Visualizzazione post con etichetta Sacco e Vanzetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sacco e Vanzetti. Mostra tutti i post

martedì 23 agosto 2011

Le ultime parole ai giudici di Vanzetti

Sono passati 84 anni (era il 23 agosto 1927) da quando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono uccisi sulla sedia elettrica per "omicidio". Come scrissi già un mesetto fa, la loro condanna non fu basata tanto sulle prove materiali, ma sul clima di razzismo che dominava  gli Stati Uniti in quel periodo.

Prima di essere ucciso, Bartolomeo Vanzetti fece un discorso davanti al giudice Thayer, un discorso che nel film "Sacco e Vanzetti" di Montaldo fa venire i brividi. L'ho cercato su internet e ho trovato il discorso intero, che però era interminabile. Quindi ho dovuto tagliare alcune parti e lasciare almeno i tratti salienti. Prima di leggere quelle ultime parole, vorrei che ricordaste la storia di questi due italiani (http://mysadthoughts.wordpress.com/2011/07/12/sacco-e-vanzetti/) e devo puntualizzare che il signora Katzmann di cui leggerete è il procuratore generale che accusò i due.

"Sí. Quel che ho da dire è che sono innocente, non soltanto del delitto di Braintree, ma anche di quello di Bridgewater. Che non soltanto sono innocente di questi due delitti, ma che in tutta la mia vita non ho mai rubato né ucciso né versato una goccia di sangue. Questo è ciò che voglio dire. E non è tutto. Non soltanto sono innocente di questi due delitti, non soltanto in tutta la mia vita non ho rubato né ucciso né versato una goccia di sangue, ma ho combattuto anzi tutta la vita, da quando ho avuto l'età della ragione, per eliminare il delitto dalla terra.

Queste due braccia sanno molto bene che non avevo bisogno di andare in mezzo alla strada a uccidere un uomo, per avere del denaro. Sono in grado di vivere, con le mie due braccia, e di vivere bene. Anzi, potrei vivere anche senza lavorare, senza mettere il mio braccio al servizio degli altri. Ho avuto molte possibilità di rendermi indipendente e di vivere una vita che di solito si pensa sia migliore che non guadagnarsi il pane col sudore della fronte.

Mio padre in Italia è in buone condizioni economiche. Potevo tornare in Italia ed egli mi avrebbe sempre accolto con gioia, a braccia aperte. Anche se fossi tornato senza un centesimo in tasca, mio padre avrebbe potuto occuparmi nella sua proprietà, non a faticare ma a commerciare, o a sovraintendere alla terra che possiede. Egli mi ha scritto molte lettere in questo senso, ed altre mene hanno scritte i parenti, lettere che sono in grado di produrre.

Certo, potrebbe essere una vanteria. Mio padre e i miei parenti potrebbero vantarsi e dire cose che possono anche non essere credute. Si può anche pensare che essi sono poveri in canna, quando io affermo che avevano i mezzi per darmi una posizione qualora mi fossi deciso a fermarmi, a farmi una famiglia, a cominciare una esistenza tranquilla. Certo. Ma c'è gente che in questo stesso tribunale poteva testimoniare che ciò che io ho detto e ciò che mio padre e i miei parenti mi hanno scritto non è una menzogna, che realmente essi hanno la possibilità di darmi una posizione quando io lo desideri.

Vorrei giungere perciò ad un'altra conclusione, ed è questa: non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina di Bridgewater, non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina ed agli omicidi di Braintree né è stato provato che io abbia mai rubato né ucciso né versato una goccia di sangue in tutta la mia vita; non soltanto ho lottato strenuamente contro ogni delitto, ma ho rifiutato io stesso i beni e le glorie della vita, i vantaggi di una buona posizione, perché considero ingiusto lo sfruttamento dell'uomo. Ho rifiutato di mettermi negli affari perché comprendo che essi sono una speculazione ai danni degli altri: non credo che questo sia giusto e perciò mi rifiuto di farlo.

Vorrei dire, dunque, che non soltanto sono innocente di tutte le accuse che mi sono state mosse, non soltanto non ho mai commesso un delitto nella mia vita — degli errori forse, ma non dei delitti — non soltanto ho combattuto tutta la vita per eliminare i delitti, i crimini che la legge ufficiale e la morale ufficiale condannano, ma anche il delitto che la morale ufficiale e la legge ufficiale ammettono e santificano: lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. E se c'è una ragione per cui io sono qui imputato, se c'è una ragione per cui potete condannarmi in pochi minuti, ebbene, la ragione è questa e nessun'altra.

[…] Eugenio Debs diceva che nemmeno un cane — qualcosa di paragonabile a noi — nemmeno un cane che ammazza i polli poteva essere giudicato colpevole da una giuria americana con le prove che sono state prodotte contro di noi. Io dico che nemmeno a un cane rognoso la Corte Suprema del Massachusetts avrebbe respinto due volte l'appello — nemmeno a un cane rognoso.

Si è concesso un nuovo processo a Madeiros perché il giudice o aveva dimenticato o aveva omesso di ricordare alla giuria che l'imputato deve essere considerato innocente fino al momento in cui la sua colpevolezza non è provata in tribunale, o qualcosa del genere. Eppure, quell'uomo ha confessato. Quell'uomo era processato e ha confessato, ma la Corte gli concede un altro processo.

Noi abbiamo dimostrato che non poteva esistere un altro giudice sulla faccia della terra più ingiusto e crudele di quanto lei, giudice Thayer, sia stato con noi. Lo abbiamo dimostrato. Eppure ci si rifiuta ancora un nuovo processo. Noi sappiamo che lei nel profondo del suo cuore riconosce di esserci stato contro fin dall'inizio, prima ancora di vederci. Prima ancora di vederci lei sapeva che eravamo dei radicali, dei cani rognosi. Sappiamo che lei si è rivelato ostile e ha parlato di noi esprimendo il suo disprezzo con tutti i suoi amici, in treno, al Club dell'Università di Boston, al Club del Golf di Worcester, nel Massachusetts. Sono sicuro che se coloro che sanno tutto ciò che lei ha detto contro di noi avessero il coraggio civile di venire a testimoniare, forse Vostro Onore — e mi dispiace dirlo perché lei è un vecchio e anche mio padre è un vecchio come lei — forse Vostro Onore siederebbe accanto a noi, e questa volta con piena giustizia.

[…] Il mio primo avvocato era un complice di mister Katzmann, e lo è ancora. Il mio primo avvocato difensore, mister Vahey, non mi ha difeso: mi ha venduto per trenta monete d'oro come Giuda vendette Gesú Cristo. Se quell'uomo non è arrivato a dire a lei o a mister Katzmann che mi sapeva colpevole, ciò è avvenuto soltanto perché sapeva che ero innocente. Quell'uomo ha fatto tutto ciò che indirettamente poteva danneggiarmi. Ha fatto alla giuria un lungo discorso intorno a ciò che non aveva alcuna importanza, e sui nodi essenziali del processo è passato sopra con poche parole o in assoluto silenzio. Tutto questo era premeditato, per dare alla giuria la sensazione che il mio difensore non aveva niente di valido da dire, non aveva niente di valido da addurre a mia difesa, e perciò si aggirava nelle parole di vacui discorsi che non significavano nulla e lasciava passare i punti essenziali o in silenzio o con una assai debole resistenza.

Siamo stati processati in un periodo che è già passato alla storia. Intendo, con questo, un tempo dominato dall'isterismo, dal risentimento e dall'odio contro il popolo delle nostre origini, contro gli stranieri, contro i radicali, e mi sembra — anzi, sono sicuro — che tanto lei che mister Katzmann abbiate fatto tutto ciò che era in vostro potere per eccitare le passioni dei giurati, i pregiudizi dei giurati contro di noi.

[…] Ma la giuria ci aveva odiati fin dal primo momento perché eravamo contro la guerra. La giuria non si rendeva conto che c'è della differenza tra un uomo che è contro la guerra perché ritiene che la guerra sia ingiusta, perché non odia alcun popolo, perché è un cosmopolita, e un uomo invece che è contro la guerra perché è in favore dei nemici, e che perciò si comporta da spia, e commette dei reati nel paese in cui vive allo scopo di favorire i paesi nemici. Noi non siamo uomini di questo genere. Katzmann lo sa molto bene. Katzmann sa che siamo contro la guerra perché non crediamo negli scopi per cui si proclama che la guerra va fatta. Noi crediamo che la guerra sia ingiusta e ne siamo sempre più convinti dopo dieci anni che scontiamo — giorno per giorno — le conseguenze e i risultati dell'ultimo conflitto. Noi siamo più convinti di prima che la guerra sia ingiusta, e siamo contro di essa ancor più di prima. Io sarei contento di essere condannato al patibolo, se potessi dire all'umanità: «State in guardia. Tutto ciò che vi hanno detto, tutto ciò che vi hanno promesso era una menzogna, era un'illusione, era un inganno, era una frode, era un delitto. Vi hanno promesso la libertà. Dov'è la libertà?

Vi hanno promesso la prosperità. Dov'è la prosperità? Dal giorno in cui sono entrato a Charlestown, sfortunatamente la popolazione del carcere è raddoppiata di numero. Dov'è l'elevazione morale che la guerra avrebbe dato al mondo? Dov'è il progresso spirituale che avremmo raggiunto in seguito alla guerra? Dov'è la sicurezza di vita, la sicurezza delle cose che possediamo per le nostre necessità?

Dov'è il rispetto per la vita umana? Dove sono il rispetto e l'ammirazione per la dignità e la bontà della natura umana? Mai come oggi, prima della guerra, si sono avuti tanti delitti, tanta corruzione, tanta degenerazione.

Se ricordo bene, durante il processo, Katzmann ha affermato davanti alla giuria che un certo Coacci ha portato in Italia il denaro che, secondo la teoria della pubblica accusa, io e Sacco avremmo rubato a Braintree. Non abbiamo mai rubato quel denaro. Ma Katzmann, quando ha fatto questa affermazione davanti alla giuria, sapeva bene che non era vero. Sappiamo già che quell'uomo è stato deportato in Italia, dopo il nostro arresto, dalla polizia federale. Io ricordo bene che il poliziotto federale che lo accompagnava aveva preso i suoi bauli, prima della traduzione, e li aveva esaminati a fondo senza trovarvi una sola moneta.

Ora, io dico che è un assassinio sostenere davanti alla giuria che un amico o un compagno o un congiunto o un conoscente dell'imputato o dell'indiziato ha portato il denaro in Italia, quando si sa che non è vero. Io non posso definire questo gesto altro che un assassinio, un assassinio a sangue freddo.

[…] perché Katzmann sapeva che metà della popolazione di Plymouth sarebbe stata disposta a venire in tribunale per dire che in sette anni vissuti in quella città non ero mai stato visto ubriaco, che ero conosciuto come il piú forte e costante lavoratore della comunità. Mi definivano «il mulo», e coloro che conoscevano meglio le condizioni di mio padre e la mia situazione di scapolo si meravigliavano e mi dicevano: «Ma perché lei lavora come un pazzo, se non ha né figli né moglie di cui preoccuparsi?».

[…] Ma nel frattempo egli [Katzmann] disse alla giuria che io ero già stato processato in precedenza. È con questi metodi scorretti che egli ha distrutto la mia vita e mi ha rovinato.

[…] eppure io sono convinto che aveva già deciso: fin dal momento in cui il processo era finito, lei [giudice Thayer] aveva già in cuore la risoluzione di respingere tutti gli appelli che le avremmo rivolti. Lei aspettò un mese o un mese e mezzo, giusto per render nota la sua decisione alla vigilia di Natale, proprio la sera di Natale. Noi non crediamo nella favola della notte di Natale, né dal punto di vista storico né da quello religioso. Lei sa bene che parecchie persone del nostro popolo ci credono ancora, ma se noi non ci crediamo ciò non significa che non siamo umani. Noi siamo uomini, e il Natale è dolce al cuore di ogni uomo. Io penso che lei abbia reso nota la sua decisione la sera di Natale per avvelenare il cuore delle nostre famiglie e dei nostri cari. Mi dispiace dir questo, ma ogni cosa detta da parte sua ha confermato il mio sospetto fino a che il sospetto è diventato certezza.

[…] Ciò che desidero dire è questo: il compito della difesa è stato terribile. Il mio primo avvocato non aveva voluto difenderci. Non aveva raccolto testimonianze né prove a nostro favore. I verbali del tribunale di Plymouth erano una pietà. Mi è stato detto che piú di metà erano stati smarriti. Cosicché la difesa aveva un tremendo lavoro da fare, per raccogliere prove e testimonianze, per apprendere quel che i testimoni dello Stato avevano sostenuto e controbatterli. E considerando tutto questo, si può affermare che se anche la difesa avesse preso doppio tempo dello Stato, ritardando cosí il caso, ciò sarebbe stato piú che ragionevole. Invece, purtroppo, la difesa ha preso meno tempo dello Stato.

Ho già detto che non soltanto non sono colpevole di questi due delitti, ma non ho mai commesso un delitto in vita mia non ho mai rubato, non ho mai ucciso, non ho mai versato una goccia di sangue, e ho lottato contro il delitto, ho lottato sacrificando anche me stesso per eliminare i delitti che la legge e la chiesa ammettono e santificano.

Questo è ciò che volevo dire. Non augurerei a un cane o a un serpente, alla piú miserevole e sfortunata creatura della terra, ciò che ho avuto a soffrire per colpe che non ho commesso. Ma la mia convinzione è un'altra: che ho sofferto per colpe che ho effettivamente commesso. Sto soffrendo perché sono un radicale, e in effetti io sono un radicale; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto di piú per la mia famiglia e per i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.

Ho finito. Grazie."

Queste parole dicono tutto. Se non avete ancora visto il film di Montaldo, questo è il giorno giusto!

Umore del giorno: preoccupato per il caldo che farà oggi, perchè se sarà tropo forte non mi sarà facile studiare!

Restate in linea!

martedì 12 luglio 2011

Sacco e Vanzetti

In attesa che arrivino le vacanze, l'altro giorno per riposarmi un po' dallo studio ho visto il film "Sacco e Vanzetti" di Giuliano Montaldo del 1971. Lasciatemelo dire: è stato un dei più bei film che abbia mai visto!  Un film da cui viene un chiaro messaggio di voglia di libertà e di uguaglianza  contro le discriminazioni di razza.

La storia oggi è molto probabilmente persa, per cui la voglio ripercorrere io oggi. Nel 1908 e nel 1913 sbarcarono negli Stati Uniti due italiani che allora non si conoscevano: Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco. Questi erano accomunati dal loro orientamento politico: l'anarchia. Anzitutto chiariamo brevemente cosa sia l'anarchia, perchè oggi spesso viene associata all'assenza totale di un governo. In realtà, anarchia può essere meglio tradotta in "al di sopra dell'autorità": gli anarchici credono in un mondo libero da qualunque forma di potere e condizionamenti (intendendo anche la religione) imposto dall'alto perchè l'espressione massima di ciascuno di noi viene dalla libertà quasi assoluta. Ciascun individuo è libero e uguale e proprio per questo  l'organizzazione della società è fatta  tra pari.

I due si conobbero nello stesso movimento anarchico che frequentavano. Nel 1920, sullo sfondo di una politica razzista e xenofoba condotta dal ministro della giustizia americano Alexander Mitchell Palmer, tra deportati e persecuzioni, l'anarchico italiano Andrea Salsedo viene gettato da palazzo del Ministero della Giustizia dalla polizia. Sacco e Vanzetti, allora, vollero organizzare un comizio per far luce su quello che fu dichiarato "un suicidio", ma furono arrestati per volantinaggio e detenzione illegale di armi.

Da un'indagine fatta con molta superficialità, la polizia incriminò i due anche per una rapina di molti giorni prima finita con due morti. Il processo si tenne in questo clima di pregiudizi e "caccia ai comunisti"  e con un giudice, quasi di parte, che favorì molto l'accusa, montata su prove molto discutibili. Dopo 7 anni di prigionia, manifestazioni in molte parti di USA e Europa e un tentativo fallito di ricorso in appello e di grazia al Governatore del Massachusetts, "Nick and Bart" furono uccisi sulla sedia elettrica.

Nel 1977, un governatore del Massachusetts riconosce che Sacco e Vanzetti erano davvero innocenti.

Molto famosa del film di Montaldo è la colonna sonora, e in particolare tre canzoni composte da Ennio Morricone e cantate da Joan Baez. La voce di quest'ultima è così soave e triste che racconta con perfezione quanto i fatti raccontati siano delicati e struggenti. Stasera leggeremo queste tre canzoni, raccolte nella "Ballata di Sacco e Vanzetti".

La parte 1 inizia con un passo delle beatitudini, prese dal Vangelo, e continua con la scelta dei migranti di lasciare il proprio il Paese per inseguire un sogno.

"Portatemi i vostri stanchi e i vostri poveri / le vostre masse riunite per respirare libere / i rifiuti scartati delle vostre rive affollate / mandateli, i senzacasa, quelli colpiti da tempesta, da me" / Benedetti siano i perseguitati / e benedetti siano i puri di cuore / benedetti siano i misericordiosi / e benedetti siano i portatori di lutto. / E' duro il passo che strappa le radici / e dice addio ad amici e famiglia / i padri e le madri piangono / i bambini non possono capire / ma quando c'è una terra promessa / i coraggiosi andranno e gli altri seguiranno / la bellezza dello spirito umano / è la volontà di provare i nostri sogni / e così le masse si affollano attraverso l'oceano / in una terra di pace e speranza / ma nessuno udì una voce o vide una luce / e furono sbattuti contro la riva / e nessuno fu accolto dall'eco della frase / "alzo la mia lampada dietro la porta d'oro". / "Benedetti siano i perseguitati / e benedetti siano i puri di cuore / benedetti siano i misericordiosi / e benedetti siano i portatori di lutto."

E' difficile oggi capire com'è lasciare tutto per andare in una terra totalmente sconosciuta, ma il testo regala una frase meravigliosa: "quando c'è una terra promessa, i coraggiosi andranno e gli altri seguiranno: la bellezza dello spirito umano è la volontà di provare i nostri sogni". E' questo ciò che gli italiani cercavano negli USA, la speranza di realizzare il proprio sogno ed è la libertà che Sacco e Vanzetti cercavano quando approdarono nel nuovo continente, anche se nessuno li accolse fraternamente, come era nei loro ideali.

La parte seconda prende spunto da una lettera che Nicola mandò al padre.

"Padre, sì, sono carcerato / Non aver paura di parlare del mio reato / Il crimine di amare i dimenticati / Solo il silenzio è vergogna. / Ed ora ti dirò cosa c’è contro di noi / Un'arte che dura da secoli / Ripercorri gli anni e troverai / Cosa ha insozzato tutta quanta la storia. / Contro di noi è la legge / Con la sua smisurata forza e il suo potere / Contro di noi è la legge! / La Polizia sa come fare di un uomo / Un colpevole o un innocente / Contro di noi è il potere della Polizia! / Le menzogne infamanti riferite da qualcuno / Saranno sempre ricompensate col denaro / Contro di noi è il potere della ricchezza! / Contro di noi è l'odio razziale / Ed il semplice fatto che siamo poveri. / Mio caro padre, sono carcerato / Non vergognarti di raccontare il mio reato / Il crimine d'amore e fratellanza / Perché solo il silenzio è vergogna. / Con me ho il mio amore, la mia innocenza, / I lavoratori ed i poveri / Grazie a tutto questo mi sento sicuro e forte / E mia è la speranza / Ribellione, rivoluzione non hanno bisogno di dollari, / Hanno bisogno invece / Di immaginazione, sofferenza, luce e amore / E attenzione per ogni essere umano / Non rubare mai, non uccidere mai, / Essere parte della speranza e della vita / La Rivoluzione passa da uomo ad uomo / E da cuore a cuore / E io sento quando guardo le stelle / che siamo figli della vita / ... La morte è ben poca cosa."

Le parole sono dure e si riferiscono chiaramente al fatto che il loro processo non si basò su prove fisiche e materiali della rapina e dell'uccisione di due uomini, ma sulle convinzioni politiche (gli anarchici sono associati ai comunisti).

La terza parte, infine, è parte di una lettera che Sacco manda al figlio, ancora piccolo, prima di morire sula sedia elettrica.

"Figlio mio, invece di piangere sii forte / sii coraggioso e conforta tua madre / non piangere perché le lacrime sono sprecate / non lasciare che anche gli anni siano sprecati. / Perdonami figlio, per questa morte ingiusta / che ti porta via tuo padre / perdona tutti coloro che sono miei amici / io sono con te, quindi non piangere. / Se tua madre cerca di essere distratta / dalla tristezza e dalla depressione / portala a camminare / lungo la campagna tranquilla / e riposa sotto l'ombra degli alberi / dove qua e là raccogli fiori / oltre la musica e l'acqua / è la pace della natura / che lei apprezzerà molto / e sicuramente anche tu l'apprezzerai / ma figlio, devi ricordarti / non agire tutto da solo / ma abbassati solo un passo / per aiutare i deboli al tuo fianco. / Perdonami figlio, per questa morte ingiusta / che ti porta via tuo padre / perdona tutti coloro che sono miei amici / io sono con te, quindi non piangere. / I più deboli che piangono per un aiuto / il perseguitato e la vittima / sono tuoi amici / e compagni nella lotta / e sì, qualche volta cadono / proprio come tuo padre / sì, tuo padre e Bartolo / sono caduti / e ieri combatterono e caddero / ma nella ricerca di gioia e libertà / e nella lotta di questa vita troverai / che c'è amore e a volte di più / sì, nella lotta troverai / che puoi amare e anche essere amato. / Perdona tutti coloro che sono miei amici / io sono con te,  /ti prego non piangere."

E su questa ogni riflessione in più è del tutto inutile!

Umore del giorno: con un po' di tristezza lasciata da quest'ultima parte di canzone

Restate in linea!