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lunedì 12 marzo 2012

16 settembre 1961. poesia

Non posso pretendere di far piacere la Beat Generation tanto quanto piace a me, ma in questo giorno, 90 anni fa, nasceva a Lowell, nel Massachusetts, uno dei più grani scrittori beat e ricordarlo con una sua poesia è il minimo che io possa fare.
Di Jack Kerouac e della generazione beat ho già parlato in vari post precedenti, perciò tutto quello che rimane è farvi leggere "16 settembre 1961. poesia". Buona immersione!
"Come mi sentivo terribilmente triste pensando a mia madre mentre dorme nel suo letto
che lei morirà un giorno
anche se lei stessa dice «la morte non è niente di cui preoccuparsi,
da questa vita ci avviamo ad un’altra»
Come mi sentivo in ogni caso terribilmente triste – –
Non avere vino per farmi dimenticare i miei denti che vanno in malora è cattivo abbastanza
ma il fatto che il mio corpo intero sta marcendo e il corpo
di mia madre si sta disfacendo
verso la morte, è tutto così pazzescamente triste.
Sono uscito fuori nell’alba chiara: ma perché dovrei essere contento per un’alba
che nasce su un altro rumore di guerra,
e perché dovrei essere triste: in definitiva l’aria non è chiara e fresca?
Ho guardato i fiori sul cespuglio: uno era caduto:
un altro era appena sbocciato: nessuno di loro era triste o contento.
All’istante ho capito che semplicemente tutte le cose vengono e vanno
compreso qualche sentimento di tristezza: anche questo se ne andrà:
triste oggi contento domani: malinconico oggi ebbro domani: perché agitarsi
così tanto?
Ognuno nel mondo ha difetti proprio come me.
Perché dovrei buttarmi giù? Questo è un sentimento che viene soltanto per andarsene.
Ogni cosa viene e và. Benissimo!
Le guerre cattive non resteranno per sempre!
Anche le forme piacevoli se ne vanno.
Dal momento che ogni cosa semplicemente viene e va.
Oh perché essere triste? O contento?
Malato oggi pieno di salute domani.
Ma Oh io sono così triste proprio lo stesso!
Proprio venendo e andando dappertutto per il luogo,
il luogo stesso viene e và.
In ogni caso finiremo tutti su in cielo, insieme
in quella eterna estasi dorata che ho visto.
Oh com’è dannatamente triste che non possa scrivere bene su questo.
È un tentativo di facile luminosità
di poesia ciardiana.
Dovrei veramente usare il mio modo personale.
Ma anche questo se ne andrà, preoccupazioni sullo stile. Sulla tristezza.
Mio piccolo gatto felice che fa le fusa e odia le porte!
E a volte è triste e silenzioso, naso caldo, singhiozzi,
e un debole miagolio da cuore spezzato.
Là vanno gli uccelli, volando a ovest per un momento.
Chi conoscerà mai il mondo prima che se ne vada?"
L'alcolismo si portò Kerouac all'età di 47 anni, ma credo che se avesse continuato a scrivere, avrebbe potuto fare grandissimi opere come fece il suo grande amico Allen Ginsberg, altro illustre esponente beat
Umore del giorno: proprio ieri vedendo il film "Io non sono qui", ispirato alla storia di Bob Dylan, ho pensato che, per quanto sia affascinato da quel favoloso periodo, nessun viaggio potrebbe darmi le sensazioni e l'atmosfera che si viveva in quel periodo negli Stati Uniti
Al prossimo post!

giovedì 27 ottobre 2011

Dinosauria, noi

Non è un momento semplice per la Grecia, per l'Italia (e gli italiani) nè in generale per l'Europa che sta cercando di salvarsi. E in questi giorni è usuale sentire accuse alle banche ingorde o alla classe politica elevatasi a "casta" o al sistema capitalista troppo interessato al profitto. Ma alla fine non sentiamo altro che parole, mentre chi ha seri problemi per poter sopravvivere (dire degnamente per alcuni sarebbe un lusso) è lì con la pancia vuota è gli occhi iniettati di sangue per la rabbia.
Da un po' di tempo mi sto avvicinando a un poeta e scrittore contemporaneo, Charles Bukowski, in cui ho trovato molti spunti riflessivi, e nel cui pensiero mi sono spesso ritrovato. E tra le varie poesie che ho letto, c'è ne una che mi ha subito colpito perchè è estremamente attuale e, perchè no, come "Morte all'orechio di van Gogh" di Ginsberg, potrebbe avere qualcosa di profetico! Prima di andare avanti, vorrei precisare che, nonostante Bukowski fosse stato contemporaneo a Ginsberg e Kerouac e ai Beats, non si è mai identificato in uno di essi, preferendo rimanere sempre in disparte. Addirittura, in uno scritto rimasto censurato per molto tempo (spesso al nome di Bukowski viene associata la parola "volgarità"), "Svastica" egli definisce così i beat: "Se ne stanno al parco col talismano del Che a fare ooooooommmm ooooooommm guidati da Burroughs, Genet e Ginsberg. Questi scrittori sono diventati dei mollaccioni, dei becchi, dei fighetti... Lo scrittore di starda si fa spompinare l'anima dagli idioti, uno scrittore che ha bisogno di andare in strada è uno scrittore che non conosce la strada, per parte mia ho visto tanti di quei bar, fabbriche, bordelli, ...".
Bene, senza indugio, leggiamo "Dinosauria, we".

"Nati così
in mezzo a tutto questo
tra facce di gesso che ghignano
e la signora morte che se la ride
mentre gli ascensori si rompono
mentre gli orizzonti politici si dissolvono
mentre il ragazzo della spesa del supermercato ha una laurea
mentre i pesci sporchi di petrolio sputano la loro preda oleosa
e il sole è mascherato
siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra queste guerre attentamente matte
tra la vista di finestre di fabbrica rotte di vuoto
in mezzo a bar dove le persone non  si parlano più
nelle risse che finiscono tra sparatorie e coltellate

siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire
tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli
in un Paese dove le galere sono piene e i manicomi chiusi
in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo
nati in mezzo a tutto questo

ci muoviamo e viviamo in tutto ciò
a causa di tutto questo moriamo
castrati
corrotti
diseredati
per tutto questo
ingannati da questo
usati da questo
pisciati addosso da questo
resi pazzi e malati da questo
resi violenti
resi inumani
da questo

il cuore è annerito
le dita cercano la gola
la pistola
il coltello
la bomba
le dita vanno in cerca di un dio insensibile
le dita cercano la bottiglia
le pillole
qualcosa da sniffare

siamo nati in questo essere letale triste
siamo nati in un governo in debito di 60 anni
che presto non potrà nemmeno pagare gli interessi su quel debito
e le banche bruceranno
il denaro sarà inutile
ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine
resteranno solo pistole e folle di sbandati
la terra sarà inutile
il cibo diventerà un rendimento decrescente
l'energia nucleare finirà in mano alle masse
il pianeta sarà scosso da un'esplosione dopo l'altra
uomini robot radioattivi si inseguiranno l'un l'altro

il ricco e lo scelto staranno a guardare da piattaforme spaziali
l'inferno di Dante sarà fatto per somigliare a un parco giochi per bambini
il sole sarà invisibile e sarà la notte eterna
gli alberi moriranno
e tutta la vegetazione morirà
uomini radioattivi si nutriranno della carne di uomini radioattivi
il mare sarà avvelenato
laghi e fiumi spariranno
la pioggia sarà il nuovo oro
la puzza delle carcasse di uomini e animali si propagherà nel vento oscuro
gli ultimi pochi superstiti saranno oppressi da malattie nuove ed orrende
e le piattaforme spaziali saranno distrutte dalla collisione
il progressivo esaurimento di provviste
l'effetto naturale della decadenza generale
e il più bel silenzio mai ascoltato
nascerà da tutto questo
il sole nascosto
attenderà il capitolo successivo."
Finchè non parla dell'energia nucleare in mano alle masse per l'autodistruzione, la poesia è riuscita a spiegare la realtà attuale in un modo abbastanza semplice e dettagliato che probabilmente vi sarete chiesti se non l'abbia scritta in questi giorni. No, Charles è morto nel 1994! Ma credo che anche anche senza andare troppo lontano, presto faremo la guerra per la sopravvivenza e per l'ultima boccata di ossigeno... Dovremo forse iniziare da ora a preparaci l'elmetto e il rifugio anti-atomico? Di certo, per ora possiamo già sentire il rumore dei denti digrignati e delle pentole vuote che vengono agitate e percosse!
Umore del giorno: con un leggero mal di testa, ma anche quello passerà!
Restate in linea!

giovedì 8 settembre 2011

Fine d'estate

Ultimamente mi sto re-interrogando su di me, sulle mie paure e soprattutto su quella paura di cambiamento radicale che non riesco proprio ad abbandonare completamente.

Due settimane fa, un'amica iniziò a farmi domande molto personali e a me andavano bene, non ho nulla in contrario nè nulla di pericoloso (almeno per la legge) da nascondere. Rispondendo, però, provai un forte disagio interiore, che ancora non riesco a spiegare. Mi sentii male, quasi a voler scappare da me... Non so, forse non esistono parole per descrivere come stavo. Ma da quel momento ho ricominciato a farmi domande su di me e a riscoprire il vecchio problema con cui non ho mai avuto il coraggio di fare i conti: il cambiamento!

Molto tempo fa, mi lamentavo di avere una vita troppo abitudinaria, fatta di emozioni piatte e solo qualche piccolo momento di felicità. Col passare dei giorni, mi sono assuefatto e forse anche rassegnato a questa routine e oggi non me ne lamento più. Anzi, sono quasi soddisfatto di questo "traguardo raggiunto". Non potrò raccontare "di quel momento favoloso in cui facemmo / vedemmo / ...", ma sarei anche orgoglioso di non raccontare "di quel momento in cui stavo per morire / uccidermi / essere ucciso / ...".

Ebbene, non me ne rendo conto, ma in realtà mi sono ucciso perchè non ho saputo apprezzare la mia vita, non ho saputo sfruttarla, rinchiuso dietro quella paura di cambiamento. Non necessariamente si debbono vivere vite eccezionali, sempre con l'adrenalina iniettata nel sangue (credo che quella assuefazione sia anche peggiore perchè il gesto finale per massimizzarla sarà morire). Ma vivendo nella mia routine mi precludo piccoli piaceri della vita che sono comuni per tutti, e uno in particolare: l'Amore.

Parlando con un'altra mia amica, questa mi chiedeva se avessi mai pensato a una certa ragazza come possibile "girlfriend" e la mia risposta fu che ho paura. Ho paura di me e ho paura di cosa implicherebbe stravolgere la mia vita per una persona cui voglio bene e ho paura che potrei non essere abbastanza pronto per non ferirla. Naturalmente, come potrei parlare di cose che non conosco?

Infine, domenica scorsa ho sentito aumentare l'affetto per una ragazza, ma mi sono ripromesso di non affrettare i tempi e capire bene se anche lei corrisponde. Mossa azzardata o no, solo il tempo potrà rispondermi. E lunedì pomeriggio, vedendo il cielo coperto da nuvoloni grigi, mi si è accesa come una lampadina ispiratoria e ho iniziato a buttare giù qualche verso.

Stamattina ho rifinito la poesia e stasera volevo condividerla su questo blog. Ciò che è descritto rispecchia in pieno la lotta in me tra cervello e cuore.

"Fine d'estate"

Voglio una tempesta
Che scalfisca la dura terra,
Che scuota il brullo paesaggio,
Che purifichi la greve aria.
 
Dal rosso terreno, un
Denso calore si sprigiona
Ma il saggio villano lo fredda
Per non arrischiar il proprio ventre.
 
Combatte ora il Grande
Giallo con una nuvola grigia,
portata da un fresco vento,
 
ma non cambierà questo
esile equilibrio e nel mio cuore
resterà solo la speranza.
 
Sono ben lungi da essere un poeta o aspirare ad esserlo (sarà che non ho abbastanza fiducia in me, altro mio problema), ma scrivere in versi ciò che sentivo mi ha divertito , ma soprattutto ha permesso di esplorare meglio dentro di me e cercare una risposta a cosa sento e come mi sento.

Umore del giorno: non buono dato il mio raffreddore e mal di testa

Restate in linea!

martedì 16 agosto 2011

L'uomo e il mare

Più o meno vacanze per tutti, quindi oggi mi mantengo leggero anche io. E' tempo di mare, quindi perchè no una bellissima poesia su di esso. Magari anche di uno dei miei poeti preferiti: Charles Baudelaire. La poesia si chiama "L’uomo e il Mare".

"Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell’infinito svolgersi dell’onda
l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l’abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d’ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!"

Umore del giorno: stanco (anch'io sono andato a mare oggi!)

Restate in linea!

mercoledì 10 agosto 2011

Cammino sotto le stelle lontane

Nella famosa notte di San Lorenzo, stasera quasi tutti alzeremo lo sguardo verso il cielo a vedere le "stelle cadenti" e esprimere un desiderio. In realtà, ciò che noi vedremo saranno piccole meteore della costellazione delle Perseidi che entrano nell'atmosfera terrestre. Per chi volesse metterla sul religioso, le "stelle cadenti" rievocano i carboni ardenti su cui fu bruciato vivo l'arcidiacono Lorenzo in seguito dell'editto dell'imperatore romano Valeriano (258).

Ho sempre detto che il cielo stellato sia una delle meraviglie più grandiose della natura. Guardarlo equivale a perdersi con gli occhi e con la mente nell'universo, fino alle origini dell'uomo ed oltre!

Navigando in Internet, ho casualmente letto una bellissima poesia adatta a stasera. Il poeta è John Wieners, poeta beat. Il titolo della poesia è "Cammino sotto le stelle lontane"

"Cammino sotto le stelle lontane
come facevo da piccolo con mio fratello, come facevo
in quelle lunghe, fredde
notti di S. Francisco, che sembravano non avere limiti -
solo viali
di colonne e sempreverdi,
senza muri.
E guardo in alto e vedo gli spazi tra le stelle
penso alle nebbie e alle miglia che le separano,
cosa attraverseremmo per essere insieme:
Così mi ritrovo a Churchill Street
tornando a casa dal negozio
gli occhi rivolti ai densi gruppi
che crepitano nella notte,
 
E sento di nuovo la domanda che dimora
nelle nostre menti
sull'idea che è dietro all'uomo
il suo posto nell'universo
e l'universo,
il suo posto nell'uomo.
 
E resto come quando avevo otto anni
con lo stupore di cos'è a creare tutto,
l'infinità tra ciascuna luce
e l'eternità di una.
E sono muto con la domanda"
 
Io ritrovo ciò che ho sempre pensato delle stelle in questa poesia. Magari stasera che alzato il naso all'insù ricordatevi di queste parole e rifletteteci meglio. Tutto si colorerà di una meravigliosa magia!

Umore del giorno: del normale studente che deve studiare, ma che per un motivo o un altro divaga!

Restate in linea!

venerdì 5 agosto 2011

Il mondo è un gran bel posto...

Con il riesplodere del caldo la mia voglia di studiare si è più che proporzionalmente  e drasticamente ridotta.  E' così che, aspettando che i libri mi implorino di tornare da loro e magari mi assaltino pure, scrivo sul blog. E per oggi vi porto un po'  di sorriso. Cavalcando ancora l'onda (non del mare perchè quest'anno mi sembra un lontanissimo miraggio) della beat generation, su cui mi sto concentrando ultimamente, voglio favi leggere una poesia di Lawrence Ferlinghetti, di cui vi ho parlato a proposito dei poeti beat.

Ho cercato su internet poesie di Ferlinghetti, ma con grande rammarico ne ho trovate ben poche. Questa, tuttavia, mi ha subito colpito, anche se non è l'unica. Forse è è il finale.

Vi consiglio, comunque, di non sottovalutare il significato della poesia, perchè nella semplicità delle cose scritte, è facile vederla come una "poesiola". In realtà, dietro queste parole comuni, c'è un grande messaggio di denuncia verso una società che ha perso il senso critico e che dà per scontate le cose che sembrano più banali, mentre hanno più significato di quanto si creda. Tant'è vero che al terzo verso delle prime tre strofe c'è sempre un "se non v'importa che...", a sottolineare l'importanza di valori che si stanno lentamente dimenticando. Ieri come ancora oggi.

A voi la l'ultima parola!

"Il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa che la felicità
non sia sempre così divertente
se non v'importa un po' d’inferno
qua e là
proprio quando tutto va bene
perché anche in paradiso
 non è che si canti tutto il tempo

Il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa che qualcuno muoia
continuamente
o magari solo di fame
per un po’ di tempo
il che non è poi tanto male
 se non si tratta di voi

Oh il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa molto
di qualche cervello perso
su ai posti di comando
o di una bomba o due
di tanto in tanto
sui vostri visi alzati
o di simili contrattempi
cui va soggetta la nostra
società di Gran Marca
con i suoi uomini distinti
e con quelli estinti
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
che la nostra sciocca carne eredita  
Sì il mondo è il posto più bello del mondo
per un sacco di cose come
fare buffonate
e fare l'amore
essere tristi
e cantare canzoni sottovoce
 
e avere ispirazioni
e andare in giro
guardando ogni cosa
odorando fiori
e dare pizzicotti alle statue
e persino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e portare i pantaloni
e agitare cappelli e
ballare
e andare a nuotare nei fiumi
e fare picnic
 
nel pieno dell'estate
 
e insomma
“godendosi la vita” 
 
 
ma poi proprio sul più bello di tutto questo
arriva sorridendo l'impresario di pompe funebri."
 
Umore del giorno: studiare sì, studiare no... Suvvia, devo iniziare!
Restate in linea!

lunedì 25 luglio 2011

La beat generation

Ho finalmente letto (e finito) "Sulla strada" di Jack Kerouac e lasciatemelo dire: "WOW!". E' un libro che si fa leggere tutto d'un fiato e che è molto lontano da ciò che siamo perlopiù abituati a leggere oggi, libri con un inizio, uno svolgimento che implica un problema e un finale con una soluzione al problema. Questa è, invece, la storia di vari viaggi lungo gli Stati Uniti compiuti dal protagonista, Sal Paradiso, e che spesso sono fatti con l'amico Dean Moriarty.

Ma prima di parlare del libro, volevo soffermarmi oggi su un altro aspetto: la Beat generation. Questo romanzo è stato il manifesto del movimento beat. Ma chi sa cosa è il movimento beat? Effettivamente, oggi se ne parla pochissimo eppure se vi dico James Dean, o Elvis Presley, o Bob Dylan o addirittura figli dei fiori qualcosa in mente vi viene sulla ribellione degli anni '60. Bene, tutti questi personaggi furono influenzati dal movimento beat.

Il movimento beat nasce verso il 1947, quando a San Francisco si riuniscono Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Neal Cassady. Wikpedia dà una bellissima definizione di questo movimento, perchè "beat" in inglese ha vari significati. Molto immediato è il significato di beat nel senso musicale: il beat è la battuta musicale, e il ritmo del periodo è il "be bop", uno stile di jazz molto movimentato che oggi si è quasi completamente perso. Ma "beat" è anche tradotto come battuto, e gli artisti beat si sentivano battuti e sconfitti dalla società e dalle sue imposizioni. Inoltre, "beat" è la "beatitudine", che scrittori e poeti raggiungevano tramite l'uso di droghe e alcool.

Insomma, la generazione beat è una generazione di ribellione, ma non assume mai connotati politici. E questa generazione prende spunti dagli hipster. Essi sono persone che si distaccano dalla cultura americana predominante nel momento, volta al consumismo e alla massificazione culturale. Gli hipsters vivono sotto la paura della guerra atomica e da loro prenderanno anche origine, più tardi, gli hippie (visto come tutto ritorna?  :) )

Dei grandi artisti beat abbiamo sicuramente Jack Kerouac, che ha dato inizio al movimento, insieme a Allen Ginsberg (di cui ho già pubblicato 2 poesie) e Neal Cassady, ispiratore di Kerouac (vedremo domani il suo ruolo in "Sulla strada") e di Ginsberg (se rileggete Howl, la prima parte è dedicata a lui) e che morì assiderato, tra gli effetti delle droghe, a quasi 42 anni; William Burroughs, di cui famosa è la trasposizione cinematografica di Cronenberg del libro "The naked lunch" (Il pasto nudo"; Lawrence Ferlinghetti, poeta tutt'ora vivente di cui leggeremo in qualche futuro post; Jack Hirschman, altro poeta ancora in vita e di cui ho trovato una poesia interessante; e Gregory Corso, definito il migliore beat insieme a Kerouac e Ginsberg.

Il motivo di tutto questo preambolo è perchè ieri parlavo con tanto entusiasmo del libro che avevo finito, ma mi sono presto ritrovato a dover spiegare cos'è la beat generation. C'era un po' di sconforto, ma sono stato felice di spiegare cosa fosse e spero proprio che sia rimasto qualcosa di tutto quello che dissi.

Umore del giorno: con un forte entusiasmo! Ma domani vedremo perchè!

Restate in linea!

domenica 8 maggio 2011

Maternità

Voglio riscattarmi dal post sgangherato di ieri. E non ci sono parole migliori di quelle di un premio Nobel. Oggi, 8 maggio, si festeggia la festa della mamma e tutti dobbiamo essere grati alle nostre madri perchè possiamo anche fare cose brutte, ma loro ci ameranno sempre!

Lo scrittore indiano Rabíndranáth Thákhur (Tagore) dedica alla mamma questa bellissima poesia chiamata "Maternità".

"Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio,
tu eri il Suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia,
in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita,
nella vita di mia madre,
tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa
ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge
perché tu che appartieni a tutti,
tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via
ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato il tesoro
del mondo nelle mie esili braccia?"

Credo che ogni parola in più possa solo rovinare queste immense parole. Ci avesi pensato solo due giorni prima l'avrei imparata a memoria e, come fanno i bambini alle elementari, avreid etto queste parole alla mia mamma. Ci sarà tempo fino all'anno prossimo (almeno spero)!

Umore del giorno: con un leggere mal di testa, forse colpo della stanchezza

Restate in linea!

giovedì 28 aprile 2011

Morte all'orecchio di Van Gogh

Come accennai la settimana scorsa, voglio farvi leggere una poesia di Allen Ginsberg. Ho letto la raccolta di sue poesie in “Jukebox all’idrogeno” e ne sono davvero rimasto colpito. Favorevolmente!

La poesia in questione si chiama “Morte all’orecchio di Van Gogh”. Nel libro che lessi c’era anche un’altra bellissima poesia, dedicata alla madre morta, ma era molto lunga e probabilmente nessuno o pochissimi l’avrebbero letta.  Anche questa è lunghina, ma piuttosto scorrevole.

Questa poesia denuncia la politica e la società americane asservite agli interessi economici e commerciali, con riferimento a doversi episodi storici (come le iniziative per tenere alti i prezzi di mercato o le misure per limitare l’immigrazione cinese), a figure di spicco del pensiero democratico (come Einstein coi suoi ideali antiatomici; Bertrand Russell, a cui nel 1940 fu impedito di insegnare nelle scuole di New York per “immoralità”, a causa elle sue posizioni su matrimonio, divorzio e controllo delle nascite) e Charlie Chaplin (qui fissato con la rosa tra i denti come in un suo celebre film), e a situazioni di crisi provocate nel mondo non occidentale dall’imperialismo economico e politico (il Chiapas, il Tangianica, il Kenia, il Sud Africa e il Tibet).

Inoltre, giusto per capire meglio alcuni versi, è bene che ricordiate che Hart Crane è un poeta statunitense morto suicida; Kra e putki sono parole magiche di un atto radiofonico di Artaud; Hoover, omosessuale, organizzò e diresse per 40 anni l’Fbi, promuovendo indagini sulle attività antiamericane dei simpatizzanti comunisti e raccogliendo decine di migliaia di dossier personali. Per molti altri riferimenti che potreste non capire conviene informarmi da voi.

E dopo queste premesse, buona lettura!

“Poeta è Prete
il Denaro ha valutato l’anima dell’America
il Congresso ha aperto un varco verso il precipizio dell’Eternità
il Presidente ha costruito una macchina di Guerra che vomiterà e tirerà su la Russia dal Kansas
il Secolo americano è tradito da un folle Senato che non fa più all’amore con sua moglie
Franco ha assassinato Lorca il figlio pederasta di Whitman
così come Majakovskij si è suicidato per evitare la Russia
Hart Crane Platonico insigne si è suicidato per far crollare l’America sbagliata
così come milioni di tonnellate di grano umano sono state bruciate tra pareti segrete sotto la Casa Bianca
mentre l’India affamata gridava  e mangiava cani pazzi pieni di pioggia
e montagne di uova venivano ridotte in polvere bianca nelle sale del Congresso
nessun timorato di Dio vi camminerà mai più a causa della puzza delle uova marce d’America
e gli Indiani di Chiapas continuano a mordere le loro tortillas prive di vitamine
gli aborigeni d’Australia forse farneticano nel deserto senza uova
e io ho di rado un uovo a colazione nonostante il mio lavoro richieda uova infinite per venire alla luce nell’Eternità
le uova dovrebbero essere mangiate o date alle loro madri
e il dolore degli innumerevoli polli d’America è espresso dalle grida dei suoi attori alla radio
Detroit ha fabbricato un milione di automobili di gomma e fantasmi
ma io cammino, cammino, e l’oriente cammina con me, e tutta l’Africa cammina
e prima o poi il Nord America camminerà
perché come noi abbiamo cacciato l’Angelo Cinese dalla nostra porta lui caccerà noi dalla Porta d’Oro del futuro
non abbiamo avuto pietà per il Tanganica
Einstein da vivo è stato schernito per la sua politica angelica
Bertrand Russell scacciato da New York per i suoi amori
e l’immortale Chaplin è stato scacciato dalle nostre sponde con la rosa fra i denti
una cospirazione segreta della Chiesa Cattolica nei gabinetti del Congresso ha negato gli antifecondativi alle masse incessanti dell’India.
Nessuno pubblica una parola che non sia lo strillo vigliaccamente robot di una mentalità depravata
il giorno che si pubblicherà la vera letteratura del corpo americano sarà giorno di Rivoluzione
la rivoluzione dell’agnello sexy
l’unica rivoluzione incruenta che distribuisce grano
il povero Genet illuminerà i mietitori dell’Ohio
La marijuana è un narcotico benigno ma J. Edgar Hoover preferisce il suo scotch micidiale
E l’eroina di Lao-Tze e del Sesto Patriarca è punita con la sedia elettrica
Ma i poveri drogati malati non hanno luogo ove posare la testa
Belve nel nostro governo hanno inventato per la tossicomania una cura antiquata come il Sistema di Difesa di Preallarme Radar.
io sono il sistema di difesa di preallarme radar
non vedo altro che bombe
non mi interessa impedire all’Asia di essere l’Asia
e i governi di Russia e Asia sorgeranno e cadranno ma l’Asia e la Russia non cadranno
anche il governo d’America cadrà ma come può cadere l’America
io dubito che nessuno cadrà mai più eccetto i giovani
per fortuna tutti i governi cadranno
gli unici che non cadranno sono quelli buoni
e quelli buoni non esistono ancora
Ma devono cominciare ad esistere esistono nelle mie poesie
esistono nella morte dei governi di Russia e d’America
esistono nella morte di Hart Crane e Majakovskij
Ora  è il momento della profezia senza morte come conseguenza
l'universo finirà per scomparire
Hollywood marcirà nei mulini a vento dell’Eternità
Hollywood i cui schermi sono piantati nella gola di Dio
Sì Hollywood avrà quello che si merita
Tempo
Stillicidio o gas distruttore alla radio
La storia renderà questa poesia profetica e la sua terribile stupidità  un’orrenda musica spirituale
Ho il gemito dei colombi e la piuma dell’estasi
L’uomo non può più sopportare la fame del cannibalismo astratto
La guerra è astratta
il mondo sarà distrutto
ma io morirò solo per la poesia, che salverà il mondo
Il monumento a Sacco & Vanzetti non ancora finanziato per nobilitare Boston
gli indigeni del Kenya tormentati da avventurieri idioti dell’Inghilterra
il Sudafrica nella morsa del bianco stupido
Vachel Lindsay Ministro degli Interni
Poe Ministro dell’Immaginazione
Pound Min. delle Finanze
e Kra appartiene a Kra, e Pukti a Pukti
innesto di Blok e Artau
l’Orecchio di Van Gogh sulle banconote
non più propaganda per i mostri
e i poeti dovrebbero star fuori della politica per non diventare mostri
io sono diventato mostruoso con la politica
poeta russo indubbiamente mostruoso nel suo notes segreto
il Tibet dovrebbe essere lasciato in pace
Queste sono profezie ovvie
L’America sarà distrutta
I poeti russi combatteranno con la Russia
Whitman ammonì contro questa “favoleggiata nazione Dannata”
Dov’era Theodore Roosvelt quando mandò i suoi ultimatum dal castello di Camden
Dov’era la Camera dei Deputati quando Crane lesse forte i suoi libri profetici
Che cosa stavano tramando a Wall Street quando Lindsay annunciò la sorte del Denaro
Stavano ascoltando le mie grida negli spogliatoi degli Uffici Assunzione di Bickford?
Hanno teso l’orecchio ai gemiti della mia anima quando mi dibattevo nelle statistiche dell’inchiesta di mercato nel Foro a Roma?
No stavano litigando in uffici roventi, su tappeti di cuori perduti, gridando e contrattando col Destino
lottando con lo Scheletro con sciabole, moschetti, denti in fuori, indigestioni, bombe di ladrocinio, costituzione, razzi, pederastia,
con le spalle al muro per mettere su mogli e appartamenti, prati, sobborghi, premi ambigui,
Portoricani ammassati per il massacro nella 114ª Strada in nome dell’imitazione di un frigorifero cinese-moderno
Elefanti di misericordia assassinati in nome de un’uccelliera elisabettiana
milioni di fanatici agitati in manicomio in nome dell’industria strillante soprano
Canzone pubblicitaria di fabbricanti di sapone - scimmie di dentifricio nei video della televisione – deodoranti su sedie ipnotiche
trafficanti di petrolio nel Texas – un jet fa una striscia tra le nuvole –
scrittori del cielo mentitori sulla faccia della Divinità – macellai zannati di cappelli e scarpe, tutti Padroni!
     Padroni! Padroni! con l’ossessione della proprietà e dell’Io che svanisce!
e i loro lunghi articoli di fondo si barcamenano parlando dei negri che gridano attaccati dalle formiche brulicanti fuori dalla prima pagina!
Macchinario di un sogno elettrico di massa! Prostituta di Babilonia creatrice di guerra che grida su Campidogli e Accademie!
Denaro! Denaro! Denaro! strillante pazzo celestiale denaro dell’illusione! Denaro fatto di nulla, fame, suicidio! Denaro di fallimento! Denaro di morte!
Denaro contro l’Eternità! E le forti macchine dell’Eternità trituravano la vasta carta dell’Illusione

Parigi, 1958"
 In questi giorni che si parla di guerre, di default di Paesi europei e degli stessi USA e di energie verdi, chissà che questa poesia non diventi proprio una profezia entro poco tempo!

Umore del giorno: in trepidazione per leggere il finale de "Il fantasma dell'Opera"

Restate in linea!

venerdì 9 luglio 2010

La quiete dopo la tempesta



Sembra passato un mese da quando vi dissi la settimana prossima vi farò leggere una poesia bella. Be’ sono passate tre settimane, infatti, ma finalmente riesco!

Il 29 giugno sono passati precisamente 212 anni dalla nascita di Leopardi. Il numero è insignificante, ma sarebbe stato bello metterlo quel giorno. Ma una poesia bella, rimane tale anche se viene letta dopo. Parlo di “La quiete dopo la tempesta”.

Passata è la
tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.


Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E' diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.”

Andiamo, però al significato della poesia. E come si faceva ai miei tempi, si partiva dalla parafrasi (che per pigrizia ho cercato sul web).

La tempesta è passata, sento gli uccelli far festa, e la gallina, tornata sulla strada, che ripete il suo verso. Ecco che il sereno rompe le nuvole là da occidente, verso la montagna; la campagna si libera dalle nubi e lungo la valle appare chiaro e ben distinto il fiume. Ogni animo si rallegra, da ogni parte riprendono i soliti rumori e riprende il consueto lavoro. L’artigiano, con il lavoro in mano, si avvicina cantando verso l’uscio a guardare il cielo umido; esce fuori la giovane ragazza (la popolana) per vedere se sia possibile raccogliere l’acqua della pioggia da poco caduta; e l’ortolano ripete di sentiero in sentiero il consueto richiamo giornaliero. Ecco che ritorna nel cielo il sole, eccolo che sorride per i poggi
e per i casolari. La servitù apre le finestre, apre le porte dei terrazzi e delle logge: e dalla strada principale si sente un tintinnio di sonagli; il carro del viandante che riprende il suo viaggio stride.

Ogni animo si rallegra. Quando la vita è così dolce e così gradita come ora? Quando l’uomo si dedica con così tanto amore alle proprie occupazioni come in questo momento? O torna al lavoro? O intraprende una nuova attività? Quando si ricorda un po’ di meno dei suoi mali? Il piacere è figlio del dolore, è solo una gioia vana (un illusione), frutto del timore ormai passato, è frutto di quella paura che scosse chi odiava la vita ed ebbe terrore della morte; a causa della quale le persone fredde, silenziose, pallide sudarono ed ebbero il batticuore nel vedere fulmini, nuvole e vento diretti a colpirci. O natura benevola, sono questi i tuoi doni, sono questi i piaceri che tu porgi ai mortali. Fra noi il piacere è uscire dalla paura, cessare di soffrire. Tu spargi in abbondanza dolore; il dolore nasce spontaneamente: e quel nostro piacere che ogni tanto per prodigio e per miracolo nasce dal dolore, è un gran guadagno. O genere umano caro agli dei! ti puoi ritenere molto felice se ti è concesso di tirare il respiro da qualche dolore: ti puoi ritenere beato se la morte ti guarisce da ogni dolore.


Non mi concentrerei tanto sulla prima parte della poesia, quanto più sulla seconda, dove viene esplicato il pensiero di Leopardi. E che in parte condivido. Cos’è il piacere, se non un istante in cui ci dimentichiamo del dolore! Per un attimo, dieci minuti, due ore, siamo felici, ma poi si deve tornare alla realtà, che non è sempre tutta rose e fiori. Certo, si può prendere questa parte come limitativa del concetto, ma, secondo me, come secondo Leopardi, in una realtà dove nessuno può dire che tutto va sempre bene, quei momenti di felicità sono “guadagno”. O non è così?

Umore del giorno: sereno

E il tempo va…

mercoledì 30 settembre 2009

Amica



Come avevo promesso, ecco cosa avevo in mente di pubblicare per oggi.

Domani mattina la mia migliore amica parte per l’Università di Modena e la rivedrò chissà quando. Allora, ecco che in poco tempo ho scritto una piccola poesia, che oggi pubblico qui sullo space.

Non è niente di eccezionale e sono il primo a non esserne completamente convinto, ma leggete un po’.

“Amica”


"Amica, sei anni sono passati,

tra indifferenza, antipatia, risate,

scherzi, litigi e lunghe chiacchierate,

ma mai un broncio ci ha separati.

Amica, sei anni sono passati,

la mattina a scuola a parlare

e il pomeriggio al pc a chattare

ma mai uno screzio ci ha separati.

Amica, sei anni sono passati,

col tempo ci siamo conosciuti

e parlando ci siamo sostenuti

ma mai un malinteso ci ha separati.

Amica, sei anni sono passati,

ci ha fatti incontrare il destino

ma nessuno ci ha imposto di stare vicino

e mai una persona ci ha separati.

Amica, sei anni sono passati,

ma tantissimi altri ne passeremo

insieme anche se lontani saremo

e non importa se la distanza ci vuole separati

perché non conosce limiti

l’amicizia, di tempo, di spazio,

di capricci, e non sarà mai miraggio

lo stretto rapporto che ci ha uniti!"

E questo è tutto. Bruttina?

A presto!