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martedì 17 luglio 2012

Good morning!

Da ieri anch'io ho il famoso "pezzo di carta". E probabilmente dovrei essere felice. E' un traguardo raggiunto. Ma la mia mente, invece, è già andata al dopo: "e ora?". Cosa voglio fare? O meglio, cosa posso fare data la realtà attuale?
Le aspirazioni danno l'input, ti danno la spinta a voler fare qualcosa. Ma, in realtà, bisogna decidere cosa fare concretamente data la situazione locale. E queste domande mi si affollano nella testa, mentre mio padre mi fa pressione per vederla dal suo punto di vista. Rimpiango già quei tre anni in cui studiavo e sapere di essere in un crogiolo perfetto e al riparo da scelte sul mio futuro.
Adesso dovrei godermi il riposo, la libertà per un mese di essere libero dallo studiare, e invece si affaccia il bivio peggiore: studiare o cercare lavoro? O magari preparare una terza via, che è quella di studiare e lavorare contemporaneamente. Ma i dubbi sono molti!
Intanto, mentre mi lascio assalire da questi dubbi, riporto un solo verso di "Good morning" di Kanye West, in cui egli parla dei laureati.
"Buon Giorno / Guarda a quel ragazzo, il migliore della classe spaventato del futuro / Mentre mi infilo nella De Lorean / Spaventato di essere a faccia a faccia con una compiacente carriera studentesca / Alcuni sono promossi, ma sono ancora stupidi / Ti dicono “leggilo, mangialo, non guardarti in giro / Solo guarda questo, pregaci, insegnaci, Dio” / Va bene, guarda su ora, l’hanno fatto, ti hanno rubato il tuo essere un tipo da strada / Dopo tutto questo, questo è quello che ottieni."
Il rischio è questo: si studia, ma rimanendo sui libri si perde il contatto con la realtà, per cui quando ci ritroviamo fuori dall'università passiamo per stupidi. E finiremo la nostra vita agli ordini di qualcuno che finora ci ha detto "“leggilo, mangialo, non guardarti in giro, solo guarda questo, pregaci, insegnaci, Dio".
Umore del giorno: abbastanza confuso
Al prossimo post!

giovedì 6 ottobre 2011

Siate affamati. Siate folli.



Stamattina, alzandoci avremo di certo appreso la notizia della morte di Steve jobs, fondatore di Apple, Next e  Pixar. Sinceramente, non sono mai stato un grandissimo fan della Apple, essendo abbastanza affezionato alla cara Microsoft, però bisogna riconoscere che Steve Jobs ha fatto molto per la Apple, soprattutto negli ultimi anni, quando è stata rilanciata dalla creazione e vendita di iPod, iPhone e iPad.
Ma c'è un'altra cosa che rende grande quest'uomo e che, spero, lo farà ricordare ai giovani di oggi e futuri: un discorso che tenne ai laureati di Stanford nel 2005. Ho trovato la trascrizione su internet, ma è anche possibile sentire l'audio su Youtube.
“Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori furono spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio.
Il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi mai lasciato l’università e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spaziati in maniera proporzionale. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro intuito, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi rese libero dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina molto amara, ma presumo che “il paziente” ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto astrato: Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava “The whole Earth catalog”, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di “The whole Earth catalog”, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro messaggio d’addio “Siate affamati. Siate folli”, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi: “Siate affamati. Siate folli”. Grazie a tutti.”
Parole eccezionali, di un sognatore che ha perseverato e ha trovato la sua strada. Insomma, per sentirsi realizzati dentro tutto quello che ci serve è credere in noi stessi e credere nei nostri sogni e i risultati si avranno!
Umore del giorno: con una particolare forza dentro
Restate in linea!

mercoledì 22 giugno 2011

Università si, università no? Le 8 alternative di James Altucher

Stamattina vorrei essere una di quelle  farfalle che ho visto dalla finestra. Stavo al pc in attesa che la voglia di studiare arrivasse (magari dall'alto!) e dalla finestra vedo volare alte due farfalle bianche che si rincorrevano e giocavano tra loro. Sembravano così spensierate e felici... E invece, no! A me tocca studiare cose inutili e astratte e che non vogliono neanche entrare in testa! Mi sento anche così stressato che ormai sogno economia politica anche la notte (sogno improbabili teorie con relativa dimostrazione ed esercizi che quadrano!!!).

Tutto ciò, naturalmente, ignorando due articolo di un mese fa che ho letto su "Il Fatto quotidiano". Entrambi partivano dalla domanda: ma l'università serve? Un primo articolo parlava di come negli USA alcuni imprenditori dimostrano che non serve l'univerità: uno, ad esempio, propone 8 alternative al college (tra cui iniziare una qualunque attività commerciale, viaggiare, scrivere un libro, lavorare per una ong, recitare, disegnare, ecc.), oppure c'è Peter Thiel, fondatore di Paypal, che mette a disposizione di venti giovani sotto i 20 anni di età 10omila dollari per iniziare un'attività imprenditoriale rinunciando all'università. Inoltre, ci sono vari grandi fondatori di società che non hanno mai preso la laurea come il fondatore di Facebook e Steve Jobs, fondatore della Apple.

A questo articolo, però se ne oppone uno che sostiene di come l'Italia abbia bisogno dell'università. Magari non di un'università come quella che conosciamo oggi, ma con più saperi specifici e meno "accampati in aria", con più merito e con barriere all'entrata: tasse più alte e test di ingresso per far entrare solo coloro che sono motivati e che abbiano voglia di studiare. Le tasse alte, inoltre, non dovrebbero essere finalizzate a creare un'élite presa dai "figli di papà", ma dovrebbero sostenere i più poveri con borse di studio, anche se penso che, alla fine, il rischio sarebbe proprio che gli studenti diventino una casta chiusa composta da chi ha i soldi.  Tuttavia, accanto a queste ipotesi, l'articolo si chiude sostenendo che l'università all'Italia serve perchè manda avanti il sapere e, quindi, la società.

L'idea originale di oggi era di parlare dell'ultimo libro che ho letto (circa un mese fa), ma siccome prenderebbe moltissimi righi e rischierei di annoiarvi dopo due frasi, vi traduco quali erano tutte le 8 alternative che James Altucher, di cui vi parlavo prima, propone invece di frequentare l'università. L'articolo intero (in inglese!) è qui: http://www.jamesaltucher.com/2011/01/8-alternatives-to-college/ . Se vi piace, poi posso anche mettere le altre 10 alternative che ha trovato. Una piccola premessa: questo signore (non ho trovato quanti anni ha, ma credo quasi sui 40) ha una laurea in informatica (parla bene e razzola male?) e ha creato varie società che, avendo successo, ha venduto ricavando dei bei soldi!

"1) Iniziare un’attività. Ci sono molte attività che un ragazzo potrebbe iniziare, specialmente con internet. […] Bisogna concentrarsi sulla massima: “compra a poco e vendi a tanto”.

Prima di tutto, non ci sono leggi contro l’imprenditorialità e tutti possono essere imprenditori. Molti, però, pensano: “non tutti possono essere imprenditori di successo”, e per quello che ne so, non ci sono neanche leggi contro il fallimento. Quando qualcuno perde  una partita a tennis o a scacchi, come si migliora? Si studiano gli errori! Come direbbe chiunque ha solcato ogni campo della vita: studiare le proprie sconfitte è infinitamente più utile che studiare le proprie vittorie. […]

Fallire fa parte della vita. Meglio imparare a 18 anni che a 23 anni o più, quando ormai sei stato viziato dalla ricchezza e ipnotizzato dal pensare che il successo è tuo e devi solo prendertelo. Essere battezzato nel fiume del fallimento da giovane può farti sviluppare un dono imprenditoriale da adulto.

Cosa devi imparare quando sei giovane e inizi un’attività (che sia un successo o un fallimento):

impari come viene su un’idea che sarà condivisa dalle altre persone;

inizi a costruire il tuo detector di ca***te(qualcosa che certamente non succede al college);

impari come si vende la tua idea;

impari come su costruisce e eseguire l’idea;

incontri e socializzi con altere persone nel tuo campo. Potrebbero non avere la tua stessa età ma, diciamocelo, è la vita di un adulto! Hai già speso 18 anni con ragazzi della tua età, cresci!

potresti imparare come delegare e gestire le persone;

impari come mangiare ciò che ti uccide, una capacità che non si può imparare dagli universitari.

2) Girare il mondo. Questo è un compito facile. Prendi 10000 dollari (noi possiamo prenderli in euro, ndt) e vai in India. Troverai un mondo completamente diverso dal nostro. Fallo per anni. Troverai altri viaggiatori dell’estero, imparerai cos’è la povertà, imparerai come impiegare adeguatamente un dollaro, ti troverai spesso in situazioni dove hai bisogno di imparare a sopravvivere  rispetto alle disavventure che ti accadranno. Se ti stai gettando, potresti farlo meglio a causa della dissenteria che ubriacandoti a una festa universitaria. Inoltre, imparerai alcune cose in più sulle religioni orientali, comparandole con quelle occidentali con cui sei cresciuto e imparerai che non sei al centro dell’universo: fattene una ragione!

3) Crea opere d’arte. Impiega un anno a imparare a dipingere o a suonare uno strumento o a scrivere 5 romanzi. Addestrati a creare. Creare non viene dall’ispirazione, ma dal sudore, dalla disciplina, dalla passione. La creatività non viene da Dio, ma è come un muscolo da imparare a costruire […].

4) Fai ridere la gente. Questa è la cosa più difficile di tutte. Impiegare un anno imparando come creare commedie divertenti per la gente. Questo ti insegnerà come scrivere, come comunicare, come venderti, come rapportarti con le persone che odi e con la psicologia dei fallimenti quotidiani. E, naturalmente, imparerai come far ridere la gente. Tutte queste cose ti aiuteranno dopo nella vita, più che della filosofia. E, in ogni caso, potresti essere anche  pagato!

5) Scrivi un libro. Credimi, qualunque libro scriverai a 18 anni probabilmente non sarà buono. Ma, in ogni caso, fallo. Scrivi un libro su cosa stai facendo invece di andare all’università. Imparerai ad osservare la gente. Scrivere ti fa meditare sulla vita: vivrai ogni giorno, lo interpreterai e lo scriverai. Che magnifica istruzione!

6) Fai la carità. La maggior parte delle associazioni di carità non richiedono una laurea. Cosa ti serve di più nella vita: imparare la letteratura francese o impiegare un anno consegnando pasti ad anziani con l’Alzheimer o curando la malaria in Africa? Io una risposta ce l’ho, tu potresti averne un’altra. […]

7) Impara un gioco: qual è il tuo gioco preferito? Ping pong? Scacchi? Poker? Imparare tutto su un gioco è incredibilmente dura. […] Vediamo le basi:

studiare la storia del gioco;

studiare i campioni attuali: video, libri, riviste, ecc. Rigioca, o prova a imitare in qualche modo, i campioni del gioco;

gioca tanto: con amici, in tornei, in locali, ecc.;

prendi lezioni da qualcuno che ha imparto il gioco: questo ti aiuterà ad evitare cattive abitudini e a farti criticare  per le tue abilità correnti.

Imparare un gioco richiede disciplina, ti fa socializzare con la gente di tutte le età e ceti di chi ha simili passioni e ti aiuta a sviluppare a distruggere senza uccidere nessuno. Figo!

8 ) Impara uno sport. Forse meglio di imparare un gioco perché è lo stesso, ma qui puoi anche tenerti in forma!”

Sopravvissuti fino alla fine dell'articolo? Siete ancora convinti di voler frequentare l'università? Io ammetto di essermi divertito nella traduzione e a volte stavo per dire ma sì, molliamo tutto. L'unica cosa che mi ferma è che per 5 esami (anche se alcuni sono i più difficili) è peccato gettare tutto alle ortiche.

Umore del giorno: wow (volevo evitare un'esclamazione più volgare), sono le 12 e mezza e ancora non ho iniziato a studiare, sarà che mi tocca aprirlo il libro, anche se consegnare il pasto a un'aziano sarebbe sicuramente più utile!

Restate in linea!

giovedì 18 novembre 2010

La canzone intelligente

È un periodo strano questo per me. Ci sono esoneri che incombono e la voglia di studiare è pochissima. Devo dire che sono anche un po’demoralizzato a studiare, in realtà.

Non so, quasi mi sto convincendo che ha ragione mio padre a dire che l’università non serve a niente e che sto solo perdendo tempo. Le opportunità non sono molte, ma girando per i negozi ho visto un annuncio per addetto alle vendite e uno per barbiere. Forse saranno vite grame, ma chi mi assicura che dopo questi 3 anni (e forse anche 4) di studio non farò comunque una vita di stenti?

Tentar non nuoce, si dice. Eppure direi che se ora avessi una lavoro avrei più “vita”, perché sarei più libero dai miei genitori. La conoscenza paga, sicuramente!, ma questo peso che mi sento ora ha un “costo” non indifferente sul mio umore e sul mio “io”.

È un periodo così strano che, nonostante c’è qualche testo interessante che vorrei farvi leggere, oggi mi butto su una canzone… Intelligente!

Non so se avete mai sentito parlare del programma “Il Poeta e il Contadino”. Fu un programma di successo del 1973 presentato dal duo Cochi e Renato e di cui si vedeva qualche sketch in un programma che faceva qualche annetto fa “Scanzonatissima” la mattina su Raidue.

Insomma, dove voglio arrivare. La canzone finale di “Il Poeta e il Contadino” era la “Canzone intelligente” di Cochi e Renato. Un vero successo, che riporto qui.

“Mi piacerebbe cantar / una canzone intelligente / che segua un filo logico / importante / e che sia piena di bei ragionamenti / insomma una canzone / intelligente / che spieghi un po' di tutto,  / e un po' di niente.  / Questa è la canzone intelligente  / che farà cantar tutta la gente / questa è la canzone intelligente / che farà cantar, che farà ballar / che farà ballar / lo sciocco in blu. / iattattà trr  /iattattà trr  / iattattà trr tan tan tan / iattattà trr / iattattà trr / iattattà trr. /Cosa ci vuole si sa / per far successo con la gente / si intende un filo logico / importante / la casa discografica adiacente / veste il cantante  / come un deficiente / lo lancia sul mercato / sottostante. / Per me è finita / sto già pensando ad altro /Ne facciamo un altro il filo logico / è importante! / Solo quello?”

Eheh mi piacicono tanto le canzoni di Cochi e Renato.

Umore del giorno: su grazie a questa canzone

E il tempo va…