In attesa di trovare la mia via e un lavoro serio, da ieri ho iniziato una prova per il portale italiano "Rnbjunk.com". Nonostante ieri mattina mi fossi ritirato alle 5 e mezza perchè ho fatto la prova luci per l'opera "Zaira" al Festival della Valle d'Itria, alle 10 e mezza mi sono alzato perchè sapevo che avrei presto iniziato a poter pubblicare qualcosa per quel sito. E stamattina ho avuto la piacevole sorpresa. Il primo articolo che ho scritto è stato pubblicato.
Anche se non ho certo questo il lavoro che vorrei fare (in realtà non so manco se pagano), questa esperienza la vedo positivamente. In fondo, a me la musica piace e scrivere anche. Dato che per ora non sto facendo nessun lavoro la mattina, il tempo per rintracciare informazioni e scrivere degli articoli ce l'ho.
Il link dell'articolo pubblicato è questo http://www.rnbjunk.com/jayz-partnership-duracell-587/ e spero di riuscire a vedere ancora il mio nome tra le pubblicazioni di quel sito!
Umore del giorno: non posso essere che felice! :)
Al prossimo post!
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venerdì 27 luglio 2012
martedì 17 luglio 2012
Good morning!
Da ieri anch'io ho il famoso "pezzo di carta". E probabilmente dovrei essere felice. E' un traguardo raggiunto. Ma la mia mente, invece, è già andata al dopo: "e ora?". Cosa voglio fare? O meglio, cosa posso fare data la realtà attuale?
Le aspirazioni danno l'input, ti danno la spinta a voler fare qualcosa. Ma, in realtà, bisogna decidere cosa fare concretamente data la situazione locale. E queste domande mi si affollano nella testa, mentre mio padre mi fa pressione per vederla dal suo punto di vista. Rimpiango già quei tre anni in cui studiavo e sapere di essere in un crogiolo perfetto e al riparo da scelte sul mio futuro.
Adesso dovrei godermi il riposo, la libertà per un mese di essere libero dallo studiare, e invece si affaccia il bivio peggiore: studiare o cercare lavoro? O magari preparare una terza via, che è quella di studiare e lavorare contemporaneamente. Ma i dubbi sono molti!
Intanto, mentre mi lascio assalire da questi dubbi, riporto un solo verso di "Good morning" di Kanye West, in cui egli parla dei laureati.
"Buon Giorno / Guarda a quel ragazzo, il migliore della classe spaventato del futuro / Mentre mi infilo nella De Lorean / Spaventato di essere a faccia a faccia con una compiacente carriera studentesca / Alcuni sono promossi, ma sono ancora stupidi / Ti dicono “leggilo, mangialo, non guardarti in giro / Solo guarda questo, pregaci, insegnaci, Dio” / Va bene, guarda su ora, l’hanno fatto, ti hanno rubato il tuo essere un tipo da strada / Dopo tutto questo, questo è quello che ottieni."
Il rischio è questo: si studia, ma rimanendo sui libri si perde il contatto con la realtà, per cui quando ci ritroviamo fuori dall'università passiamo per stupidi. E finiremo la nostra vita agli ordini di qualcuno che finora ci ha detto "“leggilo, mangialo, non guardarti in giro, solo guarda questo, pregaci, insegnaci, Dio".
Umore del giorno: abbastanza confuso
Al prossimo post!
Le aspirazioni danno l'input, ti danno la spinta a voler fare qualcosa. Ma, in realtà, bisogna decidere cosa fare concretamente data la situazione locale. E queste domande mi si affollano nella testa, mentre mio padre mi fa pressione per vederla dal suo punto di vista. Rimpiango già quei tre anni in cui studiavo e sapere di essere in un crogiolo perfetto e al riparo da scelte sul mio futuro.
Adesso dovrei godermi il riposo, la libertà per un mese di essere libero dallo studiare, e invece si affaccia il bivio peggiore: studiare o cercare lavoro? O magari preparare una terza via, che è quella di studiare e lavorare contemporaneamente. Ma i dubbi sono molti!
Intanto, mentre mi lascio assalire da questi dubbi, riporto un solo verso di "Good morning" di Kanye West, in cui egli parla dei laureati.
"Buon Giorno / Guarda a quel ragazzo, il migliore della classe spaventato del futuro / Mentre mi infilo nella De Lorean / Spaventato di essere a faccia a faccia con una compiacente carriera studentesca / Alcuni sono promossi, ma sono ancora stupidi / Ti dicono “leggilo, mangialo, non guardarti in giro / Solo guarda questo, pregaci, insegnaci, Dio” / Va bene, guarda su ora, l’hanno fatto, ti hanno rubato il tuo essere un tipo da strada / Dopo tutto questo, questo è quello che ottieni."
Il rischio è questo: si studia, ma rimanendo sui libri si perde il contatto con la realtà, per cui quando ci ritroviamo fuori dall'università passiamo per stupidi. E finiremo la nostra vita agli ordini di qualcuno che finora ci ha detto "“leggilo, mangialo, non guardarti in giro, solo guarda questo, pregaci, insegnaci, Dio".
Umore del giorno: abbastanza confuso
Al prossimo post!
venerdì 22 giugno 2012
Blessed
Un'iniezione di ottimismo per oggi. E ce la trasmetterà una cantante soul e r'n'b forse tra le più sottovalutate, almeno qui in Italia: Jill Scott. La primavera dell'anno scorso mi trovai casualmente a sentire il primo singolo del suo nuovo album. E mi piacque moltissimo, data forse anche la collaborazione con la rapper Eve, che già conoscevo. Successivamente, Jill estrasse un'altra traccia-capolavoro, stavolta in collaborazione con Anthony Hamilton, altro cantante r'n'b poco famoso in Italia. Insomma, appena uscì l'album di questa cantante lo ascoltai subito e fu amore a primo colpo. La sua voce è qualcosa di davvero meraviglioso...
L'ultima canzone pubblicata di questa cantante si intitola "Blessed".
"Per stanotte abbiamo finito, sai... si è fatto un po' tardi, / e io devo andare a casa da mio figlio che è la cosa più importante per me, / cioè lo devo vedere, devo stargli vicino, / è il mio bambino non guardarmi come fossi pazza, / adoro stare in studio a registrare ma amo ancor di più stare con lui, / lascia che ti dica come mi sento: / stamattina mi sono svegliata sentendomi strafiga, / sono talmente fortunata! / Ero andata a letto distrutta ma mi sono svegliata completamente rigenerata, / sono così fortunata! / Mi sciacquo il viso e tutto fila liscio, sono in pace con me stessa, mi sento bella, / sono davvero fortunata, sì / mia nonna è quasi riuscita a vivere fino a 92 anni, / sono così fortunata! / Mio figlio è nato bello e sano, / sono così fortunata! / Mia madre e mio padre sono ancora al mio fianco e il padre del mio bambino fa del suo meglio, / mi sento così fortunata! / Ed è tutto quello che conta / è tutto quello che importa. / Le difficoltà non capitano per caso, / fanno parte del nostro cammino, / niente è facile in questa vita, / a volte devi impegnarti a fondo, comportarti da adulto ed è dura, / sono sicura che te ne accorgerai se ti guardi intorno, / stamattina ti sei svegliato ascoltando questa canzone, / (ricorda che) sei davvero fortunato! / E continuerai ad ascoltarla per tutta la notte, / è una vera fortuna, sì! / Esser tutti qui a divertirci mentre balliamo come non ci fosse un domani... /
siamo proprio fortunati!"
E' un inno alla gioia, all'ottimismo, a sentirsi fortunati e ingraziare per quello che si ha. Lei preferisce suo figlio e la sua famiglia al lavoro. E' cosi che dovrebbe essere per tutti. Ed infine la parte più bella: "Le difficoltà non capitano per caso, fanno parte del nostro cammino, niente è facile in questa vita. A volte devi impegnarti a fondo, comportarti da adulto ed è dura." Magnifica!
A completamento di tutto, io consiglierei anche di sentirla. La sua voce vi conquisterà!
Umore del giorno: resistendo al prurito dei tre punti che la zanzara mi ha fatto nel giro di uno-due minuti... Ma sono così... "blessed" :@
Al prossimo post!
L'ultima canzone pubblicata di questa cantante si intitola "Blessed".
"Per stanotte abbiamo finito, sai... si è fatto un po' tardi, / e io devo andare a casa da mio figlio che è la cosa più importante per me, / cioè lo devo vedere, devo stargli vicino, / è il mio bambino non guardarmi come fossi pazza, / adoro stare in studio a registrare ma amo ancor di più stare con lui, / lascia che ti dica come mi sento: / stamattina mi sono svegliata sentendomi strafiga, / sono talmente fortunata! / Ero andata a letto distrutta ma mi sono svegliata completamente rigenerata, / sono così fortunata! / Mi sciacquo il viso e tutto fila liscio, sono in pace con me stessa, mi sento bella, / sono davvero fortunata, sì / mia nonna è quasi riuscita a vivere fino a 92 anni, / sono così fortunata! / Mio figlio è nato bello e sano, / sono così fortunata! / Mia madre e mio padre sono ancora al mio fianco e il padre del mio bambino fa del suo meglio, / mi sento così fortunata! / Ed è tutto quello che conta / è tutto quello che importa. / Le difficoltà non capitano per caso, / fanno parte del nostro cammino, / niente è facile in questa vita, / a volte devi impegnarti a fondo, comportarti da adulto ed è dura, / sono sicura che te ne accorgerai se ti guardi intorno, / stamattina ti sei svegliato ascoltando questa canzone, / (ricorda che) sei davvero fortunato! / E continuerai ad ascoltarla per tutta la notte, / è una vera fortuna, sì! / Esser tutti qui a divertirci mentre balliamo come non ci fosse un domani... /
siamo proprio fortunati!"
E' un inno alla gioia, all'ottimismo, a sentirsi fortunati e ingraziare per quello che si ha. Lei preferisce suo figlio e la sua famiglia al lavoro. E' cosi che dovrebbe essere per tutti. Ed infine la parte più bella: "Le difficoltà non capitano per caso, fanno parte del nostro cammino, niente è facile in questa vita. A volte devi impegnarti a fondo, comportarti da adulto ed è dura." Magnifica!
A completamento di tutto, io consiglierei anche di sentirla. La sua voce vi conquisterà!
Umore del giorno: resistendo al prurito dei tre punti che la zanzara mi ha fatto nel giro di uno-due minuti... Ma sono così... "blessed" :@
Al prossimo post!
martedì 1 maggio 2012
Elogio dell'ozio, affaciandosi dal balcone
L'ultima volta che sono andato ad Ancona per il concorso, aspettando di prendere il treno, ho deciso di farmi un giro nella città alla ricerca di monumenti e luoghi di interesse. Mentre percorrevo il lungomare, ho trovato un ragazzo affacciato alla balconata del lungomare che vedeva il porto e ciò che si svolgeva al di sotto della balconata. Erano circa le 2:30 del pomeriggio e, sotto il caldo, mi sono chiesto cosa mai trovasse di interessante questo ragazzo nel restare affacciato a vedere cosa succedeva lì sotto.
Questo episodio mi è rimasto così impresso che oggi pomeriggio, in un momento di noia, mentre mio fratello usava il pc (serviva anche a me per studiare per il prossimo concorso, ma l'ho ceduto altrimenti non mi sarei più staccato io), ho deciso di affacciarmi anche io dal balcone di casa e vedere cosa c'è di così "emozionante" nel rimanere affacciati a guardare il resto del mondo muoversi.
Bene, in una sorta di paradosso, ma anche di continuità in un certo senso, con la giornata di oggi, Giornata Mondiale dei Lavoratori, proverò a lanciarmi in una sorta di "Elogio dell'ozio, affaciandosi dal balcone", un po' come fece Robert Stevenson nell'"Elogio dell'ozio".
Vedete, oziare in fin dei conti non è così pessimo o spregevole. Ho cercato su Wikipedia come potrei definire l'ozio (sì, questa attività va contro ogni principio di ozio) e viene descritto come un'ATTIVITA' (quasi per assurdo!) intellettuale eccetera eccetera. E non posso dare torto a questa definizione perchè stando sul balcone a guardare cosa succedeva giù impegnava comunque la mia mente in pensieri.
Innanzitutto cosa guardavo... C'erano macchine che passavano da un senso e dall'altro. Stasera c'era meno confusione del solito poichè non è una giornata lavorativa. E poi c'erano persone che camminavano, passeggiavano, ragazzi che chiacchieravano e tutti che apparentemente si dirigevano con uno scopo da un punto all'altro. E già questo è un concetto pieno in sé perchè guardandoli ti chiedi "dove vanno tutte queste persone?", "cosa li muove?", "a cosa stanno pensando?" e "qual è il loro umore ora?". Sono cose stupide, magari, perchè sappiamo che tutti pensiamo, tutti facciamo qualcosa per qualche motivo (se avete obiezioni... beh effettivamente le ho anche io) e tutti siamo condizionati dal nostro umore nelle cose che facciamo. Ma ci avete mai fatto caso? Quante volte vedendo una persona vi siete posti tutte queste domande? Poche, al massimo una.
Bene, abbiamo trovato un aspetto dell'ozio. Un'attività ancora più estrema, più pazzesca di quanto fosse già quella precedente, mi porta a immaginare la vita di quelle minuscole persone che vedo dall'alto. Immagino che magari la madre col passeggino appresso stia pensando a dover fare le commissioni al più presto perchè a breve il figlio dovrà fare la sua poppata. Oppure il ragazzino che ride con l'amico sta pensando a quanto stupida sia stata quella battuta...
E poi ti prende immancabile quella punta di esistenzialismo finale e ti chiedi a quale fine ultimo ogni sforzo di ciascuno, ma in questo il pensiero si perde. Allora con la faccia da ebete per il troppo sforzo (forse anche perchè il sole che tramonta di fronte ha fatto il suo corso su quei pochi neuroni che cercavano di funzionare), guardi, con occhi affascinati, il mondo che sotto di te evolve (o si avviluppa).
Adesso o domani provate anche voi. Ne sarete capaci? Che pensieri vi stimola? Solo per concludere, un breve periodo di Stevenson nel suo "Elogio dell'ozio".
"L'attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere. La capacità di stare in ozio implica una disponibilità e un desiderio universale, e un forte senso d'identità personale. C'è in giro molta gente mediocre, semi-viva, che a malapena è consapevole di vivere, se non nell'esercizio di qualche occupazione convenzionale. Portate queste persone in campagna o a bordo di una nave, vedrete come rimpiangeranno la loro scrivania o il loro studio. Non hanno curiosità; non sanno abbandonarsi alle sollecitazioni del Caso; non provano piacere nell'esercizio delle loro facoltà se non hanno uno scopo. E se la necessità non girovagasse intorno a loro con un bastone, starebbero proprio immobili."
Siete di quest'ultima categoria voi? Commentate la vostra esperienza! ;)
Umore del giorno: devo ammettere che restare a guardare il mondo dal balcone mi ha anche un po' rilassato!
Al prossimo post!
Questo episodio mi è rimasto così impresso che oggi pomeriggio, in un momento di noia, mentre mio fratello usava il pc (serviva anche a me per studiare per il prossimo concorso, ma l'ho ceduto altrimenti non mi sarei più staccato io), ho deciso di affacciarmi anche io dal balcone di casa e vedere cosa c'è di così "emozionante" nel rimanere affacciati a guardare il resto del mondo muoversi.
Bene, in una sorta di paradosso, ma anche di continuità in un certo senso, con la giornata di oggi, Giornata Mondiale dei Lavoratori, proverò a lanciarmi in una sorta di "Elogio dell'ozio, affaciandosi dal balcone", un po' come fece Robert Stevenson nell'"Elogio dell'ozio".
Vedete, oziare in fin dei conti non è così pessimo o spregevole. Ho cercato su Wikipedia come potrei definire l'ozio (sì, questa attività va contro ogni principio di ozio) e viene descritto come un'ATTIVITA' (quasi per assurdo!) intellettuale eccetera eccetera. E non posso dare torto a questa definizione perchè stando sul balcone a guardare cosa succedeva giù impegnava comunque la mia mente in pensieri.
Innanzitutto cosa guardavo... C'erano macchine che passavano da un senso e dall'altro. Stasera c'era meno confusione del solito poichè non è una giornata lavorativa. E poi c'erano persone che camminavano, passeggiavano, ragazzi che chiacchieravano e tutti che apparentemente si dirigevano con uno scopo da un punto all'altro. E già questo è un concetto pieno in sé perchè guardandoli ti chiedi "dove vanno tutte queste persone?", "cosa li muove?", "a cosa stanno pensando?" e "qual è il loro umore ora?". Sono cose stupide, magari, perchè sappiamo che tutti pensiamo, tutti facciamo qualcosa per qualche motivo (se avete obiezioni... beh effettivamente le ho anche io) e tutti siamo condizionati dal nostro umore nelle cose che facciamo. Ma ci avete mai fatto caso? Quante volte vedendo una persona vi siete posti tutte queste domande? Poche, al massimo una.
Bene, abbiamo trovato un aspetto dell'ozio. Un'attività ancora più estrema, più pazzesca di quanto fosse già quella precedente, mi porta a immaginare la vita di quelle minuscole persone che vedo dall'alto. Immagino che magari la madre col passeggino appresso stia pensando a dover fare le commissioni al più presto perchè a breve il figlio dovrà fare la sua poppata. Oppure il ragazzino che ride con l'amico sta pensando a quanto stupida sia stata quella battuta...
E poi ti prende immancabile quella punta di esistenzialismo finale e ti chiedi a quale fine ultimo ogni sforzo di ciascuno, ma in questo il pensiero si perde. Allora con la faccia da ebete per il troppo sforzo (forse anche perchè il sole che tramonta di fronte ha fatto il suo corso su quei pochi neuroni che cercavano di funzionare), guardi, con occhi affascinati, il mondo che sotto di te evolve (o si avviluppa).
Adesso o domani provate anche voi. Ne sarete capaci? Che pensieri vi stimola? Solo per concludere, un breve periodo di Stevenson nel suo "Elogio dell'ozio".
"L'attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere. La capacità di stare in ozio implica una disponibilità e un desiderio universale, e un forte senso d'identità personale. C'è in giro molta gente mediocre, semi-viva, che a malapena è consapevole di vivere, se non nell'esercizio di qualche occupazione convenzionale. Portate queste persone in campagna o a bordo di una nave, vedrete come rimpiangeranno la loro scrivania o il loro studio. Non hanno curiosità; non sanno abbandonarsi alle sollecitazioni del Caso; non provano piacere nell'esercizio delle loro facoltà se non hanno uno scopo. E se la necessità non girovagasse intorno a loro con un bastone, starebbero proprio immobili."
Siete di quest'ultima categoria voi? Commentate la vostra esperienza! ;)
Umore del giorno: devo ammettere che restare a guardare il mondo dal balcone mi ha anche un po' rilassato!
Al prossimo post!
mercoledì 22 febbraio 2012
Bilancia te stesso e non lavoro e vita
L'altro giorno mi trovavo a leggere dalle newsletter dell'Huffington Post un titolo che subito catturò l'attenzione "Balance yourself, not Work and Life", cioè "bilancia te stesso e non lavoro e vita". Entrai nell'articolo e scoprii che era di una scrittrice e consulente aziendale, Annie McKee. L'articolo è risultato interessante in quanto partiva dal presupposto di valorizzare anzitutto se stessi per riuscire a valorizzare la propria vita personale e il proprio lavoro, dando il giusto equilibrio a questi due aspetti di ciascuno di noi senza sacrificarne alcuno.
Data la buona impressione che mi ha fato l’articolo,
ho deciso di tradurlo qui sotto. L'originale è possibile trovarlo qui http://goo.gl/ozU4r ed ogni eventuale correzione è gradita!
"Amo il mio lavoro. Voglio dire davvero AMO il mio
lavoro. Tu no? Sei creativo e costretto ad eccellere? Trovi la felicità nelle
relazioni con gli amici del lavoro o i colleghi? Ti senti parte di un qualcosa
più grande di te stesso? Anche io. Lavorare è divertente e costruttivo e mi
sono completamente dedicata a scrivere, guidare il mio team e consigliare i dirigenti,
i quali rispetto.
E dopo c’è la vita – molto più importante del
lavoro. È così, vero? Il lavoro non può minimamente essere paragonato alla bellezza
di un piccolo bambino nella tua vita o
anche di un adolescente che ti fa saltare i nervi. Il lavoro diventa
niente in confronto all’amore per il tuo partner o delle relazioni con la
famiglia e gli amici. Io includerei anche i miei cani e gatti nella lista “più
importante del lavoro”. Amo Tula, Keiki, Pika, Tiko e Tiger (anche conosciuto
come Mickey). E poi c’è la spiritualità, imparare, la dedizione a rendere il
nostro mondo un posto migliore – tutto ciò rende la vita meritevole di essere
vissuta.
Alcuni di noi sono fortunate – amiamo il nostro
lavoro e abbiamo vite piene e gratificanti. È una cosa meravigliosa. Ma siamo occupati. Niente
break, limiti – messaggi dai figli, tweets a fiumi, email tutta la notte… Non
ci si ferma mai. Molti di noi non sanno come concertarli tutti.
Non c’è niente come una bilancia lavoro-vita. Ma stiamo
tentando di essere all’altezza di quegli impossibili standard finchè non
perderemo. O meglio dovrei dire, non perderemo noi stessi.
Perdiamo noi stessi per la “sindrome da sacrificio”-
una condizione che è più dell’esaurimento. È un modo di vivere. Magari
famigliare. Tu ti stai comportando in maniere che non corrispondono a chi sei
tu. Perdi il controllo con quelli a cui vuoi bene, prendi cattive decisioni,
ridi rararmente, ti lasci sfuggire la vita. O ti muovi alla velocità della luce
come un super-uomo-donna-madre-padre. Magari sei fiero della tua sovraumanità,
ma nel tuo profondo sai che sei in difficoltà. Ti auto-curi: due tazzine di caffè? Davvero? Quanti martini
o bicchieri di vino? Mangi per lo stress? Hai perso completamente
la pazienza, ti senti intrappolato e non vedi alcuna via d’uscita.
La sindrome da sacrificio non colpisce
inaspettatamente. Inizia con un insidiosa forma cronica e intensa di stress che
cresce con un sacco di responsabilità. Noi la chiamiamo “power stress”. I dirigenti,
in particolare, sono suscettibili ad esso per via della natura del loro lavoro
che li impiega 24 ore su 24, 7 giorni su 7, troppi ambienti di lavoro tossici,
competizione malsana e pulsioni al successo fuori controllo.
Lo stress stimola il sistema nervoso simpatico e
innesca il rilascio di potenti sostanze come l’epinefrina, la noradrenalina e i
corticosteroidi. La pressione sanguigna sale e i grandi muscoli si preparano
per il movimento o la battaglia. Il sistema immunitario è compromesso e il cervello
ferma i circuiti neurali non essenziali, così non assimiliamo troppe
informazioni. Diventiamo meno creativi e prevalgono i vecchi modi di pensare. Tutto
ciò ha un diretto impatto sulle nostre performance. Ci sentiamo ansiosi,
nervosi o addirittura depressi. Questo ha un diretto impatto su tutto.
Lo stress non è tutto cattivo – una certa dose
contribuisce a concentrarci, eccitarci e preparaci per un duro lavoro e
iniziarlo. Ma non siamo fatti per affrontare il “power stress”e quando ne siamo
bombardati ogni giorno, lo stress è dannoso.
È un’epidemia. Da una ricerca su Google sono
risultati 73000 nuovi o aggiornati siti contenenti nuovi articoli, blog,
programmi o consigli per lo stress nella vita. Un’indagine del Grant Thornton
International Business Report dei direttori economici ha scoperto che l’aumento
netto nello stress legato al lavoro è aumentato globalmente del 28% nel 2011
(meno dell’aumento del 45% del 2010, ma sempre presente). Una ricerca ha
raccolto da varie notizie del Sud Africa che i punti vendita hanno perso poco
più di 300 milioni di dollari USA a causa degli effetti dello stress sui
lavoratori. Il Chartered Institute of Personnel and Development ha riportato che
per la prima volta nella storia dell’organizzazione lo stress è stata la più
frequente causa di assenza tra i lavoratori.
Questa epidemia non va via finchè non impariamo come
interrompere la sindrome da sacrificio. Le nostre aziende non possono farlo per
noi, neanche i dottori, i consulenti o quelli che ci vogliono bene. Noi abbiamo
bisogno di curarci, e la cura inizia imparando come bilanciare sacrifici e
rinnovamento.
Gestire il “ciclo del sacrificio e del rinnovamento”
inizia dando priorità al benessere. Puoi iniziare facendo esercizi che
permettono di ri-risvegliare te stesso, concentrandoti ottimisticamente sul
futuro e connettendosi compassionevolmente con altre persone. Si può partire
con la mindfullness [letteralmente consapevolezza, è una tecnica che fonde buddhismo,
zen e yoga, ndt] – sintonizzandoti su te stesso, il tuo ambiente e gli altri.
La mindfullness è il primo passo per il rinnovamento.
E no, non devi meditare per due ore al giorno o partecipare a una lezione di
yoga prima del lavoro (carino, ma impossibile). Puoi partire con poco. Trova pochi
minuti ogni giorno – e sottolineo ogni giorno – per stare calmo, respirare, immergerti
nella natura. Respira e concentrati sulla gratitudine, l’amore e la speranza.
Come la mindfullness, la speranza è un potente
antidoto allo stress. Una visione di un futuro migliore, l’ottimismo e la convinzione
che può succedere aiutano il nostro sistema nervoso. Pensa ai tuoi sogni. Aiuta qualcun
altro a raggiungere i suoi. Migliora le stupidaggini sul modo di lavorare. Parla
a un bambino su cosa vuole diventare. Azioni come queste, fatte consapevolmente
e spesso, faranno la differenza.
Queste azioni incidono sulla speranza e sul tuo
desiderio di aiutare gli altri. Puoi rinnovare te stesso rallentando abbastanza
da restare in contatto con la tua principale e potente natura – la tua
attenzione per gli altri e il tuo desiderio di connetterti con loro e dare una
mano. Questa è la compassione. È semplice come chiedere a qualcuno come si
sentono la mattina e aspettare abbastanza da sentire la risposta. Trova qualcuno
a cui fare da mentore e dagli il tuo tempo. Basta col misurare le perfomance e
inizia ad allenarti.
Imparare a vivere consapevolmente e concentrarsi
sulla speranza e la compassione ti aiuterà a tenere lontano lo stress e
bilanciare te stesso. Potrebbe non essere facile all’inizio perché è davvero un
nuovo modo di vivere. Avrai bisogno di cambiare le vecchie abitudini e
respingere il desiderio di perseguire un obiettivo impossibile – bilanciare lavoro
e vita.
Ricorda – non c’è proprio modo di bilanciare tutto
ciò che facciamo, finchè e a meno che non bilanciamo noi stessi. Ti troverai ad
avere più energia, le tue relazioni saranno più forti e sarai più felice."
Troppo zen ed esotica? Non è comunque impossibile da realizzare! Certo, per me è un po' difficile pensarci dato che sono alla ricerca del lavoro...
Umore del giorno: in una sorta di vacanza mentre sono alla ricerca di un lavoro... o di un senso per continuare a scrivere la tesi
Al prossimo post!
giovedì 6 ottobre 2011
Siate affamati. Siate folli.
Stamattina, alzandoci avremo di certo appreso la notizia della morte di Steve jobs, fondatore di Apple, Next e Pixar. Sinceramente, non sono mai stato un grandissimo fan della Apple, essendo abbastanza affezionato alla cara Microsoft, però bisogna riconoscere che Steve Jobs ha fatto molto per la Apple, soprattutto negli ultimi anni, quando è stata rilanciata dalla creazione e vendita di iPod, iPhone e iPad.
Ma c'è un'altra cosa che rende grande quest'uomo e che, spero, lo farà ricordare ai giovani di oggi e futuri: un discorso che tenne ai laureati di Stanford nel 2005. Ho trovato la trascrizione su internet, ma è anche possibile sentire l'audio su Youtube.
“Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori furono spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio.
Il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi mai lasciato l’università e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spaziati in maniera proporzionale. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro intuito, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi rese libero dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina molto amara, ma presumo che “il paziente” ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto astrato: Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava “The whole Earth catalog”, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di “The whole Earth catalog”, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro messaggio d’addio “Siate affamati. Siate folli”, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi: “Siate affamati. Siate folli”. Grazie a tutti.”
Parole eccezionali, di un sognatore che ha perseverato e ha trovato la sua strada. Insomma, per sentirsi realizzati dentro tutto quello che ci serve è credere in noi stessi e credere nei nostri sogni e i risultati si avranno!
Umore del giorno: con una particolare forza dentro
Restate in linea!
venerdì 27 maggio 2011
Kidz
Ultimamente ho trovato qualche testo recente particolarmente importante e che si distacca dagli ultimi, che si concentravano molto sulla vita e sulla felicità.
Stasera ho trovato un testo più combattivo! È un testo che tende a mettere in guardia “quelli lassù”e spronare noi giovani a reagire. In questi giorni nei tg si parla dell’Italia che non cresce e della disoccupazione giovanile alta. Problemi di molti Paesi, ma noi siamo qui e dobbiamo lottare qui.
A cantare per noi stasera sono i Take That con “Kidz”.
“Re e regine e presidenti / Ministri e Governi / Benvenuti nel futuro del vostro mondo / Attraverso le teste parlanti che hanno preso le libertà / Le scimmie hanno imparato a costruire le macchine / Loro pensano che arriveranno in paradiso / Non dicono che niente / Negano tutto / E fanno accuse / Amici miei, miei cari, amore mio, mio Dio. / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno (usciranno) / Ci saranno molto di cui parlare per loro (parlare) / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno / Quando i giovani usciranno, quando i giovani usciranno / Hey, hey, hey, hey, hey / Che hai da guardare / Hey, hey, hey, hey / Ne vuoi un po’ / Hey, hey, hey, hey / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno. / Specchio, specchio delle mie brame / Chi è la più bella del reame? / Il buono, il cattivo, il brutto o il bello / Perché è in salita e contro il vento / Con nessuno lì che ci faccia entrare / Lascia i tuoi pensieri e salvati cretino / I pugnali della scienza / Evolvono in violenza / Non sappiamo dove il vento radioattivo soffia / Ma sappiamo tutti che / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno (usciranno) / Ci sarà molto di cui parlare per loro (parlare) / Fuori in strada stanotte / Loro faranno pace stanotte / Stanno facendo la pace / La, la, la, la”
Cavolo, il nostro futuro è in pericolo e spesso noi non facciamo altro che lamentarci tra di noi e, facendo spallucce, lasciamo cadere con indifferenza l’argomento. Ero indeciso, effettivamente, se voler riportare il testo “Odio gli indifferenti” di Gramsci, che Luca e Paolo lessero all’ultimo festival di Sanremo. Ma forse sarebbe stato troppo pesante per un venerdì sera.
Ciò non significa che non voglia lanciare l’idea della reazione. In Grecia la popolazione è arrivata sull’orlo del fallimento dello Stato per iniziare a reagire. Noi abbiamo un così bello Stato, che non può puntare solo sul turismo per “sopravvivere”.
Leggevo, in effetti, che molti imprenditori per pagare meno tasse, rinunciavano addirittura a parte della produttività dell’impresa! Ma questa mentalità è figlia della scarsa informazione. Sarebbe come se, a tavola, un padre con un piatto strapieno dicesse al figlio, che ha un piatto più misero, di non mangiare tutto il piatto perché non si sa se per la sera ci sarebbe stato da mangiare.
La mentalità degli imprenditori è sicuramente da cambiare, ma non ci può essere cambiamento se aspettiamo che questo venga donato dall’alto per un miracolo!
Io non voglio fare comizi politici, né immischiarmici. Non per paura delle critiche o per menefreghismo. Il fatto è per certi diritti, tra cui quello di lavorare, non c’è colore politico.
Io adesso studio, ma la verità è che lo faccio sapendo che quando uscirò la situazione è identica a quella che avevo se mi fossi fermato al diploma. E questo sarebbe il futuro? Studiare non vuol dire altro, quindi, che ritardare di 3-5 anni l’inizio del lavoro? No, io non ci sto!
Io non voglio sopravvivere e arrancare ogni giorno sperando nel “buffetto”, della magra consolazione, del “almeno hai qualcosa, sempre meglio di niente!”.
Noi giovani dobbiamo costruire basi solide per noi stessi! I nostri genitori hanno vissuto un periodo particolarmente felice per l’economia mondiale dove, nonostante il disinteresse della politica per il lavoro, quest’ultimo c’era per via del traino mondiale. Per carità, l’Italia è stata anch’essa traino della produzione e dell’economia, nonostante le scarse conoscenze economiche, ma evidentemente quegli anni sono passati.
Adesso la sfida competitiva internazionale ci porta a dover trovare il punto di forza delle nostre capacità di saperci mettere in gioco. E ne siamo dotati! Servono giusto degli impulsi, delle linee guida, ed è per questi che dobbiamo lottare. Per ottenere la giusta spinta a poter essere grandi. A noi non bastano più piccole promesse, piccoli “buffetti” populisti che ci tengano buoni per 2 mesi o 2 anni. Noi abbiamo bisogno di progetti che mirino a dare stabilità a noi e a crearla per le generazioni future. E' per queste dobbiamo lottare!
Ecco, alla fine ho scritto comunque qualcosa di pesante, ma io ci credo e voglio condividere questo entusiasmo, questa forza. Uno che lotta, spesso, viene preso per matto. Ma se a lottare siamo tanti, i frutti verranno e non potremmo che esserne più felici!
Umore del giorno: pronto e carico per uscire un po' cogli amici e divertirmi!
Restate in linea!
Stasera ho trovato un testo più combattivo! È un testo che tende a mettere in guardia “quelli lassù”e spronare noi giovani a reagire. In questi giorni nei tg si parla dell’Italia che non cresce e della disoccupazione giovanile alta. Problemi di molti Paesi, ma noi siamo qui e dobbiamo lottare qui.
A cantare per noi stasera sono i Take That con “Kidz”.
“Re e regine e presidenti / Ministri e Governi / Benvenuti nel futuro del vostro mondo / Attraverso le teste parlanti che hanno preso le libertà / Le scimmie hanno imparato a costruire le macchine / Loro pensano che arriveranno in paradiso / Non dicono che niente / Negano tutto / E fanno accuse / Amici miei, miei cari, amore mio, mio Dio. / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno (usciranno) / Ci saranno molto di cui parlare per loro (parlare) / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno / Quando i giovani usciranno, quando i giovani usciranno / Hey, hey, hey, hey, hey / Che hai da guardare / Hey, hey, hey, hey / Ne vuoi un po’ / Hey, hey, hey, hey / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno. / Specchio, specchio delle mie brame / Chi è la più bella del reame? / Il buono, il cattivo, il brutto o il bello / Perché è in salita e contro il vento / Con nessuno lì che ci faccia entrare / Lascia i tuoi pensieri e salvati cretino / I pugnali della scienza / Evolvono in violenza / Non sappiamo dove il vento radioattivo soffia / Ma sappiamo tutti che / Ci saranno problemi quando i giovani usciranno (usciranno) / Ci sarà molto di cui parlare per loro (parlare) / Fuori in strada stanotte / Loro faranno pace stanotte / Stanno facendo la pace / La, la, la, la”
Cavolo, il nostro futuro è in pericolo e spesso noi non facciamo altro che lamentarci tra di noi e, facendo spallucce, lasciamo cadere con indifferenza l’argomento. Ero indeciso, effettivamente, se voler riportare il testo “Odio gli indifferenti” di Gramsci, che Luca e Paolo lessero all’ultimo festival di Sanremo. Ma forse sarebbe stato troppo pesante per un venerdì sera.
Ciò non significa che non voglia lanciare l’idea della reazione. In Grecia la popolazione è arrivata sull’orlo del fallimento dello Stato per iniziare a reagire. Noi abbiamo un così bello Stato, che non può puntare solo sul turismo per “sopravvivere”.
Leggevo, in effetti, che molti imprenditori per pagare meno tasse, rinunciavano addirittura a parte della produttività dell’impresa! Ma questa mentalità è figlia della scarsa informazione. Sarebbe come se, a tavola, un padre con un piatto strapieno dicesse al figlio, che ha un piatto più misero, di non mangiare tutto il piatto perché non si sa se per la sera ci sarebbe stato da mangiare.
La mentalità degli imprenditori è sicuramente da cambiare, ma non ci può essere cambiamento se aspettiamo che questo venga donato dall’alto per un miracolo!
Io non voglio fare comizi politici, né immischiarmici. Non per paura delle critiche o per menefreghismo. Il fatto è per certi diritti, tra cui quello di lavorare, non c’è colore politico.
Io adesso studio, ma la verità è che lo faccio sapendo che quando uscirò la situazione è identica a quella che avevo se mi fossi fermato al diploma. E questo sarebbe il futuro? Studiare non vuol dire altro, quindi, che ritardare di 3-5 anni l’inizio del lavoro? No, io non ci sto!
Io non voglio sopravvivere e arrancare ogni giorno sperando nel “buffetto”, della magra consolazione, del “almeno hai qualcosa, sempre meglio di niente!”.
Noi giovani dobbiamo costruire basi solide per noi stessi! I nostri genitori hanno vissuto un periodo particolarmente felice per l’economia mondiale dove, nonostante il disinteresse della politica per il lavoro, quest’ultimo c’era per via del traino mondiale. Per carità, l’Italia è stata anch’essa traino della produzione e dell’economia, nonostante le scarse conoscenze economiche, ma evidentemente quegli anni sono passati.
Adesso la sfida competitiva internazionale ci porta a dover trovare il punto di forza delle nostre capacità di saperci mettere in gioco. E ne siamo dotati! Servono giusto degli impulsi, delle linee guida, ed è per questi che dobbiamo lottare. Per ottenere la giusta spinta a poter essere grandi. A noi non bastano più piccole promesse, piccoli “buffetti” populisti che ci tengano buoni per 2 mesi o 2 anni. Noi abbiamo bisogno di progetti che mirino a dare stabilità a noi e a crearla per le generazioni future. E' per queste dobbiamo lottare!
Ecco, alla fine ho scritto comunque qualcosa di pesante, ma io ci credo e voglio condividere questo entusiasmo, questa forza. Uno che lotta, spesso, viene preso per matto. Ma se a lottare siamo tanti, i frutti verranno e non potremmo che esserne più felici!
Umore del giorno: pronto e carico per uscire un po' cogli amici e divertirmi!
Restate in linea!
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