A volte mi sembra che quel "pessimismo cosmico", che credevo di aver abbandonato tempo fa, ritorni. E oggi mi sembra addirittura di essere tornato a 4 anni fa. Ma per fortuna, ciò che non mi ha ucciso mi ha reso più forte e mi ha fatto fronteggiare meglio la situazione.
Andando alla nostra settimana dedicata all'Italia, eccezionalmente per questo sabato ci sarà una canzone italiana. Ma con una caratteristica particolare: è una delle canzoni più apprezzate all'estero, addirittura più di "O sole mio" e "nel blu dipinto di blu". La statistica naturalmente non l'ho fatta io, ma l'ho trovata navigando su internet.
Insomma, rompiamo gli indugi e annunciamo questa interessante canzone: "Azzurro" di Adriano Celentano! Ebbene sì! La cosa che mi ha meravigliato è che oltre i nostri confini piacciono molto Celentano e Albano. E a questo punto non mi meraviglierei se la nostra musica non ha tanto successo! No, suvvia scherzo! A me, Adriano piace molto.
E per non dare tutto scontato, leggiamo il testo, abbastanza estivo tra l'altro.
"Cerco l'estate tutto l'anno / e all'improvviso eccola qua. / Lei è partita per le spiagge / e sono solo quassù in città, / sento fischiare sopra i tetti / un aeroplano che se ne va. / Azzurro, / il pomeriggio è troppo azzurro / e lungo per me. / Mi accorgo / di non avere più risorse, / senza di te, / e allora / io quasi quasi prendo il treno / e vengo, vengo da te, / ma il treno dei desideri / nei miei pensieri all'incontrario va. / Sembra quand'ero all'oratorio, / con tanto sole, tanti anni fa. / Quelle domeniche da solo / in un cortile, a passeggiar... / ora mi annoio più di allora, / neanche un prete per chiacchierar... / Cerco un po' d'Africa in giardino, / tra l'oleandro e il baobab, / come facevo da bambino, / ma qui c'è gente, non si può più, / stanno innaffiando le tue rose, / non c'è il leone, chissà dov'è..."
E, poichè parliamo di una canzone dell'appuntamento del sabato, non può mancare il video (non originale, perchè non l'ho trovato!)
E' sabato, è estate, è la settimana che dedico all'Italia!
Umore del giorno: con quella punta di amaro in bocca (che poi magari potrebbe non essere niente), ho comunque tanta voglia di svagarmi!
Restate in linea!
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sabato 4 giugno 2011
venerdì 9 luglio 2010
La quiete dopo la tempesta
Sembra passato un mese da quando vi dissi la settimana prossima vi farò leggere una poesia bella. Be’ sono passate tre settimane, infatti, ma finalmente riesco!
Il 29 giugno sono passati precisamente 212 anni dalla nascita di Leopardi. Il numero è insignificante, ma sarebbe stato bello metterlo quel giorno. Ma una poesia bella, rimane tale anche se viene letta dopo. Parlo di “La quiete dopo la tempesta”.
Passata è la
tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E' diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.”
Andiamo, però al significato della poesia. E come si faceva ai miei tempi, si partiva dalla parafrasi (che per pigrizia ho cercato sul web).
La tempesta è passata, sento gli uccelli far festa, e la gallina, tornata sulla strada, che ripete il suo verso. Ecco che il sereno rompe le nuvole là da occidente, verso la montagna; la campagna si libera dalle nubi e lungo la valle appare chiaro e ben distinto il fiume. Ogni animo si rallegra, da ogni parte riprendono i soliti rumori e riprende il consueto lavoro. L’artigiano, con il lavoro in mano, si avvicina cantando verso l’uscio a guardare il cielo umido; esce fuori la giovane ragazza (la popolana) per vedere se sia possibile raccogliere l’acqua della pioggia da poco caduta; e l’ortolano ripete di sentiero in sentiero il consueto richiamo giornaliero. Ecco che ritorna nel cielo il sole, eccolo che sorride per i poggi
e per i casolari. La servitù apre le finestre, apre le porte dei terrazzi e delle logge: e dalla strada principale si sente un tintinnio di sonagli; il carro del viandante che riprende il suo viaggio stride.
Ogni animo si rallegra. Quando la vita è così dolce e così gradita come ora? Quando l’uomo si dedica con così tanto amore alle proprie occupazioni come in questo momento? O torna al lavoro? O intraprende una nuova attività? Quando si ricorda un po’ di meno dei suoi mali? Il piacere è figlio del dolore, è solo una gioia vana (un illusione), frutto del timore ormai passato, è frutto di quella paura che scosse chi odiava la vita ed ebbe terrore della morte; a causa della quale le persone fredde, silenziose, pallide sudarono ed ebbero il batticuore nel vedere fulmini, nuvole e vento diretti a colpirci. O natura benevola, sono questi i tuoi doni, sono questi i piaceri che tu porgi ai mortali. Fra noi il piacere è uscire dalla paura, cessare di soffrire. Tu spargi in abbondanza dolore; il dolore nasce spontaneamente: e quel nostro piacere che ogni tanto per prodigio e per miracolo nasce dal dolore, è un gran guadagno. O genere umano caro agli dei! ti puoi ritenere molto felice se ti è concesso di tirare il respiro da qualche dolore: ti puoi ritenere beato se la morte ti guarisce da ogni dolore.
Non mi concentrerei tanto sulla prima parte della poesia, quanto più sulla seconda, dove viene esplicato il pensiero di Leopardi. E che in parte condivido. Cos’è il piacere, se non un istante in cui ci dimentichiamo del dolore! Per un attimo, dieci minuti, due ore, siamo felici, ma poi si deve tornare alla realtà, che non è sempre tutta rose e fiori. Certo, si può prendere questa parte come limitativa del concetto, ma, secondo me, come secondo Leopardi, in una realtà dove nessuno può dire che tutto va sempre bene, quei momenti di felicità sono “guadagno”. O non è così?
Umore del giorno: sereno
E il tempo va…
giovedì 26 giugno 2008
Anche qui ho un po' d'arretrato!
Che mezzo casino… Sembrerò sicuramente abbastanza negligente a lasciar perdere la consueta puntata del sabato! Beh, in realtà la faccenda è un po’ più complicata: sabato e domenica avevo Internet che non mi funzionava, e da lunedì sto senza Internet!
Comunque da scrivere avrei qual cosina… Per quanto riguarda sabato devo pubblicare la canzone: “Lonely is the night” degli Air Supply… A tutto romanticismo, insomma.
Domenica sera, invece, verso le 11 e 50 all’incirca, mentre parlavo con mio zio, ho visto una “stella” (era un meteorite sicuramente) che cade e lascia una scia dorata stupenda… Ho quell’immagine impressa nella mente e se potessi trasmettervela… Quella sera mi lasciò come una certa gioia…
Lunedì era il giorno della terza prova: la notte non ho dormito perché il mio bisnonno aveva la febbre e chiamava ogni 10 secondi contati (quando il sonno non arriva a qualcosa dovevo pure pensare!). La prova è andata… Semplicemente andata, non so come. Venerdì dovrei sapere.
Ieri sera poi hanno dato in tv il film “Weather man” e mi è piaciuto tanto (tranne Nicolas Cage). Una persona che ha immaginato come sarebbe dovuta essere la sua vita, ci ha provato, ma i risultati sono stati contrastanti: in campo familiare è stato un fallimento, non riuscendo a comunicare con la moglie e non avendo un grandissimo rapporto con i figli; mentre a lavoro riesce ad ottener una promozione. La frase più bella è stata alla fine dove lui diceva più o meno così: “da giovani si immaginano tante possibilità su come sarà la vita. Poi queste possibilità si riducono finché non ne rimane una sola: la tua vita.”
Be’, è un po’ come me… Sorvoliamo comunque che è meglio!
E oggi eccomi qui a scrivere e riportando un testo dei Pooh che può descrivere la mia situazione appena finisce questa maledetta scuola: “Uomini soli”.
“Li incontri dove la gente viaggia, e va a telefonare, / col dopobarba che sa di pioggia, e la ventiquattro ore, / perduti nel corriere della sera, / nel va e vieni di una cameriera, / ma perché ogni giorno viene sera? / A volte un uomo è da solo perché ha in testa strani tarli, /perché ha paura del sesso o per la smania di successo. / Per scrivere il romanzo che ha di dentro, / perché la vita l'ha già messo al muro, / o perché in un mondo falso è un uomo vero. / Dio delle città e dell'immensità, / se è vero che ci sei / e hai viaggiato più di noi, / vediamo se si può imparare questa vita, / e magari un po' cambiarla, / prima che ci cambi lei. / Vediamo se si può, / farci amare come siamo, / senza violentarci più, / con nevrosi e gelosie. / Perché questa vita stende, / e chi è steso o dorme o muore, / oppure fa l'amore. / Ci sono uomini soli per la sete d'avventura, / perché han studiato da prete o per vent'anni di galera, / per madri che non li hanno mai svezzati, / per donne che li han rivoltati e persi, / o solo perché sono dei diversi. / Dio delle città e dell'immensità, / se è vero che ci sei / e hai viaggiato più di noi, / vediamo se si può / imparare queste donne / e cambiare un po' per loro, / e cambiare un po' per noi. / Ma Dio delle città e dell'immensità, / magari tu ci sei / e problemi non ne hai. / Ma quaggiù non siamo in cielo, / e se un uomo perde il filo, / è soltanto un uomo solo.”
Se le canzoni italiane vi fanno schifo, potete odiare le tipiche storie d’amore, ma non brani come questi. Continuate a dirmi che ho la testa di Leopardi, ma lui qualche dritta su questa vita (forse) l’aveva avuta.
A risentirci.
Comunque da scrivere avrei qual cosina… Per quanto riguarda sabato devo pubblicare la canzone: “Lonely is the night” degli Air Supply… A tutto romanticismo, insomma.
http://it.youtube.com/watch?v=4sgogXU2G10
Domenica sera, invece, verso le 11 e 50 all’incirca, mentre parlavo con mio zio, ho visto una “stella” (era un meteorite sicuramente) che cade e lascia una scia dorata stupenda… Ho quell’immagine impressa nella mente e se potessi trasmettervela… Quella sera mi lasciò come una certa gioia…
Lunedì era il giorno della terza prova: la notte non ho dormito perché il mio bisnonno aveva la febbre e chiamava ogni 10 secondi contati (quando il sonno non arriva a qualcosa dovevo pure pensare!). La prova è andata… Semplicemente andata, non so come. Venerdì dovrei sapere.
Ieri sera poi hanno dato in tv il film “Weather man” e mi è piaciuto tanto (tranne Nicolas Cage). Una persona che ha immaginato come sarebbe dovuta essere la sua vita, ci ha provato, ma i risultati sono stati contrastanti: in campo familiare è stato un fallimento, non riuscendo a comunicare con la moglie e non avendo un grandissimo rapporto con i figli; mentre a lavoro riesce ad ottener una promozione. La frase più bella è stata alla fine dove lui diceva più o meno così: “da giovani si immaginano tante possibilità su come sarà la vita. Poi queste possibilità si riducono finché non ne rimane una sola: la tua vita.”
Be’, è un po’ come me… Sorvoliamo comunque che è meglio!
E oggi eccomi qui a scrivere e riportando un testo dei Pooh che può descrivere la mia situazione appena finisce questa maledetta scuola: “Uomini soli”.
“Li incontri dove la gente viaggia, e va a telefonare, / col dopobarba che sa di pioggia, e la ventiquattro ore, / perduti nel corriere della sera, / nel va e vieni di una cameriera, / ma perché ogni giorno viene sera? / A volte un uomo è da solo perché ha in testa strani tarli, /perché ha paura del sesso o per la smania di successo. / Per scrivere il romanzo che ha di dentro, / perché la vita l'ha già messo al muro, / o perché in un mondo falso è un uomo vero. / Dio delle città e dell'immensità, / se è vero che ci sei / e hai viaggiato più di noi, / vediamo se si può imparare questa vita, / e magari un po' cambiarla, / prima che ci cambi lei. / Vediamo se si può, / farci amare come siamo, / senza violentarci più, / con nevrosi e gelosie. / Perché questa vita stende, / e chi è steso o dorme o muore, / oppure fa l'amore. / Ci sono uomini soli per la sete d'avventura, / perché han studiato da prete o per vent'anni di galera, / per madri che non li hanno mai svezzati, / per donne che li han rivoltati e persi, / o solo perché sono dei diversi. / Dio delle città e dell'immensità, / se è vero che ci sei / e hai viaggiato più di noi, / vediamo se si può / imparare queste donne / e cambiare un po' per loro, / e cambiare un po' per noi. / Ma Dio delle città e dell'immensità, / magari tu ci sei / e problemi non ne hai. / Ma quaggiù non siamo in cielo, / e se un uomo perde il filo, / è soltanto un uomo solo.”
Se le canzoni italiane vi fanno schifo, potete odiare le tipiche storie d’amore, ma non brani come questi. Continuate a dirmi che ho la testa di Leopardi, ma lui qualche dritta su questa vita (forse) l’aveva avuta.
A risentirci.
scritto martedì
lunedì 2 giugno 2008
Parlate ora o tacete per sempre!
Argh! Sono arrabbiato, ma più che altro deluso da tutto. Innanzitutto vorrei andare in Usa a trovare quei 4 imbecilli di Stevie Wonder, Dionne Warwick, Gladys Knight e Elton John per tirare un forte tuzzo (capocciata) e un calcio nello stomaco per aver cantato quella canzone che dice "Ecco a che servono gli amici". A un "ca...ppio" dico io!
Mi complimento poi per tutti quelli che mi paragonano a Giacomo Leopardi: bravi, sono la sua reincarnazione: anch'io penso che la vita fa schifo e sto pensando al suicidio. A differenza, però, che forse lui qualcuna l'avrà pure amata, io invece ho il cuore inaridito.
Sto pensando anche a limitare definitivamente ogni autorizzazione a questo space, in modo che ci possa accedere solo io. A questo punto sarebbe meglio un diario segreto? Probabile, ma mi romperei a scrivere a penna.
Non capisco qual è la ragione di questa vita se alla fine siamo tutti condannati a vivere come individui dove "fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio"... Infinite volte meglio!
Che futuro abbiamo se persino all'interno di una coppia o di un gruppo di intimi ci guardiamo con sospetto? Forse pensiamo di vivere in una Repubblica fondata su una società, ma io credo che viviamo in una grande anarchia: al potere ci sono i soliti co*****i, a livello sociale c'è la gara alla sopravvivenza a discapito di tutti....
Ecco quindi la grande domanda: a che serve, alla fine, vivere? Per soffrire, per vedere stupidi che si affossanno su posizioni infondate, per illudersi che tutto vada bene, quando, in fondo, nulla è come dovrebbe?
IO non ci sto!
Trovatemi buone ragioni per contrastare ciò che dico, o rassegnatevi perchè questo mondo FA SCHIFO!
A risentirci..
Mi complimento poi per tutti quelli che mi paragonano a Giacomo Leopardi: bravi, sono la sua reincarnazione: anch'io penso che la vita fa schifo e sto pensando al suicidio. A differenza, però, che forse lui qualcuna l'avrà pure amata, io invece ho il cuore inaridito.
Sto pensando anche a limitare definitivamente ogni autorizzazione a questo space, in modo che ci possa accedere solo io. A questo punto sarebbe meglio un diario segreto? Probabile, ma mi romperei a scrivere a penna.
Non capisco qual è la ragione di questa vita se alla fine siamo tutti condannati a vivere come individui dove "fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio"... Infinite volte meglio!
Che futuro abbiamo se persino all'interno di una coppia o di un gruppo di intimi ci guardiamo con sospetto? Forse pensiamo di vivere in una Repubblica fondata su una società, ma io credo che viviamo in una grande anarchia: al potere ci sono i soliti co*****i, a livello sociale c'è la gara alla sopravvivenza a discapito di tutti....
Ecco quindi la grande domanda: a che serve, alla fine, vivere? Per soffrire, per vedere stupidi che si affossanno su posizioni infondate, per illudersi che tutto vada bene, quando, in fondo, nulla è come dovrebbe?
IO non ci sto!
Trovatemi buone ragioni per contrastare ciò che dico, o rassegnatevi perchè questo mondo FA SCHIFO!
A risentirci..
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