portata / e allora lei si rifugiò nel sogno / sognava il paradiso / ogni volta che chiudeva gli occhi. / Quand’era una ragazzina / si aspettava il mondo / Ma quello volò via dalla sua portata / mentre le arrivavano tra i denti le pallottole. / La vita va avanti e diventa pesante / La ruota schiaccia la farfalla / E ogni lacrima è una cascata / Una notte, notte di tempesta chiuse gli occhi / Una notte, notte di tempesta volò via / sognando del paradiso. / Giace dietro i cieli in burrasca, / disse, so che il sole risorgerà / e sarà il paradiso."
Mi piace il testo perchè parla dei sogni, ed essi sono la manifestazione più bella e limpida che abbiamo di noi e di come vorremmo il futuro. Ad essi chiediamo di illuminarci, di darci la spinta che ci serve per affrontare qualcosa, di sollevarci il morale, di chiarirci a cosa aspiriamo.
E' negativo vivere solo in un mondo fatto dei nostri sogni, perchè in quei casi la realtà ci schiaccerebbe miseramente, e noi ce la prenderemmo con "la vita". E sbaglieremmo, perchè in quel cosa saremmo noi a dover mettere per un istante i piedi per terra. Diceva Jack Kerouac "Gli esseri umani seminano il proprio terreno con guai e inciampano nei macigni della loro stessa falsa erronea immaginazione, e la vita è dura".
Ma coi sogni possiamo fissarci degli obiettivi, che non saranno mai troppo alti se si avrà il coraggio e la forza di realizzarli. Potremmo cadere, farci male, scoraggiarci, ma se crediamo in noi stessi nulla è impossibile... E sarà il paradiso!
Umore del giorno: sereno...
Restate in linea!

sabato 30 luglio 2011

Subterranean Homesick Blues

Anche oggi continuo sul tema della beat generation che, come si sarà capito, mi è particolarmente caro. E per esprimere musicalmente quel periodo non si può non citare Bob Dylan, al secolo Robert Allen Zimmerman.

Egli aveva sempre sognato la vita da hobo, quella descritta da Jack Kerouac. Gli hobo sono, praticamente, i vagabondi che si muovono tramite autostop. Presto, lascia l'università per andare a trovare il cantante folk Woody Guthrie, uno dei suoi miti e da cui prenderà la sua influenza.  Nonostante Bob amasse il rock ' n' roll, questo genere ormai stava diventando troppo commerciale, mentre il folk stava diventando il vero genere con cui esprimere la ribellione del momento. E il folk di quel momento era quasi ai massimi livelli con il già citato Guthrie (che però era in fin di vita quando si incontrò con Dylan) e Pete Seeger.

Dopo l'incontro con Guthrie, Bob produce dei successi come "Blowin' in the wind" e "The times they are a-changin'". Successivamente, incontra i poeti beat, come Ferlinghetti e Ginsberg, e, ritornando alla sua passione per il rock and roll, fonde le basi di questo genere musicale con i testi più impegnativi del folk. Da ciò, emergerà il successo che voglio farvi ascoltare oggi: "Subterranean homesick blues".

Partiamo dal leggere il testo (tradotto).

"Johnny è in cantina / a mescolare la medicina / io sono sul pavimento / e penso al governo / L'uomo con l'impermeabile / mostra il distintivo / e dice di avere una brutta tosse / Vuole essere pagato / Fà attenzione ragazzo / è qualcosa che hai fatto / Dio sa quando / ma lo stai rifacendo / meglio che svicoli nel vicolo / per cercare un nuovo amico / Il tizio con il cappello di pelle di procione / nel grande recinto / vuole banconote da undici dollari / tu ne hai soltanto da dieci. / Maggie arriva con pie' veloce / la faccia piena di fuliggine nera / dice che il calore ha messo / piante nel letto ma / comunque il telefono è intercettato / Maggie dice che molti dicono / che devono cacciare ai primi di maggio / ordini del magistrato / Fà attenzione ragazzo / non importa quello che hai fatto / cammina in punta di piedi / non provare "No doz" / meglio stare lontano da quelli / che portano in giro una manichetta antincendio / tieni il naso pulito / attento ai vestiti comuni / non hai bisogno di un meteorologo / per sapere da che parte soffia il vento. / Ammàlati, guarisci / gira intorno ad un calamaio / Suona il campanello, difficile da dire / se qualcosa sarà venduta / sfòrzati, èscine, / ritorna, scrivi in braille, / và in prigione, salta la cauzione / arruòlati se fallisci, / fà attenzione ragazzo / sarai colpito / Ma consumatori, imbroglioni / sei volte perdenti / gironzolano fuori dai teatri / La ragazza del vortice / cerca un nuovo pazzo / Non seguire i leaders / attento ai parchimetri. / Ah nasci, stai al caldo, / pantaloncini, avventura, impara a ballare / Vèstiti, benediciti / cerca di ottenere successo / compiacila, compiacilo, compra regali / non rubare, non sgraffignare, / vent'anni di studio / e ti mettono al turno di giorno / Fà attenzione ragazzo / che insabbiano tutto / Meglio saltare in un tombino / accenditi una candela / non indossare sandali / evita gli scandali / non vorrai essere un fannullone / meglio masticare gomma / la pompa non funziona / perchè i vandali hanno preso la manovella."

Testo strano? Il flusso con cui racconta queste storie richiama molto lo stile poetico di Ginsberg  (non a caso questa canzone nasce dopo l'incontro con lui), ma si rifà anche al flusso cui era solito Jack Kerouac (stile che non riusciamo a percepire in pieno noi in Italia se leggiamo le opere tradotte) e allo stile socialmente impegnato di Seeger e Guthrie. Tuttavia, a ben vedere, qui Dylan si limita a illustrare come "il mondo va a rotoli", ma non dice come reagire. Infatti, se ricordate "Masters of the war" (che leggemmo tempo fa), Dylan condanna duramente i "signori della guerra". In questo testo, invece, ricorre spesso l'espressione "fa attenzione ragazzo", ma niente più.

Musicalmente, poi, la canzone si ispira a Chuck Berry, ed è stato questo l'elemento determinante per la scelta di questa canzone oggi!







 

Non è una canzone magnifica? Personalmente, la amo!

Un po' di curiosità adesso... Questo può essere definito il primo video musicale della storia musicale, sebbene faccia parte di un documentario che riguardava il cantante. I cartelli, inoltre, furono scritti la sera prima di girare il video da Dylan, Ginsberg e i due cantanti Donovan (Leicht) e Bob Neuwith. Infine, si riconduce questa canzone a una delle basi per la nascita del rap e dell'hip-hop, data la velocità con cui sono cantatate le parole.

Umore del giorno: caricato da questa canzone!

Restate in linea!

martedì 26 luglio 2011

Sulla strada

Partendo dal presupposto che ormai si sappia cos'è la beat generation, oggi voglio parlare del libro-manifesto di questa meravigliosa cultura: "On the road" [Sulla strada], di Jack Kerouac.

Il libro si divide in 5 parti e i personaggi all'interno di esso si rifanno ai veri compagni di Kerouac. Infatti, Sal, il protagonista, è Kerouac stesso, mentre Dean è Neal Cassady, co-protagonista e perno di tutto il libro e Carlo Marx è Allen Ginsberg (il filo conduttore probabilmente sta nel fatto che Marx era russo, mentre Ginsberg aveva origine russe da parte di madre).

Tutto nasce dall'incontro di Sal con Dean. Sal è uno studente di New York che scrive libri, mentre Dean è un ragazzo che, uscito dal riformatorio, va a New York per imparare a scrivere. Effettivamente, nella storia di Dean c'è abbastanza di Neal Cassady, perchè questo davvero era orfano della madre e viveva col padre alcolizzato e davvero stette in riformatorio varie volte per furto d'auto, prima di partire per New York e conoscere Kerouac e Ginsberg.

Ieri parlai di hipster e dissi che questi influenzarono gli scrittori beat. Bene, questi sono chiamati "beatnik" e tutti i personaggi del romanzo lo sono. Dean è il beatnik per eccellenza. Egli è un uomo pieno di energie (e che per molti, anche nel libro, è descritto come pazzo), con tanta voglia di vivere, ama le ragazze, la droga, l'alcool e i ritmi sfrenati del be bop e non riesce a stare fermo in un posto (motivo in più per definirlo il beatnik per eccellenza).

Dall'incontro tra Sal e Dean si hanno vari viaggi lungo gli Stati Uniti, tra San Francisco (Frisco) e New York e, infine, anche in Messico. I viaggi sono raccontati minuziosamente e fanno davvero venire voglia di abbandonare tutto e iniziare l'autostop lungo l'America.

Per me, la bellezza del libro sta proprio in questo: vivere liberi dal conformismo dalle schiavitù quotidiane e godere la vita in pieno, viaggiando e scoprendo il mondo. Il vero problema, tuttavia, sta nella difficoltà di oggi di riuscire a viaggiare con gli autostop. C’è troppa diffidenza e nessuno si fermerebbe più a darti il passaggio. Di conseguenza, bisogna munirsi di tanto denaro per viaggiare, ma saremmo schiavi del lavoro e ritorneremmo al punto di partenza.

Venendo al libro, come al solito ci sono stati periodi particolarmente interessanti che volevo condividere.

Innanzitutto, ecco una prima descrizione che Sal fa di Dean. Da qui capirete che tipo era: “perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno "Ooohhh!".”

È in questo periodo che è racchiusa l’essenza della generazione beat. Io, noto pessimista, dopo questo libro sono stato ammaliato dalla figura di Dean, una figura trascinante e così piena di vita che mi ha fatto abbandonare il mio “stretto” punto di vista!

Continuando, ci sono altri vari periodi da cui emerge la mentalità dei beatnik. “Non è forse vero che si comincia la vita come un dolce fanciullo che crede in tutto ciò che sta sotto il tetto paterno? Poi viene il giorno dei Laodicei, quando si sa che si è distrutti e miserabili e poveri e ciechi e nudi, e con l'aspetto di uno spettro repellente e oppresso ci si incammina tremando attraverso una vita piena d'incubi.”. Giusto per capire un po’, Laodicea è un’antica città siriana, distrutta dai terremoti.

E ancora: “Adesso considera un po' questi qua davanti. Hanno preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove devono dormire stanotte, quanti soldi per la benzina, il tempo, come ci arriveranno... e in tutti i casi ci arriveranno lo stesso, capisci. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d'ingannare il tempo con necessità fasulle o d'altro genere, le loro anime puramente ansiose e piagnucolose non saranno in pace finché non riusciranno ad agganciarsi a qualche preoccupazione affermata e provata e una volta che l'avranno trovata assumeranno un'espressione facciale che le si adatti e l'accompagni, il che, come vedi, è solo infelicità, e per tutto il tempo questa aleggia intorno a loro ed essi lo sanno e anche questo li preoccupa senza fine. Ascolta! Ascolta!”. Oggi è così! Siamo inseguiti e angosciati dalle preoccupazioni e dalle incombenze che dimentichiamo le cose più importanti. Ma, allo stesso tempo, godiamo nel tenere sempre occupata la nostra mente perché temiamo il silenzio e noi stessi, e temiamo che fermandoci a capire ciò che ci circonda potremo sentirci più nudi di quando non vogliamo credere.

Sullo stesso argomento: “L'unica cosa per la quale languiamo nei nostri giorni di vita, che ci fa sospirare e lamentarci e sottostare a dolci nausee di ogni specie, è il ricordo di una certa felicità perduta che probabilmente è stata sperimentata nell'alvo materno e può riprodursi solamente (quantunque noi si detesti ammetterlo) nella morte. Ma chi è che vuol morire? Nell'incalzare degli avvenimenti continuavo a pensare a questo nel fondo della mia mente.”. Sull’argomento della felicità, però, voglio tornare a parlare un altro giorno con un altro poeta beat.

“L'anonimato nel mondo degli uomini è migliore che la fama in cielo, poiché, cos'è il cielo? Cos'è la terra? Sono tutte cose cerebrali.”

E come si suol dire, “last but not least”, “L'anonimato nel mondo degli uomini è migliore che la fama in cielo, poiché, cos'è il cielo? Cos'è la terra? Sono tutte cose cerebrali.” Ammettiamolo, oggi rincorriamo la fama e la ricchezza, insomma materialismo, ma non è questo che deve importare! Un aspetto di cui non ho parlato, in effetti, è la concezione anti-materialista che avevano i beatnik e una forte spinta religiosa, non solo cristiana, ma anche verso le religioni orientali.

Infine, volevo chiudere con un paragrafo che ha fatto venire “la febbre” anche a me. La scrittura di Kerouac è semplice e scorrevole. In questo pezzo mi sono sentito dentro la scena  e mi sentivo come Dean. Leggete e ditemi se vi fa lo stesso effetto. Si parla di George Shearing, un pianista di be bop. “E Shearing cominciò a dondolarsi; sulla faccia estatica gli si apri un sorriso; prese a dondolarsi sullo sgabello del pianoforte, avanti e indietro, dapprima lentamente, poi il ritmo andò su, ed egli si mise a dondolare più svelto, col piede sinistro che si sollevava ad ogni battuta, il collo prese a dondolarsi e a contorcersi, portava la faccia fin sulla tastiera, spingeva indietro i capelli, i capelli ben pettinati gli si scompigliarono, lui cominciò a sudare. La musica aumentò di tono. Il suonatore di contrabbasso si piegò su se stesso, e colpi lo strumento, sempre più presto, pareva sempre più presto, ecco tutto. Shearing cominciò a suonare i suoi accordi; si srotolavano dal piano in grandi e ricche cascate, si pensava che quell'uomo non avesse il tempo dismetterle in riga. Ondeggiavano e ondeggiavano come il mare. La gente gli gridava: «Dai!». Dean sudava; il sudore gli colava giù per il colletto.” Pazzo pazzo… Lo posso rileggere tante volte e sento sempre una tensione dentro me crescere man mano che quel ritmo che descrive Kerouac diventa più trascinante.

Non so se vi ho instillato un minimo di curiosità verso questo libro. Personalmente, vi consiglierei di leggerlo: sotto l’ombrellone (quando il tempo lo ripermetterà) o durante le pause dallo studio o in ufficio… Se poi viene voglia di prendere un camper e partire all’avventura contattatemi perché lo farei con piacere!  :)

Umore del giorno: potrò sembravi pazzo, ma sono entusiasta! Pensare a questo libro e a Dean mi riempie di vita… Dean è ormai un modello per me

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lunedì 25 luglio 2011

La beat generation

Ho finalmente letto (e finito) "Sulla strada" di Jack Kerouac e lasciatemelo dire: "WOW!". E' un libro che si fa leggere tutto d'un fiato e che è molto lontano da ciò che siamo perlopiù abituati a leggere oggi, libri con un inizio, uno svolgimento che implica un problema e un finale con una soluzione al problema. Questa è, invece, la storia di vari viaggi lungo gli Stati Uniti compiuti dal protagonista, Sal Paradiso, e che spesso sono fatti con l'amico Dean Moriarty.

Ma prima di parlare del libro, volevo soffermarmi oggi su un altro aspetto: la Beat generation. Questo romanzo è stato il manifesto del movimento beat. Ma chi sa cosa è il movimento beat? Effettivamente, oggi se ne parla pochissimo eppure se vi dico James Dean, o Elvis Presley, o Bob Dylan o addirittura figli dei fiori qualcosa in mente vi viene sulla ribellione degli anni '60. Bene, tutti questi personaggi furono influenzati dal movimento beat.

Il movimento beat nasce verso il 1947, quando a San Francisco si riuniscono Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Neal Cassady. Wikpedia dà una bellissima definizione di questo movimento, perchè "beat" in inglese ha vari significati. Molto immediato è il significato di beat nel senso musicale: il beat è la battuta musicale, e il ritmo del periodo è il "be bop", uno stile di jazz molto movimentato che oggi si è quasi completamente perso. Ma "beat" è anche tradotto come battuto, e gli artisti beat si sentivano battuti e sconfitti dalla società e dalle sue imposizioni. Inoltre, "beat" è la "beatitudine", che scrittori e poeti raggiungevano tramite l'uso di droghe e alcool.

Insomma, la generazione beat è una generazione di ribellione, ma non assume mai connotati politici. E questa generazione prende spunti dagli hipster. Essi sono persone che si distaccano dalla cultura americana predominante nel momento, volta al consumismo e alla massificazione culturale. Gli hipsters vivono sotto la paura della guerra atomica e da loro prenderanno anche origine, più tardi, gli hippie (visto come tutto ritorna?  :) )

Dei grandi artisti beat abbiamo sicuramente Jack Kerouac, che ha dato inizio al movimento, insieme a Allen Ginsberg (di cui ho già pubblicato 2 poesie) e Neal Cassady, ispiratore di Kerouac (vedremo domani il suo ruolo in "Sulla strada") e di Ginsberg (se rileggete Howl, la prima parte è dedicata a lui) e che morì assiderato, tra gli effetti delle droghe, a quasi 42 anni; William Burroughs, di cui famosa è la trasposizione cinematografica di Cronenberg del libro "The naked lunch" (Il pasto nudo"; Lawrence Ferlinghetti, poeta tutt'ora vivente di cui leggeremo in qualche futuro post; Jack Hirschman, altro poeta ancora in vita e di cui ho trovato una poesia interessante; e Gregory Corso, definito il migliore beat insieme a Kerouac e Ginsberg.

Il motivo di tutto questo preambolo è perchè ieri parlavo con tanto entusiasmo del libro che avevo finito, ma mi sono presto ritrovato a dover spiegare cos'è la beat generation. C'era un po' di sconforto, ma sono stato felice di spiegare cosa fosse e spero proprio che sia rimasto qualcosa di tutto quello che dissi.

Umore del giorno: con un forte entusiasmo! Ma domani vedremo perchè!

Restate in linea!

sabato 21 maggio 2011

Qualcuno da amare

Devo ammettere che dopo la canzone di sabato scorso mi sento un po' in colpa. Stavo dando più priorità a farvi conoscere o ricordare canzoni che la Storia aveva  riposto nel cassetto dimenticandomi di grandi artisti che hanno fatto la Musica.

Ancora per stasera, quindi, volevo mettere un grande artista degli anni della Grande Musica, e in particolare degli anni '60. Questo gruppo, addirittura, è famoso per aver portato al successo il "rock psichedelico".

Il rock psichedelico è quel rock nato dall'abuso di sostanze stupefacenti, le quali, secondo gli artisti, davano all'artista la possibilità di raggiungere strati più profondi della mente umana e di potersi, quindi, esprimere meglio e con un contatto più diretto col pubblico. Ormai, devo ammettere che il periodo degli anni '60, San Francisco e il consumo di droghe, LSD e peyote è una costante nella cultura che tanto mi appassiona: Kerouac, Ginsberg e ora anche i Jefferson Airplanes!

Una delle loro prime canzoni del rock psichedelico è "Somebody to love", un successo che ho trovato solo di recente nonostante più o meno già conoscessi  la canzone. Partiamo dalla traduzione.

"Quando la verità si scopre esser falsa / E tutta la gioia dentro di te muore / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / Quando i fiori del giardino, baby, sono morti, sì e / La tua mente, la tua mente è così piena di rosso / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / I tuoi occhi, direi che i tuoi occhi potrebbero assomigliare ai suoi / Yeah, ma nella tua testa, baby, mi dispiace, non sai dov'è / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare. / Le lacrime stanno correndo giù e giù lungo il tuo petto / Ed i tuoi amici, baby ti trattano come un ospite / Non vorresti qualcuno da amare? / Non avresti bisogno di qualcuno di amare? / Non ameresti amare qualcuno d'amare? / Sarebbe meglio tu trovassi qualcuno da amare"







Non vi ha messo una particolare energia questa canzone? Io la adoro!!!

Umore del giorno: grigio... Dopo aver studiato stamattina ho avuto un brutto mal di testa per molte ore ma, peggio, ho scoperto che domani che andrò a Roma, in vista di un concorso, il tempo sarà piovigginoso!

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