martedì 30 dicembre 2008

L'asino dice al bue: ciuccio!



Stasera sono per un quarto felice…

Felice perché ieri sera sono uscito col mio vecchio amico vicino al quale mi sedevo a scuola. Ci eravamo ripromessi di sentirci, ma non è stato così. Mi ha fatto piacere vederlo e sentire un po’ cosa era accaduto in 3 mesi (era da settembre che non lo sentivo più!).

Per un altro quarto sono dispiaciuto perché a questo amico (e badate che ho scritto amico, ma un po’ mi vergogno) ho tenuto nascosto la verità. E non è una cosa di cui vado fiero… Anche se “era a fin di bene”. E lo era veramente, ma nulla togliendo a coloro che lo dicono sempre!

Per l’altra metà (e questa è una metà che prevale molto in me stasera), sono super arrabbiato!

Ricordate tutti quei discorsi sul brutto anatroccolo e sul soldatino di stagno? E quando io mi arrabbiavo perché non capivo come mai l’apparenza prevale sempre su ciò che si è dentro?

Bene, stasera vado sui messaggi che mi sono stati lasciati su un sito di chat e trovo un messaggio di una ragazza che mi scrive: “quanto sei brutto…”. Ancora ci penso e mi fa rabbia. Anzi, neanche più rabbia perché quella l'ho “svaporata”: mi sento frustrato e scoraggiato da questo mondo.

Subito a questa ragazza ho lasciato un messaggio rispondendo picche: posso anche aver sbagliato, ma sono stato impulsivo e non me ne pento.

Ma quello a cui penso ora è il fatto che ci sono troppe persone cui interessa l’esteriorità e non ciò che si è dentro.

Va bene, non voglio essere ripetitivo… Mi affido alle parole dei grandi letterati.

Disse Shalespeare “O dignità del potere, o apparenze ad esso legate, quanto spesso con la vostra scorza e con le vostre vesti strappate la reverenza agli sciocchi e vincolate lo spirito dei più saggi alle vostre false sembianze!”

Anche Ambrose Bierce (scrittore statunitense quasi sconosciuto) dà questa definizione: “Bruttezza: dono che gli dei fanno a certe donne per rendere possibile la loro virtù.”

Cito anche Marcel Proust: “Lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia.” E finiamo con la saggezza popolare: “Non è bello chi é bello, ma chi piace.”

E se è anche vero che Oscar Wilde disse: “Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”. Fate pure voi ma, per me, non dovreste più leggermi.

A risentirci.

lunedì 29 dicembre 2008

Miss Indipendenza

Sabato vi lasciai col fatto che avevo iniziato a leggere il libro "Un giorno in più" di Fabio Volo. Vi lascio stasera che l'ho finito di leggere ieri pomeriggio. E' stato stupendo! Per me ha introdotto un nuovo modo di vedere un rapporto di amicizia e d'amore. Mi è piaciuto davvero tanto, e se qualcuno lo vuole, lo posso dare in versione .pdf (con Adobe per intenderci) o .doc (con Word!).
Stasera voglio anche postarvi una traduzione di una canzone hip-hop che è arrivata in Italia (grazie Ne-Yo!). Esatto la canzone è di Ne-Yo ed è l'ultima canzone che ha pubblicato in Italia. Il titolo originale è "Miss Independent" ed eccovi qui la traduzione.

" E’ qualcosa a proposito / Semplicemente a proposito di come si muove /Non riesco a capirlo, /E’ qualcosa a proposito di lei (dillo!) / E’ qualcosa a proposito / Di un tipo di donna che ti desidera ma che non ha bisogno di te / Non riesco a capirlo, / E’ qualcosa a proposito di lei (dillo!). / Perchè cammina in modo favoloso / Parla in modo favoloso. / Le manicure alle mani bastava anche per la pedicure, / E’ una libellula con grazia / E si muove in modo favoloso / Fa tutto in modo favoloso / Fa, è riuscita a farmi pensare di fidanzarmici / E' lei il tipo di ragazza della quale ho bisogno. / Ha qualcosa di unico /E’ per questo che la amo, /Miss indipendenza / Non vieni qui e resti un po’ di tempo con me? / Ha qualcosa di unico / E’ per questo che la amo, / Miss indipendenza / Ooh, come brilla / E’ qualcosa a proposito / Di un tipo di donna che può prendersi cura di sé / La guardo e mi rende fiero / E’ qualcosa a proposito / Qualcosa, ooh, a proposito di qualcosa di così sensuale / Di un tipo di donna che non ha nemmeno bisogno del mio aiuto / Dice che lo ha, lo ha Non c’è dubbio, c’è qualcosa a proposito di lei (che mi fa impazzire) / Perchè lavora in modo favoloso /Gioca in modo favoloso / Macchina e taxi pagate da sè / E le bollette sono pagate in tempo / Cerca un uomo indipendente /Solamente un uomo indipendente, / Se ne incontra alcuni con un po’ meno gli dice di non farsi più vedere / Questa è la ragazza che ho in mente io /   (Mmhm!) La cosa che adora dire è /  “Non ti preoccupare, io ce l’ho!” /E’ tutto quello che ha, / Meglio pensare che l’ha comprato da sola / Mi tubrerà il cuore / Non ci sono dubbi a proposito, ragazza /Sei tutto quello di cui ho bisogno / Dici che sei tutto quello di cui ho bisogno."
Magari non può avere il significato di una stupenda canzone di Elton John o di una tristezza di Riccardo Cocciante o dell'amore sdolcinato di Claudio Baglioni... ma è sempre qualcosa che si può leggere!
Stasera sono anche un po' in agitazione perchè rivedo un mio amico che dalla fine dell'estate non ho visto più, sebbene ci eravamo promessi di non perderci di vista. Ora inizio a preparmi visto che tra 20 minuti dovrei essere già a 800 metri (più o meno) da questo pc!
A risentirci!

sabato 27 dicembre 2008

Mi piace Chopin (sia a me che a Gazebo!)



Non è mai tardi per la consueta puntata con la canzone anni ’80.
Oggi pomeriggio, dalle 2 circa, mi sono messo a leggere “Il giorno in più” di
Fabio Volo. È stupendo, non vedo l’ora domani di finirlo!

Passando a oggi, la canzone è di un’italo-libanese
abbastanza conosciuto: Gazebo. La canzone si chiama “I like Chopin” e in Europa
fu un grande successo. La traduzione non mi piace, ma potete trovarla su
Internet. Il video è infondo al commento.







E una grande canzone vi auguro un altrettanto grande fine settimana!

A risentirci!

mercoledì 24 dicembre 2008

Poche ore al Natale!

Vigilia di Natale. Tra poche ore "rinasce" Gesù Bambino e spero gli abbiate scritto la lettera. Io l'ho fatta ma non la voglio scrivere...
Più che altro, vorrei mettere oggi i video della grande Luciana perchè mi è stato detto che leggerla è alquanto noioso. Accontentati:




Stupendo! La mia letterina non è così!
A risentirci!

martedì 23 dicembre 2008

Facciamo due in uno...



Anche oggi, visto che ho trovato il tempo, sono qui a lasciare qualche mia impressione.

Oggi vorrei mettere una testo di canzone. Il problema (mio, più che altro) è che si tratta di una canzone d’amore. La canzone, poco conosciuta, penso, è “Stuck in the middle” di Mika.

La canzone non la conosco e la traduzione la trovai per caso, ma mi piacque, ed eccola di seguito.

“Mi siedo e penso al giorno in cui morirai /  I tuoi occhi raggrinziti hanno tradito la gioia con la quale sorridi / Ti interessano le mie ragioni? / Ti interessa mettere la tua vita nella mia? / Guardando la vita dalla prospettiva di un ragazzo / Che ha imparato ad amare ma anche a crescere / Potremmo fare di meglio, clima tempestoso / Così difficile da sapere. / Ah, ah, ah, c’è qualcuno in casa?  / Chi mi crederà, chi non m'ingannerà, chi non cercherà di cambiarmi? / Ah, ah,ah , c’è qualcuno in casa? /  Chi mi vuole, solo per amarmi? / Bloccato nel mezzo. / Io ti guardo / Tu mi guardi /Ci mordiamo l'un l'altro / E con le tue parole pungenti mi butti a terra / Ma le mie truppe sono più numerose delle tue /  Non riuscirai mai a tenermi testa / La nostra è una famiglia che è basata sulla tradizione. / Ma con le mie parole incuranti calpesto la tua visione / Cinque figli sono meglio di uno? A chi non piace diventarlo? / Questo sono io / Questo non è un buon piano per
spezzarti il cuore / Lo so che quello che ho iniziato significa che quando ci siamo separati / Posso vivere in onestà!”

Scritto questo, Natale si avvicina, e tutti i bambini avranno già scritto la loro bella letterina a Babbo Natale. Io non la scrivo stasera la mia, ma vi riporto quella della mitica Luciana Litizzetto, andata in onda domenica sera… uno spasso!

“Caro Babbo Natale, siamo Luciana e Fabio. Luciana è quella figa e Fabio è quello fesso. Centralo per favore da 11.000 metri con uno dei tuoi regali intelligenti, ma che sia pesante tipo una fioriera o delle tegole in cotto fiorentino. Fazio, l’anno scorso per Natale, aveva promesso che migliorava e invece è sempre uguale. E’ sempre la solita cacca nascosta tra le foglie dell’ippocastano che tutti pestano e nessuno se ne accorge.

Caro Babbo ho tante cose da chiederti e se non c’è la fai a far tutto, posso dire a Bersani che liberalizzi la tua licenza e aggiunga “babbi” per coprire il fabbisogno dell’Italia.

Segnati, per prima cosa Babbo, di ricordarti di portare una nuova tinta alla Brambilla, che quella che ha è la stessa dei giubbotti d’emergenza in autostrada e da lontano, quando c’è lei, sembra sempre che qualcuno abbia bucato.

Fà che Mastella e Di Pietro facciano pace e si bacino sotto Visco.

Porta ad Agostino Saccà un kit per fare segnali di fumo e ai politici in fregola, porta un amante che non voglia fare fiction a tutti i costi. Una che magari si accontenti di aprire una profumeria o un baracchino di pizza al taglio.

Fai che Dini capisca che un partito con due persone non si può chiamare “partito”, ma al massimo “unione di fatto”, e come è successo per Fini, Casini e Calderoni, fa che trovino l’amore come tanti politici che sono ancora soli. Io vedrei bene la Bindi con Bondi. Stanno bene i due nomi sul citofono: Bindi-Bondi o Bondi-Bindi.

Ti prego caro Babbalone, fai che quel bel manipolo di belenghe che ci governa, si metta d’accordo e ci spieghi una volta per tutte, con parole semplici, sta storia del modello elettorale, che son sempre lì a dire “modello francese”, “modello tedesco” e nessuno né capisce un tubo! Che cos’è il modello tedesco? Un ficaccione biondo, alto due metri con un ferro da stiro nelle mutande, che sfila per Dolce & Gabbana? E il modello francese chi è? Un pimpello in fuseaux e Chanel N°5 che balla la tartatelle? Allora dì che c’è lo spieghino facile che se cominciano a dirci “proporzionale con soglia di sbarramento al 20% - doppio turno alla francese - rutto finale alla cinese – introducendo scorpora alla tirolese con acclamazione a base di iodio”, noi non ci capiamo una beatissima minchia di niente…scusa Babbo ma ci voleva!

Allora, tu che conosci bene Eminenza, puoi fargli questa domanda? Eminenzaaaaaaaa? Eminemssss? Il bue e l’asinello, essendo entrambi maschi e dunque coppie di fatto, sono per caso un errore teologico? Non sarebbe stato meglio “vacca e asinello” o “bue e somara”?

E poi chiedigli ancora caro Babbo visto che come è noto ha un opinione su tutto e che benedice orbi e orbe, come mai non ha detto niente sulla moratoria della pena di morte? Non avrebbe dovuto esultare, sparare i raudi di Maradona dal balcone? Si sarà mica astenuto anche lui come i 29 Paesi dell’ONU (sai che ci sono stati 104 SI, 54 NO e 29 astenuti? E l’astenuto cosa vuol dire? Che proprio la pena di morte no però un ferimento grave si, le balle sulla graticola magari, la fucilazione no ma il phon nella vasca si? Non si capisce…).

Un ultima cosa Babbo mio: fai in modo che quest’anno i Re Magi non vengano, perché quando i Re arrivano da noi, poi chiedono risarcimento e dato che i Re Magi sono tre, finisce ancora che ci chiedono 260 ml di euro e per tre e poi ci
tocca rispondere con parole brutte tipo…”chiedili a tua sorella”.

P.S. Scusa Babbo, dimenticavo, per favore fa che dall’Italia non fuggano più via i “cervelli”, ma se ne vadano via le teste di cazzo!”

Ahaha! Rallegratevi delle nostre sventure!

A risentirci!

lunedì 22 dicembre 2008

Bisogna guardare in faccia anche alla realtà



Stasera ho saputo che una vicina di campagna è morta
tuffandosi nel pozzo… La cosa che mi ha lasciato turbato non è tanto il fatto
che una persona che conoscessi da quando ero piccolo si è suicidata, né tantomeno
il fatto che aveva problemi tali da portarla a quel gesto estremo, ma è la
modalità che mi impone pensieri.

Innanzitutto, possibile che anche quando dobbiamo decidere
di morire volontariamente dobbiamo sfruttare le nostre paure, le nostre
ignoranze? Buttarsi da un dirupo significa non avere la possibilità di volare,
tagliarsi le vene punta sulla debolezza della carne, impiccarsi (molto diffuso
in questa zona) implica la grande importanza che diamo all’aria, gettarsi in un
puzzo sfrutta l’incapacità a nuotare, e posso continuare in vari modi… ma non
voglio essere pesante.

In secondo luogo, scegliere ti togliersi la vita perché non
si è amati è grave: vuol dire che nella vita dopo tanti anni non si è fatto
niente in modo tale che si possa essere ricambiati. O è la semplice sfortuna di
aver avuto persone accanto che non sono riuscite a capirci?

Per ultimo, una persona religiosa che crede in ciò che Gesù
Cristo ha fatto per noi, decide che il dolore che accomuna tutti noi uomini è
insopportabile da sostenere. Ragion per cui ci si sottrae ad esso con l’ultimo
sforzo di dolore, quello più tragico, più… doloroso. Cosa si pensa mentre si è
all’ultimo respiro, quando tutto ciò che possiamo realizzare è il completo
fallimento di noi stessi? Perché devono essere i deboli a soccombere se la
giustizia non è alla fine né dei deboli né dei forti?

Recentemente ho saputo di una vecchia leggenda del Nord
Italia (ma può essere anche vera) e che riporto di seguito.

“Correva l'anno 1871, e lo stupendo splendore della conca della Presolana
era già nota anche all'estero. Infatti, durante il dominio austriaco risalente
agli anni precedenti l'unità d'Italia, parecchie compagnie militare dell'impero
asburgico avevano avuto modo di contemplare le bellezze di tali luoghi.

Alcuni dei militi rimasti in Italia provenivano dagli oriundi Polacchi, e
anche loro magnificavano le bellezze di tale terra ai parenti polacchi, durante
la corrispondenza che inviavano loro periodicamente.

Uno di questi, un certo Massimiliano Prihoda, polacco e musicista di
professione, si trovava in Italia per tenere un concerto alla Scala e non volle
perdere l'opportunità di andare a trovare i parenti trapiantatisi a Dorga, una
località della conca della Presolana. Affascinato dalla bellezza dei posti, e
dalla maestosità dei panorami delle montagne, passava ore e ore nello scrivere
spartiti, immerso nella quiete dei posti.
Il luogo prediletto era la sommità di un dirupo dal quale poteva rimirare le
montagne circostanti che percorrono la Valle di Scalve e la Valle Canonica.

Affascinato ed innamorato dai posti, decise di tornarvi definitivamente con
la giovane moglie, Anna Stareat. Ritornato in Polonia vendette la casa, sistemò
i suoi affari, e tornò in Italia con la moglie.
Tutti i giorni la giovane coppia percorreva il sentiero che conduceva al dirupo
per contemplare il paesaggio e la moglie, affermata pittrice, trovava degna
ispirazione per i suoi quadri, mentre il marito scriveva spartiti musicali.
La giovane coppia fu presa a benvolere dagli abitanti del luogo. Sempre
insieme, con il sorriso sulle labbra, sempre con la mano nella mano, e con una
parola affabile per tutte le persone che incontravano. Alla fine, Massimiliano
e Anna, divennero per gli abitanti del posto, semplicemente " gli sposi
". Ma un giorno capitò la tragedia.

Secondo le varie testimonianze raccolte presso gli abitanti, verso la fine
del mese di settembre, dell'anno 1871, e dopo un tremendo acquazzone, gli sposi
si recarono presso il dirupo per rimirare il panorama abbellito da un tenue
arcobaleno. Anna dipinse il ritratto del marito con sullo sfondo la montagna
del Pizzo Camino, e Massimiliano scrisse una composizione dedicata alla moglie.
Per qualche inspiegabile motivo, mentre la luna stava sorgendo, i giovani sposi
raggiunsero l'orlo dello strapiombo e si gettarono di sotto abbracciati.
Furono trovati il giorno dopo alla base del dirupo, ancora abbracciati, dalla
guardia boschiva Bortolo Dovina.

Il fatto rimane tuttora avvolto nel mistero nonostante le diverse indagini
effettuate a suo tempo. La conclusione più logica che sono riusciti a trovare
per giustificare tale triste atto, è stata individuata nella volontà dei due
sposi di preservare per l'eternità il dolce sentimento che li univa.

Il quadro dipinto da Anna, e lo spartito di Massimiliano scritto per la
moglie, furono consegnati ai loro parenti e oggi sono gelosamente custoditi da
una famiglia di nobili di origini polacche.
A ricordo della tragedia, e in memoria dei due sposi, da allora il precipizio è
chiamato " il Salto degli Sposi " e per anni la triste storia non
fece altro che alimentare le pagine dei quotidiani locali.

Con il trascorrere del tempo, il luogo crebbe di notorietà diventando la
meta preferita degli innamorati i quali, in segno d'augurio per il loro amore,
gettano dei fiori dalla sommità del dirupo.”

Tra storia e (probabile) legenda.

Non voglio incutervi timore, se siete facilmente suggestionabili a questi argomenti,
per cui mi fermo e, magari, se volete, lasciatemi qualche storia del genere. A me
non spaventano…

A risentirci!

sabato 20 dicembre 2008

Forever young



Mio padre durante questa settimana ha cercato qualche cd di canzoni
anni ’80 in giro e io non potevo non sentirle!

Tra le tante che ho sentito questa mi ha colpito
particolarmente e mi sono subito detto: “devo condividerla sullo space!”

Ecco a voi, quindi, per stasera una canzone tutta nostra.
Partiamo dalla traduzione.

“Balliamo con stile, balliamo per un pò / il Paradiso può
aspettare / stiamo solo guardando il cielo /
sperando per il meglio / ma aspettandosi il peggio / stai per far cadere
la bomba o no? / Moriamo giovani o viviamo per sempre / non abbiamo il potere /
ma mai dire mai / stiamo seduti in una cava di sabbia / la vita è un viaggio
breve / la musica è per gli uomini tristi. / Riesci ad immaginare / quando questa
gara sarà vinta? / giriamo i nostri volti dorati verso il sole / lodando i
nostri capi, / entriamo in melodia / la musica è suonata dagli uomini pazzi. /
Per sempre giovane, voglio essere per sempre giovane / vuoi davvero vivere per
sempre? / per sempre e per sempre. / Alcuni sono come l'acqua / alcuni come il
calore / alcuni come una melodia / e alcuni sono il battito / prima o poi,
moriranno tutti / perchè non rimangono giovani? / è così difficile invecchiare
senza una ragione / non voglio perire come un cavallo che si dissolve / la
gioventù è come i diamanti nel sole / e i diamanti sono per sempre. / Così
tante avventure non potevano accadere oggi / così tante canzoni che abbiamo
dimenticato di suonare / così tanti sogni che scivolano fuori il blu / gli
permetteremo di avverarsi.”

Sentendola dopo aver letto la traduzione mi ha fatto un
effetto… Ho pensato “chissà come si sentono ora quelle stesse persone che da
giovani l’hanno sentita e volevano rimanere per sempre giovani e ora invece si
trovano a fare i conti con varie vicende: figli, matrimonio, lavoro, ecc.” Molto
deprimente… e anche io voglio restare per sempre giovane!!!

Andiamo ora con il titolo: “Forever Young” degli Alphaville.

E sperando di rimanere per sempre giovani (almeno dentro!) vi saluto e vi auguro un buon week end.

A risentirci

Il video della canzone (che non riesco a mettere sopra):







giovedì 18 dicembre 2008

Chi ben comincia... ecco non ce l'ho fatta più alla fine!

Coerentemente con quanto detto ieri (stranamente dite?), eccovi cosa ne penso io del soldatino di stagno. Come al solito i commenti scarseggiano sempre, ma non mi importa... O meglio mi importa ma se nessuno commenta non posso che dispiacermi e basta.
Allora, un motivo (non determinante) per cui ho pubblicato questa fiaba è che non ha un lieto fine: il soldatino e la ballerina si sarebbero potuto ritrovare e stati insieme per sempre. L'amore, alla fine trionfa comunque (ed è giusto che sia così), ma a suo modo.
Già il fatto che il soldatino è con una gamba sola vuole dire che in ogni uomo manca un qualcosa che viene ricercato, poi, nell'anima gemella.
Le varie (dis)avventure che ha avuto il soldatino sono le normali vicende quotidiane che ognuno di noi ha...
Insomma si possono trovare vari parallelismi tra la fiaba e la realtà... E Andersen non era fesso per scrivere una fiaba!
La volontà a scrivere, sinceramente, era molta all'inizio ora, man mano che scrivo diminuisce all'aumentare della stanchezza... Al massimo vedo se riesco a scrivere domani qualcos'altro. Anche perchè domani è l'ultimo giorno di università!!!
A risentirci!

mercoledì 17 dicembre 2008

Il soldatino di stagno


Mi rendo conto che la storia che segue
può essere troppo lunga, ma non so se ce la faccio a pubblicarla domani l’eventuale
seconda parte. Domani, però, spero di riuscire a scrivere i miei commenti alla
storia. Ora godetevela: è “Il soldatino di stagno” di Andersen, poco conosciuta
penso io.


“C'erano una volta venticinque
soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perché erano nati da un vecchio
cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile in mano, e lo sguardo fisso in avanti,
nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo,
quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu
l'esclamazione: "Soldatini di stagno!" gridata da un bambino che
batteva le mani; li aveva ricevuti perché era il suo compleanno, e li allineò
sul tavolo. I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l'ultimo
era un po' diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non
c'era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica
gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte.


Sul tavolo dove erano stati
appoggiati c'erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava
l'attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si
poteva vedere nelle sale. All'esterno si trovavano molti alberelli intorno a
uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si
rispecchiavano cigni di cera. Tutto era molto grazioso, ma la cosa più carina
era una fanciulla, in piedi sulla porta aperta del castello; anche lei era
fatta di carta, ma aveva la gonna di lino finissimo e un piccolo nastro azzurro
drappeggiato sulle spalle con al centro un lustrino splendente, grande come il
suo viso. La fanciulla aveva entrambe le mani tese in alto, perché era una
ballerina, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno,
non vedendola, credette che anch'ella avesse una gamba sola, proprio come lui.
' Quella sarebbe la sposa per me! ' pensò ' ma è molto elegante e abita in un
castello; io invece ho solo una scatola e ci abitiamo in venticinque, non è
certo un posto per lei! Comunque devo cercare di fare conoscenza! ' Si stese
lungo com'era dietro una tabacchiera che si trovava sul tavolo; da lì poteva
vedere bene la graziosa fanciulla che continuava a stare su una gamba sola,
senza perdere l'equilibrio.


A sera inoltrata, gli altri
soldatini di stagno entrarono nella scatola e gli abitanti della casa andarono
a letto. Allora i giocattoli cominciarono a divertirsi: si scambiavano visite
ballavano, giocavano alla guerra. I soldatini di stagno rumoreggiavano nella
scatola, perché desideravano partecipare ai divertimenti, ma non riuscirono a
togliere il coperchio. Lo schiaccianoci faceva le capriole e il gesso si divertiva
sulla lavagna, facevano un tale rumore che il canarino si svegliò e cominciò a
parlare in versi. Gli unici che non si mossero affatto furono il soldatino di
stagno e la piccola ballerina; lei si teneva ritta sulla punta del piede con le
due braccia alzate, lui con pari tenacia restava dritto sulla sua unica gamba e
gli occhi non si spostavano un solo momento da lei. Suonò mezzanotte e tac...
si sollevò il coperchio della tabacchiera, ma dentro non c'era tabacco, bensì
un piccolissimo troll nero, perché era una scatola a sorpresa.


"Soldato!" disse il troll
"smettila di guardare gli altri!" Ma il soldatino finse di non
sentire. "Aspetta domani e vedrai!" gli disse il troll. Quando
l'indomani i bambini si alzarono, il soldatino fu messo vicino alla finestra e,
non so se fu il troll o una folata di vento, la finestra si aprì e il soldatino
cadde a testa in giù dal terzo piano. Fu un volo terribile, a gambe all'aria,
poi cadde sul berretto infilando la baionetta tra le pietre. La domestica e il
ragazzino scesero subito a cercarlo, ma sebbene stessero per calpestarlo, non
riuscirono a vederlo. Se il soldatino avesse gridato: «Sono qui!» lo avrebbero
certamente trovato, ma lui pensò che non fosse bene gridare a voce alta perché
era in uniforme. Cominciò a piovere, le gocce cadevano sempre più fitte e venne
un bell'acquazzone: quando finalmente smise di piovere arrivarono due monelli.
"Guarda!" disse uno "c'è un soldatino di stagno! adesso lo
facciamo andare in barca." Fecero una barchetta con un giornale, vi misero
dentro il soldatino e lo fecero navigare lungo un rigagnolo; gli correvano
dietro battendo le mani. Dio ci salvi! che ondate c'erano nel rigagnolo, e che
corrente! Tutto a causa dell'acquazzone. La barchetta andava su e giù e ogni
tanto girava su se stessa così velocemente che il soldatino tremava tutto, ma
ciò nonostante, tenace com'era, non batté ciglio, guardò sempre davanti a sé e
tenne il fucile sotto il braccio.


Improvvisamente la barchetta si
infilò in un passaggio sotterraneo della fogna; era così buio che al soldatino
sembrava d'essere nella sua scatola. ' Dove sto andando? ' pensò. ' Sì, tutta
colpa del troll! Ah, se solo la fanciulla fosse qui sulla barca con me, allora
non mi importerebbe che fosse anche più buio. ' In quel mentre sbucò fuori un
grosso ratto, che abitava nella fogna. "Hai il passaporto?" chiese.
"Tira fuori il passaporto!" Ma il soldatino restò zitto e tenne il
fucile ancora più stretto.


La barchetta passò oltre e il ratto
si mise a seguirla. Oh! come digrignava i denti e gridava alle pagliuzze e ai
trucioli: "Fermatelo! Fermatelo! non ha pagato la dogana! non ha mostrato
il passaporto!". Ma la corrente si fece sempre più forte e il soldatino
scorgeva già la luce del giorno alla fine della fogna, quando sentì un rumore
terribile, che faceva paura anche a un uomo coraggioso; pensate, il rigagnolo
finiva in un grande canale, e per il soldatino era pericoloso come per noi
capitare su una grande cascata. Ormai era così vicino che gli era impossibile
fermarsi. Si irrigidì più che poté, perché nessuno potesse dire che aveva avuto
paura. La barchetta girò su se stessa tre, quattro volte e ormai era piena di
acqua fino all'orlo e stava per affondare. Il soldatino sentiva l'acqua
arrivargli alla gola, e la barchetta affondava sempre più; la carta intanto si
disfaceva. L'acqua gli coprì anche la testa, allora pensò alla graziosa
ballerina che non avrebbe rivisto mai più, e si sentì risuonare nelle orecchie:
Addio, bel soldatino morir dovrai anche tu!


La carta si disfece del tutto e il soldatino
di stagno andò a fondo, ma subito venne inghiottito da un grosso pesce. Oh,
com'era buio là dentro! Ancora più buio che nella fogna, e poi era così
stretto; ma il soldatino era tenace e restò lì disteso col fucile in spalla. Il
pesce si agitava in modo terribile, poi si calmò e fu come se un lampo lo
attraversasse. La luce ormai splendeva e qualcuno gridò: «Il soldatino di
stagno!». Il pesce era stato pescato, portato al mercato, venduto e portato in
cucina dove una ragazza lo aveva tagliato con un grosso coltello. Prese con due
dita il soldatino e lo portò in salotto dove tutti volevano vedere quell'uomo
straordinario che aveva viaggiato nella pancia di un pesce; ma lui non si
insuperbì. Lo misero sul tavolo e... oh, che stranezze succedono nel mondo! il
soldatino si trovò nella stessa sala in cui era stato prima, vide gli stessi
bambini e i giocattoli che erano sul tavolo, il bel castello di carta con la
graziosa ballerina, che ancora stava ritta su un piede solo e teneva l'altro
sollevato; anche lei era tenace e questo commosse il soldatino che stava per
piangere lacrime di stagno, ma questo non gli si addiceva. La guardò, e lei
guardò lui, ma non dissero una sola parola.


In quel mentre uno dei bambini più
piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun
motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera.


Il soldatino vide una gran luce e
sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la
fiamma del fuoco o quella dell'amore. I suoi colori erano ormai sbiaditi, ma
chi poteva dire se fosse per il viaggio o per la pena d'amore? Il soldatino
guardò la fanciulla e lei guardò lui, e lui si sentì sciogliere, ma ancora
teneva ben stretto il fucile sulla spalla.


Intanto una porta si spalancò e il
vento afferrò la ballerina che volò come una silfide proprio nella stufa vicino
al soldatino. Sparì con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente.
Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trovò solo il
cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e
annerito.”


E’ una storia che ho sentio due
settimane fa. Vorrei invitare a coomentarla e domani lo farò io.


A risentirci!



lunedì 15 dicembre 2008

Tu puoi dire che sono un sogntore... e dormi!

Stasera stavo sentendo il tg. Be’ devo dire che ormai le
notizie sono sempre quelle: omicidi, ubriachi al volante, incendi dolosi,
esplosioni, scontri, dispersi… Non voglio togliere niente ai soggetti coinvolti
in tutte quelle situazioni, però, voglio essere franco: sono stufo!

C’è troppa malvagità, e sicuramente non è certo un breve periodo
di carcere che può fermare un soggetto. Non ritengo, parimenti, che la sedia
elettrica o la decapitazione siano le soluzioni adatte. E Cesare Beccaria lo
spiegò bene il motivo!

Il fatto è che, da una parte c’è una giustizia blanda, dall’altra
manca il buon senso della gente…

Sapete, sono queste le cose che mi fanno pensare “chi me la
fa fare”: chi me la fa fare a essere razionale; chi me la fa fare a aiutare gli
altri, chi me la fa fare a preoccuparmi degli altri, chi me la fa fare a
seguire le regole, chi me la fa fare di studiare, impegnarmi e affaticarmi; chi
me la fa fare a lottare e cercare di migliorare la piccola realtà dove vivo
sperando che qualcosa cambi, perché comunque sembra che nulla cambia! A volte
penso, ed è orribile, chi me la fa fare a vivere!

Stasera non sono arrivato a tanto, ma il disgusto c’è.

Ma sapete cosa mi fa andare avanti? Il sapere che c’è
qualcuno che mi vuole bene, ci tiene a me, e quel qualcuno vuole le stesse cose
che voglio io…

Sognatori!

Buona serata!

domenica 14 dicembre 2008

Non ho dimenticato come si scrive!



Sono di parola. Scrivo,
ma non perché sono obbligato, ma perché mi piace!

Effettivamente è da
domenica scorsa (una settimana fa!) che volevo scrivere e non si è trovato più!

Domenica scorsa, in
particolare, sono stati due i pensieri che avrei voluto scrivere.

Partiamo col fatto più
remoto. Sicuramente, avete sentito parlare domenica mattina del ragazzo greco
di 15 anni morto durante una protesta, Alexis.

Bene, al di là delle
sue idee, ma è normale che uno viene ucciso a 15 anni per simili “sciocchezze”?

A riguardo vorrei
citare solo qualche verso di una canzone di de Andrè: “Approfittando di non
essere fragilissimi di cuore andiamo all'altro mondo bighellonando un poco perché
forzando il passo succede che si muore per delle idee che non han più corso il
giorno dopo.”

Passando ad altro
argomento, ora, vorrei prima di tutto chiedervi: cos’è, per voi, la libertà?

Risposto? Il fatto è
questo: domenica scorsa durante l’omelia in chiesa, il sacerdote dice che tutti
invocano la libertà (senza alcun riferimento agli scontri in Grecia), ma
nessuno saprebbe darne una definizione. Be’, io sono stato in forte disaccordo perché
l’ho presto trovata una definizione (da vocabolario) per la parola “libertà”: è
la qualità di ciascuno di vivere senza costrizioni e senza vincoli.

Il sacerdote,
invece, ha puntato a una definizione più “religiosa”: è la capacità di
scegliere tra il Bene e il Male.

Io penso che le due
definizioni  dovrebbero fondersi: in
fondo, vivere senza limiti può significare anche uccidere (se si riesce a
farlo!).

Questa, allora, non
sarebbe più libertà, se ciò implica una scelta? Libertà assoluta sarebbe quella
che ho in mente io, ma capireste ben presto i limiti, e uno l’ho già scritto! Almeno
che  voi non abbiate un altro concetto di
libertà, magari assoluta se è questa la vostra idea, che riesca a non collidere
con alcun tipo di limitazione e riesca a garantire un minimo di sicurezza…

Se riuscite fatemi
sapere!

Per quanto riguarda
la settimana passata, non è successo nient’altro di importante da scrivere…

Anzi, pensandoci c’è
stato un altro evento: ieri è successo dopo tanto tempo che uscivamo solo tra
ragazzi. È stata una cosa che non mi accadeva da un anno e mezzo! Devo dire che
si può essere anche naturali e sé stessi quando si esce anche con amiche, ma
uscire tra ragazzi ha sempre un “qualcosa di più”. Non ve lo so spiegare, però ieri
mi sono sentito quasi a più agio, eppure non ho cambiato di una virgola il  mio comportamento! No riesco a spiegarmi
meglio…

Che figura… quasi
vorrei cancellare ciò che ho scritto!

Va be’, dai, con un
po’ di imbarazzo chiudo questo intervento e spero di scrivere al più presto (prima
di sabato!).

A risentirci!

sabato 13 dicembre 2008

The look of love



Questo computer è una sfiga! Si è bloccato due volte e
questa è la terza volta che riscrivo l’intervento. Ormai so a memoria cosa
scrivere!

Nel primo intervento (che ho perso) avevo scritto varie
cose, ma ora mi limito a riportare la canzone, sebbene questa è la seconda
settimana consecutiva che pubblico solo canzoni…

Stasera vi faccio sentire gli Abc con “The look of love”!

http://www.youtube.com/watch?v=ZkwEK9AYQHg


E' una bella canzone!


Domani spero di scrivere tanto!


A risentirci!



sabato 6 dicembre 2008

Sugar baby love



Effettivamente, questa settimana non ho proprio scritto
sullo space. Le cause sono due: sono stato troppo impegnato con l’università e
il contratto per collegarmi ad Internet non mi permette una navigazione per molto
tempo…

Detto questo, oggi passo, per il secondo motivo prima detto,
direttamente a scrivere il titolo della canzone anni ’80 di oggi: “Sugar Baby
Love” di The Rubettes.

Come l'altra volta, devo salutarvi e poi farvi vedere il video. Buon week-end!

A risentirci

Godetevi lo spettacolo (quale è questa canzone):